La stagione degli addii: Giancarlo Consonni

La scomparsa di un grande uomo di cultura e di implacabile umanità. ()
Giancarlo1
Giancarlo Consonni è morto.
È morto un fantastico, alto poeta (eppure capace di preziosa umiltà), un urbanista paladino delle città e della dignità delle persone nelle città, un pittore (per cui non passava giorno senza uno spazio/tempo dedicato a un ininterrotto lavorìo di arte visiva), un uomo premuroso, instancabile pur nella sua apparente flemma, di rigore e di spirito, tanto colto e insieme popolare, di nobile e semplice eleganza (e di origine rurale), una voce potente capace di dolcezze e sussurri, un educatore nato e cresciuto, un cittadino progressista attivo e partecipe, un saggio, aperto al dialogo e a una sempre rispettosa considerazione degli altri, mai aggressivo, "un signore".

Gran lettore di poesia, naturalmente - in italiano e "in dialetto" -: delle sue, ma anche di quelle dei suoi poeti amati, come Franco Loi e Raffaello Baldini.
Quante cose buone, di pregio, nel suo fisico corposo, imponente (vistosamente quando era accanto alla figura minuta della moglie Graziella, poetessa anch'essa).
Soprattutto, è venuta a mancare una persona straordinariamente generosa, luminosa. Generosa e collaborativa anche rispetto alle iniziative culturali della nostra rivista di cui è stato un apprezzatissimo collaboratore.

Teniamoci buono quello che ci ha donato e la sua lezione di vita, del tutto priva di retorica.

Commenta

Re: La stagione degli addii: Giancarlo Consonni
20/02/2026 Marina Romanò
Grazie a Giovanni Bonoldi per queste bellissime parole dedicate a un grande intellettuale, urbanista e poeta di rara sensibilità, umanità e disponibilità. A noi di Città Studi che ci eravamo attivati anni fa per la tutela del nostro quartiere contro il trasferimento delle facoltà scientifiche della Statale a Mind, aveva regalato questa bellissima introduzione a un Rapporto dettagliato sul quartiere che avevamo fatto, coniugando in una sola pagina dati urbanistici e poesia. Saremo in tanti a ricordarlo con grande affetto e a sentirne la mancanza.

Città Studi: il corpo e l’anima.
Le ragioni della tutela


Se l’espansione di Milano disegnata dal Piano Beruto (1884-1889) - e che si realizzerà nell’arco di cinquant’anni -, ha trovato una sua qualità nell’interpretazione di quella che Savinio ha chiamato «la civiltà chiusa di Milano», gli sviluppi di Milano configurati dal Piano Pavia-Masera (1912) appaiono privi di idee, se non fosse per due novità maturate al di fuori degli uffici comunali: il piano di riassetto ferroviario (1905) e il progetto della Società Quartiere Industriale Nord Milano (1908). A introdurre una svolta significativa nei modi dell’espansione urbana è la variante che definisce l’impianto di Città Studi, un progetto fortemente voluto da Luigi Mangiagalli fin dal 1912 e che, sostenuto dal Consorzio per l’Assetto degli Istituti di Istruzione Superiori costituito l’anno successivo, giunse a piena attuazione nel 1927, quando risultavano realizzati «la Regia Scuola di Ingegneria, le Scuole superiori di Agraria e di Medicina Veterinaria, gli “Istituti biologici della Regia Università (anatomia normale, patologia generale e farmacologia)”, gli Istituti di fisiologia, di matematica e di fisica e, non legato alle strutture universitarie, l’Istituto di perfezionamento in chimica industriale Giuliana Ronzoni, popolarmente detto il «Kremlino». Sul piano urbanistico Città Studi indicava una nuova strada: quella di un’espansione imperniata su polarità forti in grado di imprimere energia e personalità ai nuovi tessuti urbani in una logica policentrica.
Città Studi si è infatti conformata nel tempo (tav. 1) come un’aggregazione di piccole città e di singoli organismi, funzionalmente specializzati ma allo stesso tempo integrati e coerenti tanto con il corpo urbano preesistente quanto con il tessuto residenziale compatto via via cresciuto all’intorno.
Gli sviluppi della seconda metà del Novecento hanno, in generale, arricchito e consolidato il quadro, fino a rendere evidente, in taluni punti, fin dove può spingersi l’integrazione fra università e città. Si pensi a piazza Leonardo da Vinci e agli usi che in essa si susseguono nell’arco della giornata: un complesso di eventi che fanno della piazza-parco un’espansione del campus universitario e, insieme, uno spazio intensamente vissuto che qualifica la residenza circostante. Ma si veda, anche, la stretta complementarietà fra il tratto iniziale di via Ampère e la ‘cavità teatrale’ dell’edificio della facoltà di Architettura progettata da Vittoriano Viganò. In questi due esempi si toccano con mano le sinergie che, in fatto di qualità urbana, possono scaturire dall’integrazione e dall’osmosi fra parti funzionalmente distinte ma non chiuse in sé stesse.
Oggi Città Studi è un settore di Milano dotato di forte personalità e di un’elevata propensione all’urbanità: un insieme articolato e vitale da cui la città tutta trae grande beneficio. Per questo merita un provvedimento di tutela sia nel suo insieme che puntuale per ciascuna delle parti significative che la compongono.


 
 Rispondi a questo messaggio
 Nome:
 Indirizzo email:
 Titolo:
Prevenzione Spam:
Per favore, reinserire il codice riportato nell'immagine.
Questo codice serve a bloccare i tentativi di inserimento automatici.
CAPTCHA - click right for audio Play Captcha