La stagione degli addii: Giancarlo Consonni

È morto un fantastico, alto poeta (eppure capace di preziosa umiltà), un urbanista paladino delle città e della dignità delle persone nelle città, un pittore (per cui non passava giorno senza uno spazio/tempo dedicato a un ininterrotto lavorìo di arte visiva), un uomo premuroso, instancabile pur nella sua apparente flemma, di rigore e di spirito, tanto colto e insieme popolare, di nobile e semplice eleganza (e di origine rurale), una voce potente capace di dolcezze e sussurri, un educatore nato e cresciuto, un cittadino progressista attivo e partecipe, un saggio, aperto al dialogo e a una sempre rispettosa considerazione degli altri, mai aggressivo, "un signore".
Gran lettore di poesia, naturalmente - in italiano e "in dialetto" -: delle sue, ma anche di quelle dei suoi poeti amati, come Franco Loi e Raffaello Baldini.
Quante cose buone, di pregio, nel suo fisico corposo, imponente (vistosamente quando era accanto alla figura minuta della moglie Graziella, poetessa anch'essa).
Soprattutto, è venuta a mancare una persona straordinariamente generosa, luminosa. Generosa e collaborativa anche rispetto alle iniziative culturali della nostra rivista di cui è stato un apprezzatissimo collaboratore.
Teniamoci buono quello che ci ha donato e la sua lezione di vita, del tutto priva di retorica.
