Quando le pietre raccontano le tragedie della storia
Le “pietre d’inciampo” sono un monito contro coloro che vogliono negare la storia e piegarla ai loro tornaconti. Quando i venti di guerra tornano a soffiare, la ricorrenza del 25 aprile è un’occasione per ricordare e riflettere.
(Massimo Cecconi)17/04/2026
Il prossimo 25 aprile avrà un significato particolare e non solo per via dell' anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e della sconfitta del nazi-fascismo. Nel 1946, gli italiani scelsero di essere governati da una repubblica e, per la prima volta, anche le donne vennero ammesse al voto.
Accanto a questi elementi positivi, che danno il senso di una democrazia compiuta nonostante i ricorrenti tentativi di metterne in dubbio i valori, non bisogna però far cadere nell’oblio tutti i drammi e le tragedie che hanno permesso l’avvento della democrazia stessa.
Si deve all’artista tedesco Gunter Demnig l’idea di ricordare le vittime e i martiri del nazi-fascismo attraverso la posa in opera di “pietre d’inciampo” davanti alle abitazioni di coloro che, per persecuzione razziale o politica, erano stati deportati nei campi di sterminio tedeschi e italiani durante la Seconda guerra mondiale.
La pietra d’inciampo è costituita da un cubo di cemento di dieci centimetri di lato ricoperta da una lamina d’ottone su sui sono incisi i riferimenti della persona che si vuole ricordare.
Con un’adeguata cerimonia, viene posta in opera davanti all’ultima abitazione della persona deportata, che poi ha trovato la morte nel campo di sterminio in cui è stata destinata.
A partire dai primi anni ’90 del secolo scorso, in molti paesi europei sono state poste in opera oltre 110.000 pietre a ricordare le nefandezze compiute dai nazisti e dai fascisti.
Da allora in poi, “inciampare” in una di queste pietre equivale a ricordare quello che è avvenuto in quella città, in quel luogo, in quella casa.
A Milano queste testimonianze attive di uno degli eventi della storia più bui di tutti i tempi sono oggi circa 250, distribuite nelle varie zone della città.
Numerose anche quelle che si possano incontrare nella geografia del nostro Municipio.
Davanti al portone di via Plinio 20, la pietra ricorda Dante Coen, arrestato il 26 luglio 1944 e quindi deportato e deceduto a Buchenwald il 4 aprile del 1945.
Accanto a questi elementi positivi, che danno il senso di una democrazia compiuta nonostante i ricorrenti tentativi di metterne in dubbio i valori, non bisogna però far cadere nell’oblio tutti i drammi e le tragedie che hanno permesso l’avvento della democrazia stessa.
Si deve all’artista tedesco Gunter Demnig l’idea di ricordare le vittime e i martiri del nazi-fascismo attraverso la posa in opera di “pietre d’inciampo” davanti alle abitazioni di coloro che, per persecuzione razziale o politica, erano stati deportati nei campi di sterminio tedeschi e italiani durante la Seconda guerra mondiale.
La pietra d’inciampo è costituita da un cubo di cemento di dieci centimetri di lato ricoperta da una lamina d’ottone su sui sono incisi i riferimenti della persona che si vuole ricordare.
Con un’adeguata cerimonia, viene posta in opera davanti all’ultima abitazione della persona deportata, che poi ha trovato la morte nel campo di sterminio in cui è stata destinata.
A partire dai primi anni ’90 del secolo scorso, in molti paesi europei sono state poste in opera oltre 110.000 pietre a ricordare le nefandezze compiute dai nazisti e dai fascisti.
Da allora in poi, “inciampare” in una di queste pietre equivale a ricordare quello che è avvenuto in quella città, in quel luogo, in quella casa.
A Milano queste testimonianze attive di uno degli eventi della storia più bui di tutti i tempi sono oggi circa 250, distribuite nelle varie zone della città.
Numerose anche quelle che si possano incontrare nella geografia del nostro Municipio.
Davanti al portone di via Plinio 20, la pietra ricorda Dante Coen, arrestato il 26 luglio 1944 e quindi deportato e deceduto a Buchenwald il 4 aprile del 1945.
Dante Coen, che gestiva un negozio di tessuti in via Donatello, venne fermato, come tantissimi altri, in quanto di origini ebraiche. Era padre di cinque figli, sopravvissuti all’Olocausto, che prima di ricongiungersi alla madre dovettero patire numerose disavventure.
