Contro l’inerzia del Comune, a difesa del bene comune
Un gruppo di elettori milanesi riconosciuti parte offesa nel processo avviato dalla Procura milanese per la contestata “rigenerazione urbana” nel cortile di piazza Aspromonte.
(Paolo Burgio)29/04/2026

La giustizia sta avendo il suo corso e sono partiti i procedimenti giudiziari legati alla “interpretazione milanese” delle norme urbanistiche. Il Comune di Milano ha rilasciato per anni semplici permessi di costruzione permettendo l’edificazione di residenze con volumetrie, altezze e impatto sull'ambiente circostante che nulla avevano a che fare con gli edifici preesistenti demoliti. Una prassi che il sindaco Sala, l’ex-assessore all’urbanistica Tancredi e la giunta hanno continuato ad applicare nonostante le contestazioni, le proteste, i ricorsi al TAR, arrivando a pretendere che questa modalità di “rigenerazione urbana” diventasse la regola valida ovunque sul territorio nazionale, una sciagura fortunatamente evitata e bloccata grazie all’intervento della magistratura.
Nel procedimento avviato per piazza Aspromonte, come negli altri casi analoghi per i quali la Procura milanese ha ottenuto il rinvio a giudizio di costruttori, progettisti e direttori lavori, funzionari dello Sportello Unico per l’Edilizia, componenti della Commissione Paesaggio, il Comune non ha ritenuto di costituirsi parte civile, pur essendo dichiarato dalla Procura stessa parte lesa in quanto, stando alla legge, le violazioni in materia urbanistico-edilizia comportano un danno risarcibile nei confronti dell’ente comunale.
Una scelta apparsa indebita e lesiva dei diritti dell’ente che è tenuto a difendere gli interessi della comunità e a far valere il bene comune. Abbastanza singolare il fatto che il Comune ritenga l’interesse di alcuni, gli imputati, prevalente rispetto all’interesse della cittadinanza intera e ne stia perorando la causa davanti al giudice.
Di fronte a tale atteggiamento di parte, un gruppo di cittadini milanesi, grazie all’iniziativa dell’avv. Veronica Dini hanno dapprima inviato una diffida all’ente, rimasta senza esiti, ed hanno poi dato incarico all’avv. Dini di essere rappresentati quale parte offesa, di fatto sostituendosi al Comune, di fronte all’inerzia dell’ente che non ha agito a tutela dell’interesse generale della cittadinanza.
Nell’udienza dello scorso 24 marzo l’Avvocatura Comunale, rappresentata dall’avv. Antonello Mandarano, ha chiesto al giudice di rigettare la costituzione di parte civile dei cittadini non ravvisando alcuna inerzia in quanto il Comune ha da tempo "preso espressa e pubblica posizione sulle predette inchieste e sui relativi procedimenti e processi, escludendo specificamente e motivatamente l’opportunità della costituzione di parte civile nei relativi processi penali."
Come a dire, solo il Comune può decidere, i cittadini non contano, sono ininfluenti e non devono prendere posizione (sembra di ascoltare il sindaco Sala che in una seduta in Consiglio comunale affermava con vigore lo stesso principio).
L’avv. Mandarano ha poi dichiarato che “ l’attività degli uffici comunali nel vigente contesto
normativo e regolatorio si basa su interpretazioni (espresse talvolta in circolari interne) che ancora oggi appaiono ragionevolmente motivate e plausibili e che sino ad ora non sono state censurate da sentenze emesse nei confronti del Comune di Milano”. Forse sarebbe il caso di attendere l’esito del procedimento in corso, prima di fare un’affermazione del genere, visto che questo processo si tiene proprio a causa delle interpretazioni motivate e plausibili degli uffici comunali, oggetto del procedimento in corso.
Sta di fatto che nell’udienza dello scorso 9 aprile, tenutasi nell’aula bunker del carcere di Opera per poter accomodare il gran numero di avvocati, imputati, parti lese, è stata ammessa la costituzione di parte civile dei cittadini. Il giudice ha riconosciuto che nel procedimento “i reati contestati sono tutti posti a tutela della Pubblica Amministrazione e, in via segnata, della correttezza e della trasparenza dell’agire della Pubblica Amministrazione” e che qualora l’ente non eserciti il diritto a tutelare i propri diritti la legge consente (art. 9 TUEL) ai cittadini di farlo in conseguenza dell’inerzia del Comune ad agire.
Il Comune dovrà ora decidere se costituirsi parte civile o meno; sapremo nella prossima udienza prevista il 30 aprile cosa intenderà fare. Ha comunque anticipato le sue intenzioni con un delibera di giunta del 23 aprile in cui si riconosce parte offesa, ma non intende costituirsi parte civile e si oppone addirittura alla decisione del Giudice ritenendola anticostituzionale.
Una situazione questa imbarazzante, per non dire di peggio, uno smacco che qualifica, indipendentemente dagli esiti del processo in corso, questa gestione del sindaco, della giunta comunale e dei responsabili degli uffici comunali, ora indagati.
Sala e i consiglieri PD non si trovano a dover rispondere di fronte alla legge, ma hanno il dovere almeno di riconoscere la loro piena responsabilità politica. I numerosi processi in corso sulle scelte urbanistiche in città sono la diretta conseguenza di quella che in sede processuale è stata definita inerzia, ma che sono in effetti la conseguenza di una gestione della cosa publica che ha negato la cura dell'interesse generale a favore dell’interesse privato e ha svilito l’azione politica di fronte agli occhi dei cittadini.
Cosa pensa il PD che farà l’elettorato alle prossime elezioni comunali?
