Città Studi: il corpo e l’anima
Riportiamo qui un bellissimo testo di Giancarlo Consonni, una “chicca” che in una sola pagina coniuga dati urbanistici e poesia.
(Giancarlo Consonni)25/02/2026

Consonni lo scrisse come introduzione a un rapporto dettagliato sul quartiere ad opera di un gruppo di cittadini che si opponevano al trasferimento delle facoltà scientifiche della Statale a Mind. Ce lo ha inviato Marina Romanò, una lettrice, in un commento all’articolo di settimana scorsa in memoria di quello straordinario urbanista e poeta, e generoso amico, che è stato Giancarlo Consonni. Lo riproponiamo qui perché tutti lo possano apprezzare.
Città Studi: il corpo e l’anima
Le ragioni della tutela
Se l’espansione di Milano disegnata dal Piano Beruto (1884-1889) - e che si realizzerà nell’arco di cinquant’anni -, ha trovato una sua qualità nell’interpretazione di quella che Savinio ha chiamato «la civiltà chiusa di Milano», gli sviluppi di Milano configurati dal Piano Pavia-Masera (1912) appaiono privi di idee, se non fosse per due novità maturate al di fuori degli uffici comunali: il piano di riassetto ferroviario (1905) e il progetto della Società Quartiere Industriale Nord Milano (1908).
Città Studi: il corpo e l’anima
Le ragioni della tutela
Se l’espansione di Milano disegnata dal Piano Beruto (1884-1889) - e che si realizzerà nell’arco di cinquant’anni -, ha trovato una sua qualità nell’interpretazione di quella che Savinio ha chiamato «la civiltà chiusa di Milano», gli sviluppi di Milano configurati dal Piano Pavia-Masera (1912) appaiono privi di idee, se non fosse per due novità maturate al di fuori degli uffici comunali: il piano di riassetto ferroviario (1905) e il progetto della Società Quartiere Industriale Nord Milano (1908).
A introdurre una svolta significativa nei modi dell’espansione urbana è la variante che definisce l’impianto di Città Studi, un progetto fortemente voluto da Luigi Mangiagalli fin dal 1912 e che, sostenuto dal Consorzio per l’Assetto degli Istituti di Istruzione Superiori costituito l’anno successivo, giunse a piena attuazione nel 1927, quando risultavano realizzati «la Regia Scuola di Ingegneria, le Scuole superiori di Agraria e di Medicina Veterinaria, gli “Istituti biologici della Regia Università (anatomia normale, patologia generale e farmacologia)”, gli Istituti di fisiologia, di matematica e di fisica e, non legato alle strutture universitarie, l’Istituto di perfezionamento in chimica industriale Giuliana Ronzoni, popolarmente detto il «Kremlino».
Sul piano urbanistico Città Studi indicava una nuova strada: quella di un’espansione imperniata su polarità forti in grado di imprimere energia e personalità ai nuovi tessuti urbani in una logica policentrica.
Gli sviluppi della seconda metà del Novecento hanno, in generale, arricchito e consolidato il quadro, fino a rendere evidente, in taluni punti, fin dove può spingersi l’integrazione fra università e città. Si pensi a piazza Leonardo da Vinci e agli usi che in essa si susseguono nell’arco della giornata: un complesso di eventi che fanno della piazza-parco un’espansione del campus universitario e, insieme, uno spazio intensamente vissuto che qualifica la residenza circostante. Ma si veda, anche, la stretta complementarietà fra il tratto iniziale di via Ampère e la ‘cavità teatrale’ dell’edificio della facoltà di Architettura progettata da Vittoriano Viganò. In questi due esempi si toccano con mano le sinergie che, in fatto di qualità urbana, possono scaturire dall’integrazione e dall’osmosi fra parti funzionalmente distinte ma non chiuse in sé stesse.
Oggi Città Studi è un settore di Milano dotato di forte personalità e di un’elevata propensione all’urbanità: un insieme articolato e vitale da cui la città tutta trae grande beneficio. Per questo merita un provvedimento di tutela sia nel suo insieme che puntuale per ciascuna delle parti significative che la compongono.
Città Studi si è infatti conformata nel tempo come un’aggregazione di piccole città e di singoli organismi, funzionalmente specializzati ma allo stesso tempo integrati e coerenti tanto con il corpo urbano preesistente quanto con il tessuto residenziale compatto via via cresciuto all’intorno.
Gli sviluppi della seconda metà del Novecento hanno, in generale, arricchito e consolidato il quadro, fino a rendere evidente, in taluni punti, fin dove può spingersi l’integrazione fra università e città. Si pensi a piazza Leonardo da Vinci e agli usi che in essa si susseguono nell’arco della giornata: un complesso di eventi che fanno della piazza-parco un’espansione del campus universitario e, insieme, uno spazio intensamente vissuto che qualifica la residenza circostante. Ma si veda, anche, la stretta complementarietà fra il tratto iniziale di via Ampère e la ‘cavità teatrale’ dell’edificio della facoltà di Architettura progettata da Vittoriano Viganò. In questi due esempi si toccano con mano le sinergie che, in fatto di qualità urbana, possono scaturire dall’integrazione e dall’osmosi fra parti funzionalmente distinte ma non chiuse in sé stesse.
Oggi Città Studi è un settore di Milano dotato di forte personalità e di un’elevata propensione all’urbanità: un insieme articolato e vitale da cui la città tutta trae grande beneficio. Per questo merita un provvedimento di tutela sia nel suo insieme che puntuale per ciascuna delle parti significative che la compongono.
