Avviso ai naviganti
Il romanzo di Annie Proulx è la proposta di lettura per il mese di aprile nell’ambito del ciclo “Libri di autrici da riscoprire”.
(Raffaele Santoro)27/03/2026

In "Avviso ai naviganti" il tema della sfida è il tema conduttore. Una sfida che è in prima istanza con l' ambiente in senso naturale e con gli ambienti in senso sociale in cui i personaggi sono inseriti e in cui si muovono. Ma una sfida che "sale" ad un livello superiore allorché si comprende che quella che si gioca in "Avviso ai naviganti" è una sfida nei confronti della vita e dell' esistenza per cercare di sopravvivere alle sconfitte e ai fallimenti, alle avversità e al destino, e trovare, in qualche modo, un proprio posto nel mondo. Annie Proulx è ormai unanimemente consacrata come una delle più grandi scrittrici americane di sempre, acclamata come tale sin dall' uscita, avvenuta nel 1993, di "Avviso ai naviganti", il suo secondo romanzo, per il quale le furono conferiti sia il Pulitzer che il National Book Award, risultando, in tal senso, uno dei pochi romanzi, nella storia della letteratura americana, ad avere ottenuto i due premi letterari più importanti degli Stati Uniti. Pubblicato da noi, per la prima volta, da Baldini & Castoldi nel 1996,"Avviso ai naviganti" è stato riedito nel 2018 da Minimum Fax.
Nella scrittura di Annie Proulx si coglie il convivere di dimensioni molteplici e opposte che rispecchiano il fluire della vita in tutte le sue polarità. In tal senso colpisce la capacità della Proulx nel far coesistere descrizioni di cruda quotidianità con inserti di inattesa tenerezza, spietatezze che non concedono alcuna pietà con risvolti tragicamente comici, momenti di impotente disperazione con squarci intrinsecamente poetici, l'assenza di ogni retorica con l'autentica compassione, indicibili dolorosità con silenziose e tenaci rinascite e insperati risorgimenti. In altre parole nelle sue pagine non vi è mai solo una cosa, bensì vi è un nascere e un morire che si susseguono e si alternano così come avviene nella vita. E nell'accadere delle cose non vi è necessariamente un motivo, una causa, una spiegazione per cui le cose accadono in quel determinato modo ma vi è una sorta di ineluttabile che le fa accadere. Vi è, in questo senso, nel mondo della Proulx un' “amoralità” degli eventi, laddove la cattiva sorte può colpire in modo “indifferente” un colpevole e un innocente.
Coerentemente a ciò si può dire che la prima di tutte le sfide presente in "Avviso ai naviganti" è quella con la natura, una natura ostile e violenta che condiziona e decide i destini degli uomini. E tali dimensioni trovano riscontro nella particolare ambientazione del romanzo che si svolge in larga parte sull'isola canadese di Terranova nella quale il mare, le scogliere, le strade dissestate, gli strapiombi, il vento, le tempeste di neve sono parte integrante dell'esistenza e lo stare al mondo in un luogo del genere è di per se stesso una sfida. L'isola di Terranova diventa quindi teatro e simbolo di quella lotta per lo stare al mondo che i protagonisti del romanzo combattono, laddove alla lotta con la natura fa da contraltare, nonché da fondamento di tutto il romanzo, la lotta durissima di chi - a partire da Quoyle che, del romanzo, ne è il protagonista indiscusso - sarà obbligato a lottare per trovare se stesso. E in questo suo mondo deromanticizzato la Proulx compie anche un'opera di demistificazione dei tradizionali miti americani. Il mondo di “Avviso ai naviganti” è popolato infatti da personaggi che hanno dovuto convivere con la condizione del perdente, subendone ferite, umiliazioni, frustrazioni. E così come può accadere in ogni luogo del mondo anche nei luoghi di questo romanzo bisogna fare fronte alla propria vulnerabilità, al proprio essere indifesi, convivendo con il rischio del naufragio, come accade a Quoyle. Vittima di una inadeguatezza congenita che lo rende perennemente gregario, sottoposto come egli è, sin dall'infanzia, ad una condizione di sottomissione, Quoyle ne diverrà totalmente prigioniero allorché si innamora e sposa Petal, una donna pessima che gli imporrà, da subito, un rapporto basato sulla sottomissione. Che egli accetta, amandola forse proprio per questo, al punto da rendere, alla stessa Petal, la sottomissione di Quoyle, insopportabile. Tuttavia all'interno di questo luogo infernale che è il loro matrimonio Quoyle e Petal mettono al mondo due bambine a cui Quoyle farà da padre e da madre - essendo Petal del tutto assente - che egli curerà e accudirà sempre con totale dedizione. Le quali bambine daranno un senso, l'unico, a quel matrimonio la cui fine avverrà con la tragica e mortale fuga di lei con l'ultimo dei suoi amanti. E così da Brooklyn dove viveva e dove faceva il giornalista per caso, “ A trentasei anni, in lutto e in preda al dolore per il suo amore perduto, Quoyle aveva virato verso Terranova”. A determinare quell' improbabile trasferimento è lo sgretolarsi