Alzheimer. Una malattia che costa cara. Chi la paga?
Azzeriamo la retta degli ammalati di demenze? No! Dicono in coro i gestori/proprietari delle RSA e chiedono l’intervento del Governo per fermare le richieste di rimborso.
(Aldo Gazzetti)11/02/2026

A chi tocca pagare dagli ottanta ai cento euro al giorno di retta per un anziano con Alzheimer ricoverato in Rsa?
In generale, quando una persona è ricoverata in una Residenza sanitaria assistenziale (Rsa), il costo per la sua degenza viene pagato in parte dalla Regione (la quota sanitaria, che dovrebbe essere il 50%, in realtà in Lombardia intorno al 42%), in parte dall’ospite o dai parenti (la quota «alberghiera»). In caso di indigenza, in rari casi, può intervenire il Comune di residenza.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che le prestazioni socio-assistenziali che sono strettamente correlate a quelle sanitarie (i.e. casi di demenza e in particolare Alzheimer) devono essere ricomprese tra i servizi erogati integralmente dal Servizio Sanitario Nazionale. Di conseguenza, l’ospite o chi ne fa le veci non è più tenuto al pagamento delle prestazioni, analogamente a quanto avviene nei ricoveri ospedalieri per patologie acute.
Oltre 150 ricorsi
Tale orientamento, emanato dalla sentenza della Cassazione del 2024, ha generato un significativo incremento di contenziosi legali perché gli interessati - degenti, ex degenti e loro congiunti o eredi - stanno sospendendo i pagamenti o richiedendo il rimborso delle somme già versate. Al settembre scorso si contavano almeno centocinquanta ricorsi, presentati direttamente o tramite vie legali.
La Giunta regionale tramite l’Assessore Bertolaso, ha annunciato che sarà adottata una posizione entro la fine del 2026. Le associazioni regionali e nazionali dei proprietari e gestori delle RSA, che ospitano persone affette da demenze, hanno manifestato allarme per la crescente diffusione delle richieste e hanno invocato un intervento legislativo del Governo contrario alla sentenza.
Che cos’era successo?
Nel 2017, una donna ha citato l'ASL e la Regione Lombardia chiedendo la nullità dell'obbligo di pagare la retta per il ricovero della madre affetta da Alzheimer in una RSA. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda e la Corte d'Appello ha confermato la decisione, ritenendo che la gratuità delle prestazioni assistenziali fosse limitata a specifici casi (previsti dal DPCM 14 febbraio 2001).
Non soddisfatta per questo esito giudiziario, la signora ha ritenuto di ricorrere in Cassazione richiamando la giurisprudenza secondo cui è sufficiente la stretta connessione tra prestazioni sanitarie e assistenziali affinché anche quest’ultime siano totalmente a carico del SSN.
La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che quando le prestazioni socio-assistenziali sono inscindibilmente legate a quelle sanitarie, i costi devono essere sostenuti dal SSN (in particolare nei casi di pazienti con Alzheimer) e confermando così l'illegittimità delle richieste di pagamento rivolte ai parenti.
Alzheimer: problema sanitario e sociale irrisolto
La demenza di Alzheimer rappresenta il 60% di tutte le demenze. La prevalenza di questa patologia aumenta con l’età e risulta maggiore nelle donne. Ma in Italia non esiste ancora un registro nazionale che consenta un censimento affidabile riguardo alla numerosità, all’eziologia e alla gravità dei soggetti affetti.
Sicuramente, come conferma il World Alzheimer Report 2021, questa patologia risulta sotto-diagnosticata, poco trattata, e non adeguatamente gestita sia in ambito specialistico che nell’ambito delle cure primarie. Solo il 40-50% dei pazienti affetti da demenza riceve una diagnosi nei Paesi ad alto reddito ed il 5-10%, nei Paesi a basso reddito.
A carico soprattutto delle donne
Permane una marcata differenza di genere nella malattia: il 62,2% sono donne e le donne anziane e sole. Una minoranza vive, più spesso rispetto agli uomini, presso figli o familiari piuttosto che nella propria abitazione. Donne anche la stragrande maggioranza delle caregiver, il 70%, con prevalenza di figlie che assistono madri anziane (prevalentemente vedove) e mogli che si prendono cura di pazienti maschi.
La famiglia resta il fulcro dell’assistenza; tuttavia, il ruolo assistenziale del caregiver principale si configura come sempre più isolato e caratterizzato da un ridotto supporto da parte sia dei familiari che delle badanti. Un caregiver su cinque dichiara di non ricevere alcun aiuto, dato in aumento rispetto alle precedenti rilevazioni, e diminuisce la percentuale di chi può contare sull’aiuto di altri familiari (dal 48,6% del 2015 al 41,7% attuale).
