Al via il processo per il palazzo “nel cortile” di piazza Aspromonte

Un gruppo di cittadini si è costituito parte civile nel procedimento legale avviato dopo che la magistratura milanese ha sollevato il velo sulla “rigenerazione urbana” milanese. ()
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Si è tenuta giovedì 26 febbraio l’udienza preliminare del processo penale per la costruzione di un palazzo di 7 piani, alto 27 m, all’interno del complesso di edifici prospicienti piazza Aspromonte, noto come progetto Hidden Garden.
Ne abbiamo dato ripetutamente notizia in passato su queste pagine in occasione dell’avvio del cantiere, delle proteste dei vicini abitanti, dei ricorsi presentati al TAR, vedi gli articoli in calce.

La Procura milanese ha disposto il rinvio a giudizio di 24 persone a vario titolo coinvolte in questo procedimento, ossia il professionista responsabile del progetto, l’imprenditore a capo dell’immobiliare Bluestone, la dirigente e i funzionari dello Sportello Unico per l’Edilizia del Comune (che esamina e rilascia i permessi di costruzione), i professionisti incaricati della direzione dei lavori, i rappresentanti delle imprese costruttrici, il presidente, il vicepresidente e vari componenti della Commissione Paesaggio del Comune (che approva i progetti edilizi).

Questi in breve gli illeciti di rilevanza penale contestati:
- aver realizzato il progetto edilizio come ristrutturazione di un preesistente immobile, mentre l’intervento ha riguardato la demolizione totale e la costruzione di un nuovo edificio privo di qualsiasi riferimento strutturale o funzionale al preesistente
- non aver presentato un adeguato piano preliminare per poter adeguare i vari servizi ai carichi urbanistici derivanti dal nuovo insediamento residenziale (il cosiddetto Piano Attuativo).

Glii illeciti contestati comportano danni di natura patrimoniale e di immagine subiti dal Comune di Milano. Il dano erariale si può stimare pari a 867.000 euro se si considera l’intervento come nuova edificazione invece che ristrutturazione.

Questi in sostanza gli elementi alla base del rinvio a giudizio promosso per piazza Aspromonte.

Il Comune di Milano, che in questo procedimento per la Procura milanese è parte lesa, non ha ritenuto di costituirsi parte civile, mentre l’avvocatura comunale ha inoltre esposto le motivazioni a sostegno della passata gestione dell’urbanistica comunale, di fatto mettendo in discussione l’operato della Procura.
Non è certo il caso qui di riaprire la vicenda del Salva Milano e di tutti i tentativi della politica di normalizzare l’interpretazione ambrosiana delle norme facendole diventare legge nazionale, un pericolo per il momento allontanato.

Pare abbastanza singolare il fatto che il Comune ritenga l’interesse di alcuni, gli imputati, prevalente rispetto all’interesse della cittadinanza intera, cittadinanza che è nei suoi atti tenuto a difendere, e senza nemmeno attendere che il processo avviato dagli inquirenti abbia esito.
Di fronte a questo atteggiamento di parte assunto dal Comune diventa emblematico il fatto che un gruppo di cittadini, patrocinato dall’avv.Veronica Dini si sia costituito parte civile, come a dire se non interviene il Comune a difendere i cittadini, lo facciamo noi.

Deciderà il giudice per le indagini preliminari se ammettere questi cittadini come parte offesa; per fortuna qualcuno, in una situazione generale di assuefazione, per non dire sottomissione, ad una dilagante negazione della legalità, dei diritti e delle libertà civili, si fa carico di dire di no.


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