definitivo di ciò su cui si basava la vita di Quoyle. Alla perdita di Petal si aggiungerà la perdita del lavoro ed infine ci si metterà anche il suicidio congiunto dei suoi genitori che lascerà Quoyle solo al mondo e con due figlie di cui occuparsi. Ma questa condizione di sradicato in cui Quoyle si viene a trovare è in realtà l'esito di legami malsani, di relazioni tossiche, di rapporti utilitaristici. nei quali Quoyle era stato, fino a quel momento della sua vita, imprigionato. In questo senso i legami, le relazioni, i nodi che possono unire e tenere salde cose e persone ma, al tempo stesso, possono stritolarle, sono figure chiave in “Avviso ai naviganti”. Legami, fili, nodi, sono infatti immagini e, al tempo stesso, simboli ricorrenti nel romanzo e la tessitura, la varietà e le combinazioni che possono assumere tali nodi è testimoniata dalla scelta fatta dalla Proulx di iniziare quasi tutti i 39 capitoli di cui è composto il libro con la descrizione e l'immagine di uno specifico tipo di nodo. Questa metafora dei nodi rispecchia, con tutta evidenza, l'idea stessa della vita della Proulx, fatta di fili che si intrecciano ma le cui combinazioni e i relativi esiti possono essere innumerevoli e imprevedibili non essendovi alcunchè di scontato nel modo in cui possono avvenire tali intrecci. Trovatosi quindi con tutti i nodi della sua vita scioltisi - suo malgrado - violentemente, Quoyle avrà dalla sua un inatteso destino che lo porterà a stringere, dal nulla, un nodo del tutto nuovo: quello con una sua vecchia zia, la zia Agnis, sorella di suo padre, apparsa sulla scena allorquando, contattata da Quoyle per darle notizia della morte del padre, si presenta in casa di Quoyle e, con decisa naturelezza, prenderà in mano le redini della sua vita. Una improvvisa e sottile comunanza di intenti "legherà" Quoyle e Agnis annodando, da quel momento, le loro vite. Ed è in quel modo che nasce l' idea e il progetto di trasferirsi a Terranova, luogo di origine dei Quoyle. Ma se all'inizio sarà Agnis a tirare le fila di quella loro nuova vita che dovrà fare i conti con difficoltà dai risvolti epici, acuite dal contrasto tra i volitivi e ambiziosi progetti di Agnis e le condizioni estreme e selvagge di quel luogo, successivamente e progressivamente sarà Quoyle a prendere in mano la sua vita, divenendo parte di tutta una serie di relazioni con varie persone con cui, per vari motivi, entrerà in contatto. Persone che lo metteranno alla prova ma che, a differenza di quelle con cui aveva avuto a che fare nella sua vita precedente, non avevano quella pulsione a sottomettere di cui Quoyle era stato da sempre vittima. L'universo umano che Quoyle incontrerà a Terranova fatto a prima vista di abitanti scontrosi e solitari, sarà in realtà composto da persone che, come lui, avevano vissuto fallimenti, lutti, ferite, perdite e sconfitte dalle quali si erano duramente e faticosamente risollevati. E, in tutto ciò, Quoyle troverà le condizioni per poter esprimere parti di sé stesso inespresse, da sempre soffocate dentro quei rapporti tossici e malsani in cui aveva vissuto. I “nodi” che intreccerà si riveleranno per lui vitali prima per la sua sopravvivenza a Terranova, poi per la sua esistenza. Sarà quindi una metamorfosi la sua che lo introdurrà dentro un mondo “affettivamente” nuovo, che lo porterà a vivere una esperienza di che cosa vuol dire amare non più basata sulla sofferenza e sul dolore. In tal senso le sue sensibilità resteranno inalterate ma invece che produrgli ferite gli consentiranno di esprimere la sua umanità senza subirla, finendo per acquisire una sua dignità che gli procurerà rispetto. La vicenda di Quoyle non è quindi ascrivibile all'affermarsi di un forza della volontà che di punto in bianco si impone nella sua vita, essa rivela invece quanto il mistero della vita sia complesso e imprevedibile e come le sequenze degli eventi ne possano determinare gli esiti. In questo senso la Proulx nel contesto di una narrazione basata su un realismo di fondo la costella di resoconti, episodi, fatti e avvenimenti nei quali, il loro svolgersi, contiene circostanze assurde e impensabili, enigmatiche e irreali e ciò a rimarcare quell'intrinseca misteriosità che la vita e il mondo contengono. E sarà di fronte al mistero della vita e della morte che Annie Proulx ci condurrà alla fine di questo suo libro, allestendo, nell'ultimo capitolo, una vera e propria resurrezione. Reale ed attendibile nel suo svolgersi ma, non per questo, meno misteriosa e stupefacente nel suo miracoloso avverarsi. Con una prosa ironica, asciutta, disincantata ma, al tempo stesso, palpitante, autentica, viva, la Proulx realizza, in “Avviso ai naviganti”, un grande affresco sul tema della sfida a cui gli uomini sono costretti dalla vita per poter stare al mondo, sfida i cui esiti e i cui risvolti sono e restano del tutto imponderabili potendo tradursi una volta in una maledizione in un'altra in una liberazione.