Si sa per certo che sullo stesso treno che lo condusse nel campo di sterminio viaggiasse anche il fratello Umberto, arrestato nei suoi stessi giorni a Torino. Si ignora se i due fratelli si siano mai più rivisti.
In via Paisiello,7 una pietra ricorda la giovane staffetta partigiana Jenide Russo, attiva in città, che, malgrado le torture subite dopo l’arresto, non si lasciò sfuggire alcuna notizia utile per i suoi sequestratori. Morì a Bergen-Belsen il 26 aprile 1945.
Numerosi anche i nuclei familiari arrestati e deportati in blocco, una pietra davanti all’ingresso di via Donatello 26/a, ricorda i quattro componenti della famiglia dell’ingegnere Aldo Levi che, fallito il tentativo di fuga in Svizzera, furono deportati ad Auschwitz dove morirono nel febbraio del 1945.
Angelo Fiocchi venne prelevato a casa sua in viale Lombardia 65 il 2 marzo 1944 in quanto militante politico e resistente. Morì a Ebensee il 7 aprile del 1945. Allo stesso indirizzo di viale Lombardia è attivo da molti anni un circolo Arci a lui intitolato.
Roberto Lepetit, membro di una famiglia di industriali chimici e farmaceutici, venne arrestatoi nella sua abitazione di via Benedetto Marcello 8 il 29 settembre del 1944, deportato a Ebensee vi morì il 4 maggio del 1945 pochi giorni dopo la liberazione del campo. La sua colpa era stata quella di aver sostenuto la Resistenza anche con contributi economici.
Queste sono solo alcune delle storie che le pietre d’inciampo aiutano a ricordare per non dimenticare ciò che è stato.
Per chi volesse approfondire l’argomento il sito www.pietredinciampomilano.it offre l’opportunità, con dovizia di notizie e di documenti, di ricostruire i dolorosi percorsi di persone che sacrificarono la loro vita per difendere un’idea o solo perché qualcuno aveva deciso di sopprimere un’etnia intera, come per altro qualcuno ancora oggi minaccia di fare.
Il prossimo 25 aprile ricordiamo il sacrificio di molti e manifestiamo tutto il nostro dissenso contro coloro che voglio negare quello che è accaduto.
Si sa per certo che sullo stesso treno che lo condusse nel campo di sterminio viaggiasse anche il fratello Umberto, arrestato nei suoi stessi giorni a Torino. Si ignora se i due fratelli si siano mai più rivisti.
In via Paisiello,7 una pietra ricorda la giovane staffetta partigiana Jenide Russo, attiva in città, che, malgrado le torture subite dopo l’arresto, non si lasciò sfuggire alcuna notizia utile per i suoi sequestratori. Morì a Bergen-Belsen il 26 aprile 1945.
Numerosi anche i nuclei familiari arrestati e deportati in blocco, una pietra davanti all’ingresso di via Donatello 26/a, ricorda i quattro componenti della famiglia dell’ingegnere Aldo Levi che, fallito il tentativo di fuga in Svizzera, furono deportati ad Auschwitz dove morirono nel febbraio del 1945.
Angelo Fiocchi venne prelevato a casa sua in viale Lombardia 65 il 2 marzo 1944 in quanto militante politico e resistente. Morì a Ebensee il 7 aprile del 1945. Allo stesso indirizzo di viale Lombardia è attivo da molti anni un circolo Arci a lui intitolato.
Roberto Lepetit, membro di una famiglia di industriali chimici e farmaceutici, venne arrestatoi nella sua abitazione di via Benedetto Marcello 8 il 29 settembre del 1944, deportato a Ebensee vi morì il 4 maggio del 1945 pochi giorni dopo la liberazione del campo. La sua colpa era stata quella di aver sostenuto la Resistenza anche con contributi economici.
Queste sono solo alcune delle storie che le pietre d’inciampo aiutano a ricordare per non dimenticare ciò che è stato.
Per chi volesse approfondire l’argomento il sito www.pietredinciampomilano.it offre l’opportunità, con dovizia di notizie e di documenti, di ricostruire i dolorosi percorsi di persone che sacrificarono la loro vita per difendere un’idea o solo perché qualcuno aveva deciso di sopprimere un’etnia intera, come per altro qualcuno ancora oggi minaccia di fare.
Il prossimo 25 aprile ricordiamo il sacrificio di molti e manifestiamo tutto il nostro dissenso contro coloro che voglio negare quello che è accaduto.
Buon 25 aprile a tutti.