… e si ricorre alla “badante”
Circa il 41,1% delle famiglie ricorre alla figura della badante, ma si evidenzia una crescita della quota di non conviventi (28,3%) rispetto al 14,6% registrato nel 2015. L’assistenza fornita dalle badanti, principalmente donne straniere selezionate tramite canali informali, si conferma meno strutturata e professionalizzata, oltre ad avere costi crescenti: il loro contributo incide significativamente sulla spesa familiare, rappresentando il 75% dei 22.500 euro di costi diretti annuali attribuibili a un malato di Alzheimer (contro il 60% del 2015).
In Regione Lombardia sono 190.000 le persone con una diagnosi di demenza, di cui 115.000 malati di Alzheimer a cui si aggiungono 160.000 persone con deterioramento cognitivo lieve (MCI).
Rette e tariffe
In caso di ricovero presso un Nucleo Alzheimer, la Regione Lombardia riconosce un contributo giornaliero di €63,35 (denominato tariffa o quota sanitaria). Il paziente, o chi ne fa le veci, è tenuto a integrare tale importo con un pagamento aggiuntivo pari ad almeno €80 (valore minimo applicato dalla RSA pubblica Golgi), mentre la maggior parte delle RSA convenzionate a gestione privata (circa il 90%) applica una retta giornaliera (chiamata quota alberghiera) compresa tra €100 e €120. Per una limitata quota di pazienti (5%), che presentano un ISEE basso o familiari obbligati con redditi minimi, la retta può essere sostenuta dal comune di residenza.
Le rette medie sostenute dai pazienti affetti da malattia di Alzheimer risultano sensibilmente superiori rispetto alla tariffa media riconosciuta dalla Regione, nonostante la normativa sui Livelli di Assistenza preveda parità percentuale (50%) del costo totale tra i due valori.
Il costo per una famiglia
Attualmente, considerando una tariffa giornaliera media pari a 80€, si stima che nel 2025 il costo annuo complessivo per ciascun paziente possa variare tra 28.000 e 30.000 euro. Il peso economico, che si configura sia nel compenso di un caregiver retribuito sia in alternativa nel pagamento della retta per il ricovero presso una RSA, può risultare oneroso per il paziente e la sua famiglia. Tale situazione evidenzia le conseguenze negative correlate all’incidenza e alla diffusione della malattia di Alzheimer, la quale, anche nelle sue manifestazioni più gravi e avanzate, non è attualmente riconosciuta a carico del Servizio Sanitario Nazionale, se non in parte.
Un onere sostenibile per la Regione
In Lombardia sono disponibili circa 4.300 posti letto all'interno dei Nuclei Alzheimer; qualora la tariffa attualmente versata dal paziente o dai familiari venisse interamente coperta dalla Regione tramite risorse del Servizio Sanitario Regionale, l'onere economico totale ammonterebbe a circa 125 milioni di euro. Il Fondo Sanitario Regionale ha una dotazione di circa 22 miliardi di euro. Pertanto, la presa in carico integrale della degenza residenziale per i pazienti affetti da malattia di Alzheimer non dovrebbe rappresentare un onere insostenibile per la Regione Lombardia, qualora vi fosse una precisa volontà politica di contribuire concretamente alla riduzione dell’impatto sociale, familiare e collettivo di questa patologia particolarmente invalidante e attualmente incurabile.
Equità e solidarietà
Questa sarebbe la logica conseguenza se la sentenza della Cassazione avesse immediato effetto e desse l’incontestabile interpretazione della legge che dichiara che la malattia di Alzhemeir è totalmente assistibile dal Servizio Sanitario Nazionale e che la degenza residenziale indispensabile o necessaria deve essere a carico del Fondo sanitario regionale. Sarebbe anche in sintonia con la Legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale che ha come pilastri l’equità e la solidarietà.
Ma…
I proprietari e i gestori delle RSA che ospitano i Nuclei Alzheimer accreditati non si sono allineati alle richieste in conformità con la sentenza citata, né si sono associati ai pazienti per rivendicare il rimborso integrale dei costi alla Regione o allo Stato.
Al contrario, le loro rappresentanze hanno indirizzato una comunicazione ufficiale al Governo (alla Presidente Meloni e ad altri Ministri) sollecitando un decreto legge che stabilisca una volta per tutte il mantenimento dell'onere economico a carico dei cittadini affetti dalla malattia e delle loro famiglie. Tra loro, non stupisce la presenza dei proprietari internazionali di centinaia di RSA che hanno ovviamente finalità di lucro.