Nella scrittura di Annie Proulx si coglie il convivere di dimensioni molteplici e opposte che rispecchiano il fluire della vita in tutte le sue polarità. In tal senso colpisce la capacità della Proulx nel far coesistere descrizioni di cruda quotidianità con inserti di inattesa tenerezza, spietatezze che non concedono alcuna pietà con risvolti tragicamente comici, momenti di impotente disperazione con squarci intrinsecamente poetici, l'assenza di ogni retorica con l'autentica compassione, indicibili dolorosità con silenziose e tenaci rinascite e insperati risorgimenti. In altre parole nelle sue pagine non vi è mai solo una cosa, bensì vi è un nascere e un morire che si susseguono e si alternano così come avviene nella vita. E nell'accadere delle cose non vi è necessariamente un motivo, una causa, una spiegazione per cui le cose accadono in quel determinato modo ma vi è una sorta di ineluttabile che le fa accadere. Vi è, in questo senso, nel mondo della Proulx un' “amoralità” degli eventi, laddove la cattiva sorte può colpire in modo “indifferente” un colpevole e un innocente.
Coerentemente a ciò si può dire che la prima di tutte le sfide presente in "Avviso ai naviganti" è quella con la natura, una natura ostile e violenta che condiziona e decide i destini degli uomini. E tali dimensioni trovano riscontro nella particolare ambientazione del romanzo che si svolge in larga parte sull'isola canadese di Terranova nella quale il mare, le scogliere, le strade dissestate, gli strapiombi, il vento, le tempeste di neve sono parte integrante dell'esistenza e lo stare al mondo in un luogo del genere è di per se stesso una sfida. L'isola di Terranova diventa quindi teatro e simbolo di quella lotta per lo stare al mondo che i protagonisti del romanzo combattono, laddove alla lotta con la natura fa da contraltare, nonché da fondamento di tutto il romanzo, la lotta durissima di chi - a partire da Quoyle che, del romanzo, ne è il protagonista indiscusso - sarà obbligato a lottare per trovare se stesso. E in questo suo mondo deromanticizzato la Proulx compie anche un'opera di demistificazione dei tradizionali miti americani. Il mondo di “Avviso ai naviganti” è popolato infatti da personaggi che hanno dovuto convivere con la condizione del perdente, subendone ferite, umiliazioni, frustrazioni. E così come può accadere in ogni luogo del mondo anche nei luoghi di questo romanzo bisogna fare fronte alla propria vulnerabilità, al proprio essere indifesi, convivendo con il rischio del naufragio, come accade a Quoyle. Vittima di una inadeguatezza congenita che lo rende perennemente gregario, sottoposto come egli è, sin dall'infanzia, ad una condizione di sottomissione, Quoyle ne diverrà totalmente prigioniero allorché si innamora e sposa Petal, una donna pessima che gli imporrà, da subito, un rapporto basato sulla sottomissione. Che egli accetta, amandola forse proprio per questo, al punto da rendere, alla stessa Petal, la sottomissione di Quoyle, insopportabile. Tuttavia all'interno di questo luogo infernale che è il loro matrimonio Quoyle e Petal mettono al mondo due bambine a cui Quoyle farà da padre e da madre - essendo Petal del tutto assente - che egli curerà e accudirà sempre con totale dedizione. Le quali bambine daranno un senso, l'unico, a quel matrimonio la cui fine avverrà con la tragica e mortale fuga di lei con l'ultimo dei suoi amanti. E così da Brooklyn dove viveva e dove faceva il giornalista per caso, “ A trentasei anni, in lutto e in preda al dolore per il suo amore perduto, Quoyle aveva virato verso Terranova”. A determinare quell' improbabile trasferimento è lo sgretolarsi definitivo di ciò su cui si basava la vita di Quoyle. Alla perdita di Petal si aggiungerà la perdita del lavoro ed infine ci si metterà anche il suicidio congiunto dei suoi genitori che lascerà Quoyle solo al mondo e con due figlie di cui occuparsi. Ma questa condizione di sradicato in cui Quoyle si viene a trovare è in realtà l'esito di legami malsani, di relazioni tossiche, di rapporti utilitaristici. nei quali Quoyle era stato, fino a quel momento della sua vita, imprigionato. In questo senso i legami, le relazioni, i nodi che possono unire e tenere salde cose e persone ma, al tempo stesso, possono stritolarle, sono figure chiave in “Avviso