Non potrà invocare nemmeno, come al solito, il voto utile per contrastare le destre, non può essere credibile un partito sostenitore del "Salva Milano" e della svendita del Meazza, monumento milanese allo sport del calcio, a sconosciuti investitori stranieri.
Ci vorrebbe un ravvedimento e una chiara scelta di campo, o dalla parte dei cittadini, o dalla parte della speculazione edilizia e dei poteri forti; gli elettori potrebbero anche decidere di andare ai seggi sapendo a quale impegno politico possono dare un voto e quali rappresentanti eleggere, non certo quelli che oggi siedono in Consiglio comunal, approvando l’operato di questa amministrazione.
Nel procedimento avviato per piazza Aspromonte, come negli altri casi analoghi per i quali la Procura milanese ha ottenuto il rinvio a giudizio di costruttori, progettisti e direttori lavori, funzionari dello Sportello Unico per l’Edilizia, componenti della Commissione Paesaggio, il Comune non ha ritenuto di costituirsi parte civile, pur essendo dichiarato dalla Procura stessa parte lesa in quanto, stando alla legge, le violazioni in materia urbanistico-edilizia comportano un danno risarcibile nei confronti dell’ente comunale.
Una scelta apparsa indebita e lesiva dei diritti dell’ente che è tenuto a difendere gli interessi della comunità e a far valere il bene comune. Abbastanza singolare il fatto che il Comune ritenga l’interesse di alcuni, gli imputati, prevalente rispetto all’interesse della cittadinanza intera e ne stia perorando la causa davanti al giudice.
Di fronte a tale atteggiamento di parte, un gruppo di cittadini milanesi, grazie all’iniziativa dell’avv. Veronica Dini hanno dapprima inviato una diffida all’ente, rimasta senza esiti, ed hanno poi dato incarico all’avv. Dini di essere rappresentati quale parte offesa, di fatto sostituendosi al Comune, di fronte all’inerzia dell’ente che non ha agito a tutela dell’interesse generale della cittadinanza.
Nell’udienza dello scorso 24 marzo l’Avvocatura Comunale, rappresentata dall’avv. Antonello Mandarano, ha chiesto al giudice di rigettare la costituzione di parte civile dei cittadini non ravvisando alcuna inerzia in quanto il Comune ha da tempo "preso espressa e pubblica posizione sulle predette inchieste e sui relativi procedimenti e processi, escludendo specificamente e motivatamente l’opportunità della costituzione di parte civile nei relativi processi penali."
Come a dire, solo il Comune può decidere, i cittadini non contano, sono ininfluenti e non devono prendere posizione (sembra di ascoltare il sindaco Sala che in una seduta in Consiglio comunale affermava con vigore lo stesso principio).
L’avv. Mandarano ha poi dichiarato che “ l’attività degli uffici comunali nel vigente contesto
normativo e regolatorio si basa su interpretazioni (espresse talvolta in circolari interne) che ancora oggi appaiono ragionevolmente motivate e plausibili e che sino ad ora non sono state censurate da sentenze emesse nei confronti del Comune di Milano”. Forse sarebbe il caso di attendere l’esito del procedimento in corso, prima di fare un’affermazione del genere, visto che questo processo si tiene proprio a causa delle interpretazioni motivate e plausibili degli uffici comunali, oggetto del procedimento in corso.
Sta di fatto che nell’udienza dello scorso 9 aprile, tenutasi nell’aula bunker del carcere di Opera per poter accomodare il gran numero di avvocati, imputati, parti lese, è stata ammessa la costituzione di parte civile dei cittadini. Il giudice ha riconosciuto che nel procedimento “i reati contestati sono tutti posti a tutela della Pubblica Amministrazione e, in via segnata, della correttezza e della trasparenza dell’agire della Pubblica Amministrazione” e che qualora l’ente non eserciti il diritto a tutelare i propri diritti la legge consente (art. 9 TUEL) ai cittadini di farlo in conseguenza dell’inerzia del Comune ad agire.
Il Comune dovrà ora decidere se costituirsi parte civile o meno; sapremo nella prossima udienza prevista il 30 aprile cosa intenderà fare. Ha comunque anticipato le sue intenzioni con un delibera di giunta del 23 aprile in cui si riconosce parte offesa, ma non intende costituirsi parte civile e si oppone addirittura alla decisione del Giudice ritenendola anticostituzionale.
Una situazione questa imbarazzante, per non dire di peggio, uno smacco che qualifica, indipendentemente dagli esiti del processo in corso, questa gestione del sindaco, della giunta comunale e dei responsabili degli uffici comunali, ora indagati.
Sala e i consiglieri PD non si trovano a dover rispondere di fronte alla legge, ma hanno il dovere almeno di riconoscere la loro piena responsabilità politica. I numerosi processi in corso sulle scelte urbanistiche in città sono la diretta conseguenza di quella che in sede processuale è stata definita inerzia, ma che sono in effetti la conseguenza di una gestione della cosa publica che ha negato la cura dell'interesse generale a favore dell’interesse privato e ha svilito l’azione politica di fronte agli occhi dei cittadini.
Cosa pensa il PD che farà l’elettorato alle prossime elezioni comunali?
Non potrà invocare nemmeno, come al solito, il voto utile per contrastare le destre, non può essere credibile un partito sostenitore del "Salva Milano" e della svendita del Meazza, monumento milanese allo sport del calcio, a sconosciuti investitori stranieri.
Ci vorrebbe un ravvedimento e una chiara scelta di campo, o dalla parte dei cittadini, o dalla parte della speculazione edilizia e dei poteri forti; gli elettori potrebbero anche decidere di andare ai seggi sapendo a quale impegno politico possono dare un voto e quali rappresentanti eleggere, non certo quelli che oggi siedono in Consiglio comunal, approvando l’operato di questa amministrazione.
