La torta del presidente
I toni della favola applicati al dramma della povertà e della guerra. Un viaggio doloroso nel mondo di una bambina alle prese con la crudeltà umana.
(Massimo Cecconi)29/03/2026

Iraq, 1990. Lamia (Banin Ahmad Nayef), nove anni, vive con la nonna Bibi in un villaggio costruito in una palude dove, per andare a scuola, occorre usare una canoa.
In una capanna di desolante povertà, nonna e nipote conducono una vita di dignitosi stenti rispettando i ritmi della quotidianità in un paese martoriato dalle sanzioni dell’Onu e dalla guerra.
In occasione dell’imminente compleanno di Saddam Hussein, Lamia viene sorteggiata tra gli alunni della sua scuola per preparare una torta in onore del tiranno.
Compiaciuta, ma cosciente delle difficoltà di trovare gli ingredienti per confezionare il dolce, viene coinvolta dalla nonna in un viaggio a Baghdad dove spera di trovare ciò che le occorre: uova, zucchero, farina e lievito.
Inizia così un viaggio che mette la bambina, e gli spettatori, di fronte alle nequizie di un regime politico assolutista e vessatorio, alle prese con la corruzione della polizia, la drammaticità della sanità pubblica, oltre ai pregi e, soprattutto, ai difetti di una popolazione che ha imparato ad arrangiarsi per sopravvivere.
Lamia, in compagnia dell’inseparabile gallo Hindi, e del compagno di scuola Saeed, conosce un mondo in cui occorre destreggiarsi con sotterfugi, furbizia e creatività per non perdere l’innocenza della fanciullezza. Impresa ardua e laboriosa.
In una capanna di desolante povertà, nonna e nipote conducono una vita di dignitosi stenti rispettando i ritmi della quotidianità in un paese martoriato dalle sanzioni dell’Onu e dalla guerra.
In occasione dell’imminente compleanno di Saddam Hussein, Lamia viene sorteggiata tra gli alunni della sua scuola per preparare una torta in onore del tiranno.
Compiaciuta, ma cosciente delle difficoltà di trovare gli ingredienti per confezionare il dolce, viene coinvolta dalla nonna in un viaggio a Baghdad dove spera di trovare ciò che le occorre: uova, zucchero, farina e lievito.
Inizia così un viaggio che mette la bambina, e gli spettatori, di fronte alle nequizie di un regime politico assolutista e vessatorio, alle prese con la corruzione della polizia, la drammaticità della sanità pubblica, oltre ai pregi e, soprattutto, ai difetti di una popolazione che ha imparato ad arrangiarsi per sopravvivere.
Lamia, in compagnia dell’inseparabile gallo Hindi, e del compagno di scuola Saeed, conosce un mondo in cui occorre destreggiarsi con sotterfugi, furbizia e creatività per non perdere l’innocenza della fanciullezza. Impresa ardua e laboriosa.
Tornata a casa, al culmine di tragici eventi, la bambina riesce a confezionare l’agognata torta e a ricevere gli apprezzamenti dell’autoritario maestro a cui il dolce era destinato in onore del tiranno Hussein.
In un fraseggio di sguardi, in cui non bisogna per convenzione chiudere mai gli occhi, un bombardamento aereo minaccia Lamia e la sua scuola.
Piccolo film di piccole cose, “La torta del presidente” contiene in sé insegnamenti fondamentali e universali che, in uno spirito che ricorda la favola, racconta con puntigliosa precisione le nefandezze di un regime totalitario in cui il potere dispone a piacimento della vita e della morte dei suoi sudditi.
L’anima bella di Lamia offre il paradossale contrappunto a una società maschilista gretta e opaca che non riesce però a corrompere i sogni di una infanzia.
Opera prima di Hasan Hadi, il film è stato premiato all’ultimo Festival di Cannes e merita ora l’attenzione di tutti coloro che avranno la soddisfazione di vederlo sui nostri schermi.
In programmazione al Cinema Palestrina
In un fraseggio di sguardi, in cui non bisogna per convenzione chiudere mai gli occhi, un bombardamento aereo minaccia Lamia e la sua scuola.
Piccolo film di piccole cose, “La torta del presidente” contiene in sé insegnamenti fondamentali e universali che, in uno spirito che ricorda la favola, racconta con puntigliosa precisione le nefandezze di un regime totalitario in cui il potere dispone a piacimento della vita e della morte dei suoi sudditi.
L’anima bella di Lamia offre il paradossale contrappunto a una società maschilista gretta e opaca che non riesce però a corrompere i sogni di una infanzia.
Opera prima di Hasan Hadi, il film è stato premiato all’ultimo Festival di Cannes e merita ora l’attenzione di tutti coloro che avranno la soddisfazione di vederlo sui nostri schermi.
In programmazione al Cinema Palestrina
