Referendum giustizia, a chi giova la riforma?
Con la separazione delle carriere migliorerà il funzionamento della giustizia in Italia?
(Paolo Burgio)18/02/2026

Siamo chiamati ad esprimerci su una questione di vitale importanza per la società, ci riguarda direttamente e riguarda la democrazia e la vita civile del Paese. Sembra chiaro ed evidente che qualsiasi riforma della giustizia debba avere come fine la difesa dell’interesse comune e la ricerca dell’ordinamento che possa garantire nel migliore dei modi possibili l’applicazione delle leggi in modo uguale per tutti, ricchi e poveri, politici e cittadini qualunque, senza distinzioni di fede religiosa, opinioni personali e colore della pelle. Perciò la magistratura deve essere libera e indipendente, del tutto svincolata da qualsiasi interferenza del potere politico, finanziario, economico e mediatico.
Due le questioni su cui votare, separazione delle carriere e modifica degli organi di controllo e autogoverno della magistratura.
Sulla prima non occorre entrare nel merito più di tanto. Di fatto esiste già; una volta che il magistrato ha fatto la scelta, può cambiare una sola volta, con la separazione invece non sarà più ammesso. A me sembra preferibile la situazione attuale; perché non permettere di cambiare ruolo dopo aver fatto esperienza sul campo? Del resto sono pochissimi i magistrati che passano da giudice a pubblico ministero e quindi il problema in pratica non esiste.
Leggo che uno dei più famosi penalisti italiani, l’avvocato Franco Coppi, già difensore di Berlusconi, in un’intervista ha dichiarato di non comprendere l’entusiasmo da parte di alcuni colleghi per la separazione delle carriere, non si comprende quali vantaggi possa avere, quali maggiori garanzie possa offrire ad una persona per bene di non finire ingiustamente in galera. Il caso Tortora, oggi evocato come clamoroso errore giudiziario che ha sconvolto la vita di un innocente, cosa c’entra con la separazione delle carriere, non è certo la separazione del ruolo che impedisce ad un pubblico ministero o a un giudice di commettere errori o di agire in mala fede.
In effetti la separazione delle carriere appare più funzionale alla separazione degli organi di controllo e di disciplina dei magistrati che altro. L’attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) viene separato in due Consigli, ai quali si aggiunge un terzo organo, l’Alta Corte, con criteri diversi per l’elezione dei componenti. Sorteggio puro tra tutti i giudici e sorteggio tra tutti i pubblici ministeri, mentre per la componente politica sorteggio tra una rosa di nomi indicati dai partiti. Nell’Alta Corte, quella che dovrà sanzionare disciplinarmente i magistrati leggo che i membri di nomina politica potranno anche essere in maggioranza rispetto ai membri togati.
In questo caso non so come potrà risultare garantita l’indipendenza della magistratura, alla quale la Costituzione attuale assicura una reale capacità di autogoverno mediante il CSM, presieduto dal Presidente della Repubblica, in cui due terzi sono nominati tra tutti i magistrati e un terzo è di nomina politica. Il principale argomento a sostegno del sorteggio pieno riservato ai membri togati è l’esistenza delle correnti, a cui i magistrati possono aderirete. Quindi meglio eleggere i rappresentanti dei magistrati nel CSM a caso o scegliere magistrati di cui si possono valutare capacità, esperienze e storia personale?
Credo nessuno dubiti che oggi l’unica sostanziale garanzia per la tenuta dello stato democratico sia l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri, innanzitutto dal potere politico; l’indipendenza della magistratura può esistere solo se ad essa è garantita la capacità di autogovernarsi, senza essere soggetta alle influenze dalla politica
Con questa riforma Il ministro della Giustizia indebolisce di fatto l’autogoverno della magistratura, mentre dovrebbe avere il compito esattamente opposto, garantire la piena autonomia ai magistrati, soggetti solo alla legge, uguale per tutti.
Con una magistratura meno forte contro l’ingerenza della politica i cittadini avranno minori di garanzie contro il dilagare del malcostume politico, l’arroganze dei potenti, minori protezioni a difesa dei loro diritti.
Per questo voterò con convinzione NO a questa riforma.
Due le questioni su cui votare, separazione delle carriere e modifica degli organi di controllo e autogoverno della magistratura.
Sulla prima non occorre entrare nel merito più di tanto. Di fatto esiste già; una volta che il magistrato ha fatto la scelta, può cambiare una sola volta, con la separazione invece non sarà più ammesso. A me sembra preferibile la situazione attuale; perché non permettere di cambiare ruolo dopo aver fatto esperienza sul campo? Del resto sono pochissimi i magistrati che passano da giudice a pubblico ministero e quindi il problema in pratica non esiste.
Leggo che uno dei più famosi penalisti italiani, l’avvocato Franco Coppi, già difensore di Berlusconi, in un’intervista ha dichiarato di non comprendere l’entusiasmo da parte di alcuni colleghi per la separazione delle carriere, non si comprende quali vantaggi possa avere, quali maggiori garanzie possa offrire ad una persona per bene di non finire ingiustamente in galera. Il caso Tortora, oggi evocato come clamoroso errore giudiziario che ha sconvolto la vita di un innocente, cosa c’entra con la separazione delle carriere, non è certo la separazione del ruolo che impedisce ad un pubblico ministero o a un giudice di commettere errori o di agire in mala fede.
In effetti la separazione delle carriere appare più funzionale alla separazione degli organi di controllo e di disciplina dei magistrati che altro. L’attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) viene separato in due Consigli, ai quali si aggiunge un terzo organo, l’Alta Corte, con criteri diversi per l’elezione dei componenti. Sorteggio puro tra tutti i giudici e sorteggio tra tutti i pubblici ministeri, mentre per la componente politica sorteggio tra una rosa di nomi indicati dai partiti. Nell’Alta Corte, quella che dovrà sanzionare disciplinarmente i magistrati leggo che i membri di nomina politica potranno anche essere in maggioranza rispetto ai membri togati.
In questo caso non so come potrà risultare garantita l’indipendenza della magistratura, alla quale la Costituzione attuale assicura una reale capacità di autogoverno mediante il CSM, presieduto dal Presidente della Repubblica, in cui due terzi sono nominati tra tutti i magistrati e un terzo è di nomina politica. Il principale argomento a sostegno del sorteggio pieno riservato ai membri togati è l’esistenza delle correnti, a cui i magistrati possono aderirete. Quindi meglio eleggere i rappresentanti dei magistrati nel CSM a caso o scegliere magistrati di cui si possono valutare capacità, esperienze e storia personale?
Credo nessuno dubiti che oggi l’unica sostanziale garanzia per la tenuta dello stato democratico sia l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri, innanzitutto dal potere politico; l’indipendenza della magistratura può esistere solo se ad essa è garantita la capacità di autogovernarsi, senza essere soggetta alle influenze dalla politica
Con questa riforma Il ministro della Giustizia indebolisce di fatto l’autogoverno della magistratura, mentre dovrebbe avere il compito esattamente opposto, garantire la piena autonomia ai magistrati, soggetti solo alla legge, uguale per tutti.
Con una magistratura meno forte contro l’ingerenza della politica i cittadini avranno minori di garanzie contro il dilagare del malcostume politico, l’arroganze dei potenti, minori protezioni a difesa dei loro diritti.
Per questo voterò con convinzione NO a questa riforma.