ai naviganti”. Legami, fili, nodi, sono infatti immagini e, al tempo stesso, simboli ricorrenti nel romanzo e la tessitura, la varietà e le combinazioni che possono assumere tali nodi è testimoniata dalla scelta fatta dalla Proulx di iniziare quasi tutti i 39 capitoli di cui è composto il libro con la descrizione e l'immagine di uno specifico tipo di nodo. Questa metafora dei nodi rispecchia, con tutta evidenza, l'idea stessa della vita della Proulx, fatta di fili che si intrecciano ma le cui combinazioni e i relativi esiti possono essere innumerevoli e imprevedibili non essendovi alcunchè di scontato nel modo in cui possono avvenire tali intrecci. Trovatosi quindi con tutti i nodi della sua vita scioltisi - suo malgrado - violentemente, Quoyle avrà dalla sua un inatteso destino che lo porterà a stringere, dal nulla, un nodo del tutto nuovo: quello con una sua vecchia zia, la zia Agnis, sorella di suo padre, apparsa sulla scena allorquando, contattata da Quoyle per darle notizia della morte del padre, si presenta in casa di Quoyle e, con decisa naturelezza, prenderà in mano le redini della sua vita. Una improvvisa e sottile comunanza di intenti "legherà" Quoyle e Agnis annodando, da quel momento, le loro vite. Ed è in quel modo che nasce l' idea e il progetto di trasferirsi a Terranova, luogo di origine dei Quoyle. Ma se all'inizio sarà Agnis a tirare le fila di quella loro nuova vita che dovrà fare i conti con difficoltà dai risvolti epici, acuite dal contrasto tra i volitivi e ambiziosi progetti di Agnis e le condizioni estreme e selvagge di quel luogo, successivamente e progressivamente sarà Quoyle a prendere in mano la sua vita, divenendo parte di tutta una serie di relazioni con varie persone con cui, per vari motivi, entrerà in contatto. Persone che lo metteranno alla prova ma che, a differenza di quelle con cui aveva avuto a che fare nella sua vita precedente, non avevano quella pulsione a sottomettere di cui Quoyle era stato da sempre vittima. L'universo umano che Quoyle incontrerà a Terranova fatto a prima vista di abitanti scontrosi e solitari, sarà in realtà composto da persone che, come lui, avevano vissuto fallimenti, lutti, ferite, perdite e sconfitte dalle quali si erano duramente e faticosamente risollevati. E, in tutto ciò, Quoyle troverà le condizioni per poter esprimere parti di sé stesso inespresse, da sempre soffocate dentro quei rapporti tossici e malsani in cui aveva vissuto. I “nodi” che intreccerà si riveleranno per lui vitali prima per la sua sopravvivenza a Terranova, poi per la sua esistenza. Sarà quindi una metamorfosi la sua che lo introdurrà dentro un mondo “affettivamente” nuovo, che lo porterà a vivere una esperienza di che cosa vuol dire amare non più basata sulla sofferenza e sul dolore. In tal senso le sue sensibilità resteranno inalterate ma invece che produrgli ferite gli consentiranno di esprimere la sua umanità senza subirla, finendo per acquisire una sua dignità che gli procurerà rispetto. La vicenda di Quoyle non è quindi ascrivibile all'affermarsi di un forza della volontà che di punto in bianco si impone nella sua vita, essa rivela invece quanto il mistero della vita sia complesso e imprevedibile e come le sequenze degli eventi ne possano determinare gli esiti. In questo senso la Proulx nel contesto di una narrazione basata su un realismo di fondo la costella di resoconti, episodi, fatti e avvenimenti nei quali, il loro svolgersi, contiene circostanze assurde e impensabili, enigmatiche e irreali e ciò a rimarcare quell'intrinseca misteriosità che la vita e il mondo contengono. E sarà di fronte al mistero della vita e della morte che Annie Proulx ci condurrà alla fine di questo suo libro, allestendo, nell'ultimo capitolo, una vera e propria resurrezione. Reale ed attendibile nel suo svolgersi ma, non per questo, meno misteriosa e stupefacente nel suo miracoloso avverarsi. Con una prosa ironica, asciutta, disincantata ma, al tempo stesso, palpitante, autentica, viva, la Proulx realizza, in “Avviso ai naviganti”, un grande affresco sul tema della sfida a cui gli uomini sono costretti dalla vita per poter stare al mondo, sfida i cui esiti e i cui risvolti sono e restano del tutto imponderabili potendo tradursi una volta in una maledizione in un'altra in una liberazione.