Meraviglia la presenza della rappresentanza delle strutture non aventi finalità di lucro con ribadite loro esternazioni di fini assistenziali e caritatevoli.
In generale, quando una persona è ricoverata in una Residenza sanitaria assistenziale (Rsa), il costo per la sua degenza viene pagato in parte dalla Regione (la quota sanitaria, che dovrebbe essere il 50%, in realtà in Lombardia intorno al 42%), in parte dall’ospite o dai parenti (la quota «alberghiera»). In caso di indigenza, in rari casi, può intervenire il Comune di residenza.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che le prestazioni socio-assistenziali che sono strettamente correlate a quelle sanitarie (i.e. casi di demenza e in particolare Alzheimer) devono essere ricomprese tra i servizi erogati integralmente dal Servizio Sanitario Nazionale. Di conseguenza, l’ospite o chi ne fa le veci non è più tenuto al pagamento delle prestazioni, analogamente a quanto avviene nei ricoveri ospedalieri per patologie acute.
Oltre 150 ricorsi
Tale orientamento, emanato dalla sentenza della Cassazione del 2024, ha generato un significativo incremento di contenziosi legali perché gli interessati - degenti, ex degenti e loro congiunti o eredi - stanno sospendendo i pagamenti o richiedendo il rimborso delle somme già versate. Al settembre scorso si contavano almeno centocinquanta ricorsi, presentati direttamente o tramite vie legali.
La Giunta regionale tramite l’Assessore Bertolaso, ha annunciato che sarà adottata una posizione entro la fine del 2026. Le associazioni regionali e nazionali dei proprietari e gestori delle RSA, che ospitano persone affette da demenze, hanno manifestato allarme per la crescente diffusione delle richieste e hanno invocato un intervento legislativo del Governo contrario alla sentenza.
Che cos’era successo?
Nel 2017, una donna ha citato l'ASL e la Regione Lombardia chiedendo la nullità dell'obbligo di pagare la retta per il ricovero della madre affetta da Alzheimer in una RSA. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda e la Corte d'Appello ha confermato la decisione, ritenendo che la gratuità delle prestazioni assistenziali fosse limitata a specifici casi (previsti dal DPCM 14 febbraio 2001).
Non soddisfatta per questo esito giudiziario, la signora ha ritenuto di ricorrere in Cassazione richiamando la giurisprudenza secondo cui è sufficiente la stretta connessione tra prestazioni sanitarie e assistenziali affinché anche quest’ultime siano totalmente a carico del SSN.
La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che quando le prestazioni socio-assistenziali sono inscindibilmente legate a quelle sanitarie, i costi devono essere sostenuti dal SSN (in particolare nei casi di pazienti con Alzheimer) e confermando così l'illegittimità delle richieste di pagamento rivolte ai parenti.
Alzheimer: problema sanitario e sociale irrisolto
La demenza di Alzheimer rappresenta il 60% di tutte le demenze. La prevalenza di questa patologia aumenta con l’età e risulta maggiore nelle donne. Ma in Italia non esiste ancora un registro nazionale che consenta un censimento affidabile riguardo alla numerosità, all’eziologia e alla gravità dei soggetti affetti.
Sicuramente, come conferma il World Alzheimer Report 2021, questa patologia risulta sotto-diagnosticata, poco trattata, e non adeguatamente gestita sia in ambito specialistico che nell’ambito delle cure primarie. Solo il 40-50% dei pazienti affetti da demenza riceve una diagnosi nei Paesi ad alto reddito ed il 5-10%, nei Paesi a basso reddito.
A carico soprattutto delle donne
Permane una marcata differenza di genere nella malattia: il 62,2% sono donne e le donne anziane e sole. Una minoranza vive, più spesso rispetto agli uomini, presso figli o familiari piuttosto che nella propria abitazione. Donne anche la stragrande maggioranza delle caregiver, il 70%, con prevalenza di figlie che assistono madri anziane (prevalentemente vedove) e mogli che si prendono cura di pazienti maschi.
La famiglia resta il fulcro dell’assistenza; tuttavia, il ruolo assistenziale del caregiver principale si configura come sempre più isolato e caratterizzato da un ridotto supporto da parte sia dei familiari che delle badanti. Un caregiver su cinque dichiara di non ricevere alcun aiuto, dato in aumento rispetto alle precedenti rilevazioni, e diminuisce la percentuale di chi può contare sull’aiuto di altri familiari (dal 48,6% del 2015 al 41,7% attuale).
