La forza umana della poesia

Un ricordo di Giancarlo Consonni, in occasione della Giornata mondiale della poesia. ()
Consonni 6.6.2014
“La 90 abbraccia la città,
leggo in pace.
Non c’è il mare?
Ci sono tutte le lingue del mondo.”
(Filovia in “Filovia”, Einaudi 2016)

Il 13 febbraio di quest’anno repentinamente, troppo repentinamente, se ne andava Giancarlo Consonni. Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo non poteva esistere essere umano migliore. Per tutti gli altri esiste il conforto delle sue opere proteiformi che spaziano dalla poesia alla fotografia, dalla pittura alla saggistica in una somma di contenuti di spessore sempre altissimo, sempre molto attento ai valori umani.

Professore emerito del Politecnico di Milano, urbanista tra i più insigni, conosceva il tessuto della sua città come pochi altri. Tra le sue ultime opere è d’obbligo citare il pamphlet “Non si salva il pianeta se non si salvano le città” (Quodlibet, 2024) di illuminante premonizione a partire dalla frase che compare in quarta di copertina:” Da tempo la politica si è sganciata dal problema di fare città, come insieme di pratiche volte a promuovere la migliore convivenza. Mentre le guerre sono tornate ad accanirsi contro le città, si profila il rischio che gli insediamenti umani siano privati dell’urbanità, tra le più alte conquiste della storia umana”.

Notevolissimo poi il suo lavoro, affiancato dalla moglie Graziella Tonon, a sua volta poetessa, presso l’Archivio Piero Bottoni, ospitato dal Politecnico, non solo per conservare memoria del pensiero e delle opere di un grande architetto, ma soprattutto per testimoniare la forza politica e sociale, nonché costruttiva di quel pensiero.
Per chi ha conosciuto Giancarlo Consonni come poeta ne ha apprezzato la forza della sua estrema sintesi e della persino sconcertante capacità di descrivere con una sola parola il mondo intero.

“Destini e misteri
sono un gomitolo aggrovigliato
tra le zampe del Fato?
Anche il poeta si fa gatto
per lasciare il lettore stupefatto.”
(Gomitolo in “Il conforto dell’ombra”, Einaudi 2025)

Ma ancora:
“Poesia?
q.b.
(quanto basta)
come il sale
nell’acqua della pasta.”
(q.b. in “Filovia”, Einaudi 2016).

Pochi versi di espressione fulminante.

Tra i tratti che hanno sempre contraddistinto la persona rientra a pieno titolo la generosità e la disponibilità. Noi di z3xmi.it dobbiamo a Consonni la puntuale prefazione al nostro quaderno “I luoghi della cultura” (edizione 2024) che si apre con queste parole: ”Ci sono luoghi della cultura e c’è la cultura dei luoghi. I primi senza la seconda sono poca cosa, mentre la seconda può trarre arricchimento dai primi. Alla fine, di una città o di una sua parte, quello che conta è la cultura dell’abitare e del convivere che in essa si respira”.
Nel 2022, in occasione della Civil Week, presso la sede del Municipio 3, Consonni portò un suo illuminante contributo al seminario “Cultura e territorio. Trasformazioni e riflessioni al tempo del Covid”.
E poi sono numerose le sue partecipazioni a iniziative e pubblicazioni curate dall’associazione dipoesia di Giovanni Bonoldi, molto attiva sul nostro territorio.
In “I poeti del 23” (2019), un’antologia poetica che ospita opere di poeti che hanno vissuto o lavorato lungo il percorso del tram 23, Consonni è presente con “Lussi”:

“Lussi?
Prendo fuori orario il 23.
Arriva dondolando
la gondola di Milano.”
(Lussi in “Filovia”, Einaudi 2016).

Ultima sua fatica, per la quale sono ancora in corso le presentazioni, la curatela con Gino Cervi e le fotografie di Lorenzo De Simone, dello strepitoso libro “Il verso di Milano” (About Cities, 2025) di cui abbiamo già dato notizia sul nostro giornale.
La fotografia che correda questo articolo è stata scattata qualche anno fa presso la Biblioteca Venezia di via Melzo in occasione di una lectio magistralis che Giancarlo Consonni tenne per ricordare la poesia di Vittorio Sereni.
Considerato poi che il 21 marzo ricorre la Giornata mondiale della poesia, il nostro riconoscente omaggio a Giancarlo Consonni si chiude con una poesia scritta nella sua lingua madre di Verderio Inferiore:

Se me piâs
de fa ‘l grüista?
Rinassèssi üsel
vöj turnà chí.
Chi umítt là in bass
ch’în trepilènt
e mi che ustíi
visín a Diu.”
(Grüista, in “Vûs”, Einaudi 1997)

Buon vento, Giancarlo…

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