Rosarno vista da vicino: viaggio dei GAS di zona 3 nella filiera della dignità

SOS Rosarno è un'associazione di promozione sociale nata nel 2010 a Rosarno, in Calabria, in un territorio da tempo noto per le condizioni di sfruttamento del lavoro agricolo. La sua storia è strettamente legata alle rivolte dei lavoratori agricoli, soprattutto immigrati, che in quell’anno portarono all’attenzione nazionale le condizioni di sfruttamento e di illegalità diffuse nella piana di Gioia Tauro. Fu la cosiddetta rivolta di Rosarno. Nel pomeriggio del 7 gennaio 2010, due braccianti di origine africana al ritorno dai campi vengono feriti con colpi di arma da fuoco. All’aggressione i migranti reagiscono uscendo dalle macerie di fabbriche abbandonate e scaricando la propria rabbia nelle strade. Si accende una contro-reazione di una parte della popolazione locale: due giorni di pestaggi e “caccia al nero”. Arrivano le forze dell’ordine e l’esercito. Il bilancio è di decine di feriti, tra mille e duemila lavoratori vengono trasferiti o fuggono in altre città italiane. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, attribuisce la causa degli scontri all’eccessiva tolleranza dell’immigrazione irregolare.
L'associazione nasce proprio come reazione diretta alla situazione in cui versava e per gran parte ancora versa, la Piana di Gioia Tauro. In quel periodo le cronache riportavano episodi drammatici di lavoratori stagionali africani costretti a vivere in baracche fatiscenti, pagati pochi euro a cassetta, discriminati e spesso vittime di violenza. SOS Rosarnosi è subito schierata a fianco dei lavoratori, denunciando le violenze e le ingiustizie subite e promuovendo un modello di sviluppo alternativo, basato sulla dignità del lavoro e sulla tutela dell'ambiente.
Fondato da Giuseppe Pugliese insieme a un gruppo di agricoltori locali e cittadini del territorio, SOS Rosarno riunisce piccoli contadini, pastori, braccianti immigrati, disoccupati e attivisti, con l'obiettivo di realizzare un'economia locale solidale e sostenibile, basata sul rispetto dei diritti dei lavoratori e sulla valorizzazione dei prodotti locali, in opposizione al sistema del caporalato e dello sfruttamento.
Uno degli aspetti più innovativi del progetto è la scelta di
assumere regolarmente i lavoratori stagionali, garantendo salari adeguati,
sicurezza sul lavoro e condizioni abitative dignitose.
Quindi non solo raccolta di arance: anche recupero di terreni, sostegno a
piccole aziende agricole, collaborazione con produttori che condividono gli
stessi principi, formazione e inclusione.
L’idea è semplice ma rivoluzionaria: creare una filiera agricola etica e sostenibile che garantisca ai produttori e ai lavoratori un giusto compenso per il loro lavoro e ai consumatori prodotti di qualità, ottenuti nel rispetto dei diritti del lavoro e dell'ambiente. L'associazione promuove così la vendita diretta dei prodotti, attraverso mercati contadini e gruppi di acquisto solidale (GAS), e sostiene le aziende agricole che aderiscono al suo progetto, offrendo loro supporto tecnico e logistico.
Per capire meglio questa realtà e scambiare idee e progetti, tra il 18 e il 21 novembre un gruppo di soci di Gruppi di acquisto solidali (GAS) della zona 3 di Milano, il GasLoLa di Loreto-Lambrate, il GasDem di Città Studi-Lambrate, il Gaseluce di Argonne, il Gas Città Studi hanno incontrato SOS Rosarno, per conoscere da vicino le persone, le aziende coinvolte, i campi, la raccolta degli agrumi, l’ostello dei lavoratori: un viaggio non turistico, ma politico e umano: un modo per vedere con i propri occhi ciò che, da anni, sta dietro alle arance che arrivano sulle tavole dei gasisti.
Martedì alle 9 ci imbarchiamo sul volo per Reggio: Bianca, Francesco, Silvia e Gianfranco del GasLola, Erica, Pier, Marilena e Marina del GasDem, Silvana del Gas Città Studi, Patrizia del Gaseluce. Monica del GasLola, ci raggiungerà Giovedì.
Atterriamo a Reggio Calabria alle 10.30 e partiamo con le auto a nolo per Catone dove Giuseppe Pugliese, fondatore di SOS Rosarno ci aspetta nella sede di Mielin, un produttore di miele, dolci e fichi secchi. Ci accolgono Gianfranco, il titolare e la moglie Daniela con un meraviglioso pranzo a base di specialità calabresi. Ci stiamo tutto il pomeriggio mangiando e parlando e cominciamo a entrare nel mondo di SOS Rosarno.
Nel pomeriggio raggiungiamo San Ferdinando, che è il paese dove venerdì visiteremo “Dambe so”, l’ostello dei lavoratori migranti e dove alloggeremo in albergo tutta la settimana.
Il mattino successivo con Peppe visitiamo il Vivaio di Nello Navarra, e il magazzino di Rosarno di raccolta, pulitura, smistamento e lavorazione degli agrumi e preparazione per la spedizione. Nel pomeriggio andiamo al campo di avocado che Nello coltiva assieme al fratello, una novità recente. "Spero saranno la mia pensione integrativa", ci ha detto scherzando.