… e si ricorre alla “badante”
Circa il 41,1% delle famiglie ricorre alla figura della badante, ma si evidenzia una crescita della quota di non conviventi (28,3%) rispetto al 14,6% registrato nel 2015. L’assistenza fornita dalle badanti, principalmente donne straniere selezionate tramite canali informali, si conferma meno strutturata e professionalizzata, oltre ad avere costi crescenti: il loro contributo incide significativamente sulla spesa familiare, rappresentando il 75% dei 22.500 euro di costi diretti annuali attribuibili a un malato di Alzheimer (contro il 60% del 2015).
In Regione Lombardia sono 190.000 le persone con una diagnosi di demenza, di cui 115.000 malati di Alzheimer a cui si aggiungono 160.000 persone con deterioramento cognitivo lieve (MCI).
Rette e tariffe
In caso di ricovero presso un Nucleo Alzheimer, la Regione Lombardia riconosce un contributo giornaliero di €63,35 (denominato tariffa o quota sanitaria). Il paziente, o chi ne fa le veci, è tenuto a integrare tale importo con un pagamento aggiuntivo pari ad almeno €80 (valore minimo applicato dalla RSA pubblica Golgi), mentre la maggior parte delle RSA convenzionate a gestione privata (circa il 90%) applica una retta giornaliera (chiamata quota alberghiera) compresa tra €100 e €120. Per una limitata quota di pazienti (5%), che presentano un ISEE basso o familiari obbligati con redditi minimi, la retta può essere sostenuta dal comune di residenza.
Le rette medie sostenute dai pazienti affetti da malattia di Alzheimer risultano sensibilmente superiori rispetto alla tariffa media riconosciuta dalla Regione, nonostante la normativa sui Livelli di Assistenza preveda parità percentuale (50%) del costo totale tra i due valori.
Il costo per una famiglia
Attualmente, considerando una tariffa giornaliera media pari a 80€, si stima che nel 2025 il costo annuo complessivo per ciascun paziente possa variare tra 28.000 e 30.000 euro. Il peso economico, che si configura sia nel compenso di un caregiver retribuito sia in alternativa nel pagamento della retta per il ricovero presso una RSA, può risultare oneroso per il paziente e la sua famiglia. Tale situazione evidenzia le conseguenze negative correlate all’incidenza e alla diffusione della malattia di Alzheimer, la quale, anche nelle sue manifestazioni più gravi e avanzate, non è attualmente riconosciuta a carico del Servizio Sanitario Nazionale, se non in parte.
Un onere sostenibile per la Regione
In Lombardia sono disponibili circa 4.300 posti letto all'interno dei Nuclei Alzheimer; qualora la tariffa attualmente versata dal paziente o dai familiari venisse interamente coperta dalla Regione tramite risorse del Servizio Sanitario Regionale, l'onere economico totale ammonterebbe a circa 125 milioni di euro. Il Fondo Sanitario Regionale ha una dotazione di circa 22 miliardi di euro. Pertanto, la presa in carico integrale della degenza residenziale per i pazienti affetti da malattia di Alzheimer non dovrebbe rappresentare un onere insostenibile per la Regione Lombardia, qualora vi fosse una precisa volontà politica di contribuire concretamente alla riduzione dell’impatto sociale, familiare e collettivo di questa patologia particolarmente invalidante e attualmente incurabile.
Equità e solidarietà
Questa sarebbe la logica conseguenza se la sentenza della Cassazione avesse immediato effetto e desse l’incontestabile interpretazione della legge che dichiara che la malattia di Alzhemeir è totalmente assistibile dal Servizio Sanitario Nazionale e che la degenza residenziale indispensabile o necessaria deve essere a carico del Fondo sanitario regionale. Sarebbe anche in sintonia con la Legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale che ha come pilastri l’equità e la solidarietà.
Ma…
I proprietari e i gestori delle RSA che ospitano i Nuclei Alzheimer accreditati non si sono allineati alle richieste in conformità con la sentenza citata, né si sono associati ai pazienti per rivendicare il rimborso integrale dei costi alla Regione o allo Stato.
Al contrario, le loro rappresentanze hanno indirizzato una comunicazione ufficiale al Governo (alla Presidente Meloni e ad altri Ministri) sollecitando un decreto legge che stabilisca una volta per tutte il mantenimento dell'onere economico a carico dei cittadini affetti dalla malattia e delle loro famiglie. Tra loro, non stupisce la presenza dei proprietari internazionali di centinaia di RSA che hanno ovviamente finalità di lucro.
Meraviglia la presenza della rappresentanza delle strutture non aventi finalità di lucro con ribadite loro esternazioni di fini assistenziali e caritatevoli.
