La politica energetica dello struzzo

Vi immaginate come cambierebbe drasticamente lo scenario geopolitico mondiale se l’impiego del petrolio e del gas natuarale fosse marginale o quantomeno non incidesse in maniera così importante sul mercatio dell’energia, sulle borse e l’economia mondiale.
Il fatto è che le socità Big Oil come Exxon, Shell, Total Energies, Bp, Chevron, quelle che dominano il mercato globale, includiamo anche l’ENI per l’Italia, hanno un’influenza determinante e sono in grado di sfruttare gli eventi geopolitici (quando non ne sono addirittura all’origine) per mantenere in essere a loro vantaggio un sistema che appartiene ormai al passato.
Leggo qui che Arabia Saudita e Russia insieme alle prime cento compagnie petrolifere al mondo hanno realizzato 30 milioni di dollari all’ora di maggiori incassi nel primo mese della guerra scatenata dagli USA contro l’Iran; se il prezzo del greggio si manterrà in media sui 100 dollari al barile entro il 2026 arriveranno a guadagnare 234 miliardi di dollari in più nel corso del 2026 rispetto alla situazione precedente la chiusura dello stretto di Hormuz.
Questi extra profitti sono direttamente prelevati dalle tasche dei cittadini e, se per contenere il prezzo alla pompa della benzina viene in qualche misura ridotta la tassazione, questo si traduce comunque in un corrispondente taglio dei servizi erogati ai cittadini. Le guerre di Trump, oltre a causare immani stragi e devastazioni, evidentemente considerate spiacevoli effetti collaterali e non di più, sono certo molto proficue per Big Oil.
Il cinico presidente USA più che un pazzo, si comporta da buon sostenitore della causa del caro-petrolio. Non ci sarebbe stato motivo di rapire il presidente del Venezuela Maduro e nemmeno di bombardare l’Iran, facendo schizzare il prezzo del greggio ai massimi storici, se petrolio e gas non fossero ancora le fonti energetiche primarie, pur se oggi in Europa, ed in misura ben maggiore in Cina, l’energia prodotta da fonti alternative rappresenta più del 50 % dell’energia totale consumata.
Trump sta impedendo con ogni mezzo l’impiego su vasta scala dell’energia da fonti alternative; i leader europei tranne Sanchez, sembrano molto poco interessati a praticare politiche energetiche per favorire una effettiva e veloce transizione energetica, come sarebbe logico nell’interesse della tasche dei cittadini e del benessere ambientale. La chiusura dello stretto di Hormuz mette chiaramente un evidenza che non si tratta solo di evitare il danno ambientale conseguente all’aumento della CO2 in atmosfera, si tratta di scongiurare che si ripetano le crisi ricorrenti a danno dei paesi non produttori di olio e gas, come l’Italia e gran parte del resto del mondo, ad esclusivo vantaggio del petro-dollaro.
Lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie per lo sfruttamento del sole e del vento sono state enormi negli ultimi decenni (pannelli solari, turbine eoliche, correnti marine) insieme allo sviluppo di sistemi di accumulo dell’energia prodotta (parchi a batterie, sistemi idraulici e a gravità) con tempi di realizzazione, costi di investimento e di gestione assolutamente inferiori a quelli del nucleare, col quale si potrebbe ridurre la dipendenza dai fossili ma a costi e tempi insostenibili, o dei sistemi di cattura della CO2 nemmeno da prendere in considerazione visti risultati del tutto inefficaci.
Vento e sole sono fonti energetiche gratuite liberamente a disposizione di tutti, essenzialmente democratiche, mentre olio e gas permettono da oltre un secolo di accumulare enormi ricchezze ai pochissimi privilegiati in grado di sfruttarli grazie a posizioni di assoluto predominio, oggi imposto con la forza delle armi. In effetti sono i regimi autoritari quelli che meglio permettono di mantenere lo status quo a livello globale. L’avvento di Trump al potere si spiega solo in questi termini e ci voleva un personaggio talmente fuori dalle regole per continuare a distrarre l’opinione pubblica.
L’industria automobilistica occidentale continua ad opporre resistenza al cambiamento energetico in atto, perdendo in questo modo il primato tecnologico di cui godeva in passato. Ma le resistenze opposte dal sistema industriale sostenuto dalle politiche miopi dei governi conservatori non sarebbero in grado di fermare il cambiamento, se gli interessi delle Big Oil non tenessero in ostaggio i governi e non fossero in grado di manipolare l’opinione pubblica.
Sin dalle prime conferenze mondiali sul clima, iniziate col Summit di Rio de Janeiro nel 1992 e sin dalla Convezione Onu sul Climate Change (UNFCCC) siglata nel 1995, per arrivare alla COP 30 tenutasi in Brasile a Belem, Amazonia, nel 2025, nonostante il gran clamore mediatico da sempre suscitato, non si è ottenuto alcun pratico risultato per contrastare a livello globale il cambiamento climatico riducendo i consumi di olio e gas. Basti pensare che la Conferenze sul clima del 2024 è stata organizzata in Azerbaigian, stato petrolifero; il miglior risultato ottenuto è stato quello di stabilire un accordo internazionale per il mercato del carbonio, come a dire si continuano ad usare i combustibili fossili nei paesi ricchi con alti consumi energetici barattando le quote di CO2 prodotta con quelle dei paesi poveri a bassi consumi energetici, una presa in giro per quanto riguarda il cambiamento climatico.
Non saranno certo le prossime COP a creare le condizioni per un abbandono del fossile. Si continuerà a lanciare campagne pubblicitarie Green senza intaccare i profitti del comparto energetico tradizionale e, se scoppia una crisi energetica, cosa del tutto probabile visto l’attivo contributo del trumpismo e delle Big Oil, con risultati strabilianti per gli investitori. Purtroppo ogni crisi energetica provoca profonde crisi economiche nei paesi senza risorse petrolifere e drastici aumenti della povertà per i loro cittadini. E tutto questo continuerà a succedere sin quando non ci sarà una decisa inversione di tendenza nelle politiche energetiche che tardano ad essere implementate nonostante ci siano tutte le condizioni e la convenienza tecnico-economica per accelerare la dismissione in grande scala dei combustibili fossili.
Questa è la lezione che viene da Hormuz, ma sembra che sia difficile da capire.
