Referendum sulla giustizia, un voto per una giustizia a servizio dei cittadini o della politica?

Il prossimo 22-23 marzo saremo chiamati a votare per l’indipendenza della magistratura. Una scelta di assoluta importanza per la difesa dell’ordine democratico. ()
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Assicurare al paese una magistratura libera e indipendente era l’impegno che i padri costituenti, dopo la caduta del fascismo alla fine della seconda guerra mondiale, hanno avuto ben presente redigendo la costituzione repubblicana. Una giustizia giusta ed equanime era essenziale ed indispensabile per garantire il nuovo ordine democratico per il paese. Oggi come allora questo pilastro su cui deve reggere l'amministrazione della giustizia non può essere messo in discussione; anzi direi che oggi più di allora va rinsaldato. Lo richiedono la situazione generale che stiamo vivendo, l’incertezza democratica attuale, lo strapotere nelle mani di pochi individui in grado di cancellare la certezza del diritto, la deriva autoritaria che i governi in gran parte del mondo, Italia compresa, hanno imboccato.

Il referendum propone due modifiche, la separazione delle carriere e la creazione di due Consigli Superiori separati, nominati con criteri diversi per ogni Consiglio, oltre l’istituzione di un’Alta Corte per i procedimenti disciplinari nei confronti di giudici e pubblici ministeri.
Come tanti autorevoli commentatori, giuristi ed uomini di legge hanno chiarito la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti di fatto esiste già, il magistrato può scegliere quale funzione intenderà svolgere e può cambiare una volta sola qualora intendesse farlo. La separazione non incide minimamente sull'efficienza dell’amministrazione giudiziaria e non si vede a tale riguardo quali concreti vantaggi possa comportare ed a quali scopi venga introdotta.

Appare chiaro invece che lo scopo, nelle intenzioni del governo e del ministro della giustizia, fautori della riforma, è quello di istituire due organi disgiunti di controllo dell’operato dei giudici, e quindi del funzionamento della giustizia, separati e formati con criteri assai diversi per i giudici e per i pubblici ministeri. Nel loro Consiglio Superiore verranno nominati giudici estratti a sorte, nell’altro Consiglio Superiore entreranno magistrati estratti a sorte e membri laici scelti tra un ristretto numero di componenti indicati dai partiti politici ed eletti nei gruppi parlamentari. I criteri e le modalità relative alla rappresentanza politica in questo Consiglio Superiore verranno definiti in seguito e non sono chiariti nel quesito referendario.

Nell’attuale ordinamento giudici e pubblico ministero hanno lo stesso impegno, appurare la verità per perseguire un obiettivo comune, assicurare un processo giusto, senza vincitori né vinti. Viceversa, e lo vediamo spesso succedere ove vige la contrapposizione tra il ruolo di magistrato giudicante e quello del magistrato accusatore (come ad esempio negli USA), la condanna o l’assoluzione dell’indagato viene considerata una sconfitta o una vittoria. Sarà forse una mia impressione, ma la vicenda di Antonio Di Pietro, oggi favorevole alla separazione delle carriere ed una volta famoso pubblico ministero, uscito dalla magistratura per entrare in politica grazie alla popolarità acquisita come pubblico ministero, mi spinge a pensare che ogni pubblico ministero debba svolgere il proprio lavoro a fianco del giudice, soggetto allo stesso ordinamento rappresentativo e lontano dalla frequentazione con la politica, che già oggi costituisce un problema su cui porre attenzione senza bisogno di separare le carriere. A chi conviene un pubblico ministero così, non certo a noi cittadini.

Assistiamo ad una contrapposizione continua tra la politica e i magistrati, accusati di intralciare il lavoro del Governo, di mettere i bastoni tra le ruote, di impedire le riforme necessarie, quando grazie ad essi vengono prese decisioni sgradite alle forze politiche a difesa della legalità. Questo è appunto il loro compito e per fortuna abbiamo oggi in Italia una magistratura che, nel suo complesso, lavora per garantire che la legge venga applicata proteggendo i cittadini dalle ingerenze della politica. Il nostro NO al referendum sulla giustizia serve a questo.

Per chi volesse approfondire il tema segnaliamo i commenti di alcuni autorevoli relatori.

- Livio Pepino https://volerelaluna.it/commenti/2026/01/12/un-referendum-tutto-politico/
- Alessandro Barbero https://www.youtube.com/shorts/uWiet_P5NqU
- Gustavo Zagrebelsky https://www.youtube.com/watch?v=Q2wbJEHVn4o
- Tomaso Montanari https://youtube.com/shorts/A50A56oNsOA?si=eiMsP_14gepyD9yF

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