I GAS sono gruppi di cittadini che si organizzano per acquistare direttamente dai produttori, saltando la filiera commerciale tradizionale. In questo modo, i consumatori possono sostenere un'agricoltura di qualità, rispettosa dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori, mentre i produttori ricevono un giusto compenso per il loro lavoro.
SOS Rosarno ha visto da subito nei GAS un partner fondamentale per la realizzazione del suo progetto di economia solidale. D’altra parte, i GAS sostengono SOS Rosarno non solo come acquirenti, ma come parte di una rete solidale che garantisce acquisti regolari con l’obiettivo di ridurre la filiera saltando la GDO.
Giovedì la visita ci ha portato al paese di Camini e al suo progetto
sociale. Camini è un’esperienza di rinascita comunitaria che ha trasformato un
borgo a rischio spopolamento in un luogo di accoglienza, solidarietà e sviluppo
sostenibile, lavoro e imprenditoria sociale. Nato da una idea del 1999, su
impulso di figure locali tra cui Rosario Zurzol, il Presidente della
cooperativa Jungi Mundu (“unisci il mondo” in dialetto) e l’ex sindaco
di Camini Giuseppe Alfarano, il progetto coinvolge rifugiati, richiedenti asilo
e famiglie vulnerabili provenienti dal sud del mondo, integrandoli pienamente
nella vita del paese.
Attraverso percorsi di formazione professionale nell’artigianato e nell’agricoltura
biologica, il progetto ha creato laboratori artigianali di ceramica, tessitura,
falegnameria, sartoria, produzione alimentare…
L’interazione quotidiana tra abitanti storici e nuovi arrivati favorisce un
clima di cooperazione e solidarietà, migliorando la qualità della vita di tutti
in un modello che dimostra come l’accoglienza, quando è accompagnata da
inclusione attiva, possa diventare una risorsa per territori periferici,
contrastando lo spopolamento e trasformando la fragilità in occasione di
rinascita collettiva.
Venerdì si va al Monte Poro all’azienda casearia di Gabriele a Limbadi per assistere alla preparazione del pecorino e della ricotta di pecora. Alla sera a San Ferdinando la “cena africana”: siamo ospiti dei lavoratori che vivono durante il periodo della raccolta delle arance nell’ostello “Dambe so” che ospita 74 lavoratori africani. Il nome significa “casa della dignità”, in lingua Bambarà, una delle più diffuse in Africa occidentale, un nome programmatico per l’ostello sociale aperto accanto a Rosarno, per ospitare i braccianti immigrati durante il periodo della raccolta agrumicola. L’ostello è parte dei progetti del programma rifugiati e migranti della Chiesa Valdese che lo finanzia.
L’ostello sociale “Dambe so” offre alloggi in autogestione dove i lavoratori pagano 90 € al mese. Sono alloggi che i privati locali affittano alla chiesa valdese. La differenza viene fornita dal fondo di solidarietà di SOS Rosarno. D’estate quando, finita la raccolta, i lavoratori si spostano al nord, l’ostello diventa un luogo per turisti gestito dalla Chiesa Valdese. L’esperienza di San Ferdinando si è replicata da giugno di quest’anno a Saluzzo, in provincia di Cuneo, per la raccolta dei piccoli frutti, in continuità con l’esperienza di San Ferdinando-Rosarno, anche questo è un progetto finanziato dall’8xmille valdese.
L’ostello di San Ferdinando è una risposta concreta al problema dell’alloggio dei lavoratori: non un dormitorio, ma uno spazio accogliente, integrato nella comunità locale, dove i lavoratori trovano riposo, servizi e relazioni.
In sintesi SOS Rosarno non è solo distribuzione di arance: è anche recupero di terreni, sostegno a piccole aziende agricole, e alcune le abbiamo incontrate, è collaborazione con produttori che condividono gli stessi principi, è formazione e inclusione. SOS Rosarno è la dimostrazione che lo sfruttamento non è un destino inevitabile dell’agricoltura, ma il risultato di scelte economiche e politiche che possono essere ribaltate.
Il rapporto tra SOS Rosarno e i GAS nasce quasi contemporaneamente alla fondazione dell’associazione. I Gruppi di Acquisto Solidale, infatti, sono l’interlocutore ideale per una filiera trasparente e sostenibile: non cercano solo un prodotto, ma un progetto da sostenere.
Il legame si fonda su alcuni pilastri condivisi e un patto di reciprocità:
- prezzo equo e trasparente, che tenga conto del lavoro etico, senza pressioni al ribasso, ma che nel contempo tagli i profitti della filiera distributiva,
- programmazione delle produzioni attraverso gli ordini collettivi,
- scambio diretto (non semplici forniture, ma relazioni; i gasisti visitano i campi, conoscono i lavoratori, dialogano con i produttori),
- diffusione del progetto che i GAS raccontano diventando moltiplicatori di consapevolezza nei territori.
Sono passati più di dieci anni e questa alleanza continua a crescere: migliaia di famiglie, in tutta Italia, ricevono agrumi e altri prodotti sapendo che ogni acquisto sostiene un modello agricolo alternativo.
Il viaggio dei GAS della zona 3 è stata l’occasione per
toccare con mano che il caporalato e lo sfruttamento non sono un destino, ma il
risultato di scelte precise, così come non è impossibile una filiera etica e un’altra
agricoltura.
