Alla Stoppani nasce il primo Museo dei Giochi Olimpici e Paralimpici dentro una scuola

Il Museo nasce all’interno dell’ “Education Programme” Gen26, il programma educativo legato ai Giochi. L’ iniziativa è stata realizzata grazie alla partecipazione attiva degli studenti insieme ai docenti. L’obiettivo è promuovere i valori olimpici e paralimpici: rispetto, inclusione, impegno, solidarietà e partecipazione. Non si tratta solo di uno spazio espositivo, ma di un vero e proprio laboratorio educativo permanente, pensato per integrare sport, storia e cittadinanza attiva.
Ci racconta Anna Guarneri, Presidente dell’Associazione Scuola Stoppani: “L’idea di organizzare un Museo degli Sport Olimpici e Paralimpici nasce in primavera, quando i nostri ragazzi partecipano all’Arena a un evento organizzato da Gen26 Education Programme, grazie alla presenza nella nostra scuola, tra la componente genitori, di Mauro Bertola, Ambassador Gen26 per conto dell'Èquipe Formativa Ministeriale, in relazione all'accordo tra Fondazione Milano Cortina e il MIM (Ministero dell’istruzione e del merito). A seguire è nato un dialogo tra la scuola, i membri di Gen26 e Fondazione Milano Cortina che ha portato, tra le altre cose, alla presenza dell’atleta paralimpico Daniele Cassioli (sci nautico, non vedente) alle nostre olimpiadi studentesche, dove ha parlato ai bambini e ci ha donato il suo sci nautico.
Da questa donazione è nata l’idea di istituire, per questo anno scolastico, un programma educativo parallelo alla tradizionale attività legato ai principio di Gen26, all’ educazione ai valori olimpici e paralimpici: dall’inizio dell’anno tutta la scuola si è “vestita di olimpiadi”, in termini di manufatti ma anche di attività didattiche. I ragazzi hanno approfondito valori e storia dei giochi e prodotto materiali, con il supporto di un gruppo di instancabili insegnanti e genitori coordinati dalla docente Morena Saliceti del plesso Stoppani. È come se il tema dello sport e dei suoi valori sia diventato un po’ la corrente sotterranea a tutte le attività quotidiane.
Contemporaneamente abbiamo iniziato a raccogliere memorabilia degli atleti olimpici e paralimpici ma anche testimonianze di genitori della scuola ed ex genitori attivi nel mondo dello sport.”
All’interno del museo vengono esposti materiali, oggetti, pannelli narrativi e percorsi didattici che raccontano la storia delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi, con particolare attenzione al loro significato sociale e culturale, mettendo in luce il ruolo dello sport come strumento di dialogo, inclusione e superamento delle barriere, fisiche e culturali. I lavori degli studenti si sono affiancati a tante donazioni: le scarpe di Bebe Vio, il «guscio» della gamba protesica di Martina Caironi, la maglia da gara della pallavolista Antonella del Coro e la felpa della ginnasta Marta Pagnini. Gli sci di Rocca, di Arianna Follis, Giacinto Sertorelli. Pettorali di Pellegrino, De Fabiano e Laurent, mazza di Anna De La Forest, divisa e mascherina di Arjola Dedaj e tante altre memorabilia.
Attraverso il coinvolgimento degli studenti, il museo diventa un’esperienza di apprendimento condiviso, in cui ragazze e ragazzi non sono semplici visitatori, ma protagonisti. Un approccio coerente con lo spirito di Gen26, che punta a rendere le nuove generazioni consapevoli e partecipi di un evento che lascerà un’eredità duratura alla città.
La presenza attiva e costante dei genitori, in particolar modo nelle ultime settimane di lavoro, ha creato un’alleanza virtuosa per le visioni e le competenze che ciascuno porta per un obiettivo comune.
Il museo potrà accogliere visite di altre scuole, famiglie e cittadini, diventando un punto di riferimento per la diffusione dei valori olimpici. Lo sport diventa racconto, memoria e progetto per il futuro, per i ragazzi di domani.
