Comunicato Stampa DiRe Manifesto in dieci punti
Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa di DiRe emesso nella ricorrenza della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
(DiRe Donne in rete contro la violenza)26/11/2025

La violenza di genere è una questione pubblica e collettiva.
Un Manifesto, dieci punti: la violenza maschile alle donne si contrasta solo con una prospettiva di genere.
Il Manifesto Femminista e Transfemminista racconta, ancora una volta, come la violenza di genere sia una questione pubblica, che riguarda tutta la società; il suo superamento, infatti, richiede coscienza comune, azione condivisa e rivoluzione culturale. È ormai noto che per eradicare la violenza alle donne e di genere è necessario rimuoverne le cause agendo un ribaltamento strutturale delle relazioni economiche, sociali e
culturali su cui si fonda la società.
“Prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e di genere significa riconoscere il pensiero e la pratica femminista dei Centri antiviolenza, non comefornitori di servizi, ma come luoghi politici di cambiamento” dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Per affermare questo con maggiore decisione,” continua Carelli “abbiamo promosso un'alleanza con tante realtà e soggettività differenti: insieme affermiamo che la violenza maschile contro le donne e di genere è un fatto sociale che va affrontato con un'ottica di genere, respingendo i tentativi di neutralizzare l'intervento politico dei centri femministi e transfemministi”. Conclude la presidente: “Il nostro manifesto è un punto di partenza per una mobilitazione ampia sui vari ambiti in cui dobbiamo produrre la nostra rivoluzione culturale”.
Per Francesca De Masi, presidente di Be Free: “La sfida a cui i Centri antiviolenza rispondono con forza è quella di una rinnovata radicalità, delle pratiche, dei linguaggi, delle alleanze, perché non ci accontentiamo di essere servizi, ma abbiamo la pretesa di voler cambiare il mondo, perché sia libero dalla violenza patriarcale. Per farlo, le parole d’ordine devono essere necessariamente femministe, transfemministe, intersezionali”.
Per Monica Pasquino, presidente di Educare alle differenze: “Educare alle differenze aderisce al Piano femminista e transfemminista promosso da D.i.Re, riconoscendo nel manifesto una visione che è anche la nostra: la violenza di genere è strutturale e si combatte solo agendo insieme, con politiche transfemministe e intersezionali. Lavoriamo da sempre sulla prevenzione di primo livello: decostruire gli stereotipi, educare alle relazioni e al consenso è l’unico modo per contrastare davvero la violenza di genere. Continueremo a farlo nelle scuole e nei territori, costruendo alleanze politiche quotidiane per la libertà.
Per questo oggi ci opponiamo con forza a questo governo e al ddl Valditara, che tenta ancora una volta di imporre censura e controllo sulla scuola: proprio mentre il Piano ci ricorda che senza un’educazione sessuo-affettiva continua, libera e competente non esiste alcun cambiamento culturale possibile”.
“L'alleanza tra associazioni femministe e transfemministe è un fatto politico che unisce relazioni e pratiche nel pieno riconoscimento delle loro affinità identitarie. I loro saperi devono essere riconosciuti quale risorsa imprescindibile all'evoluzione sociale, politica ed economica del paese, tenuti in considerazione ed applicati ai vari livelli di intervento da parte delle amministrazioni centrali e locali, trasversalmente ad ogni colore politico, come fattore di crescita del paese. Il sostegno e la diffusione omogenea sul territorio dei centri antiviolenza femministi e delle loro pratiche trasformative, portatrici di cambiamento e benessere sociale, devono essere garantiti quali obiettivi primari delle buone politiche statali e locali, con applicazione sistemica e strutturale di risorse economiche secondo i bisogni indicati dagli stessi”, così Rossella Mariuz, Vicepresidente UDI Bologna.
Roberta Mori, Portavoce nazionale Conferenza Donne Democratiche afferma: “La Conferenza nazionale delle Donne Democratiche aderisce convintamente al Manifesto della D.i.Re. perché riconosce nella violenza maschile contro le donne un problema strutturale, radicato nelle disuguaglianze di potere, che si supera solo con un impegno politico trasversale che provochi un profondo cambiamento culturale. Sosteniamo i Centri antiviolenza non solo come presidi socioculturali, ma anche come spazi di libertà e autodeterminazione che l’alleanza tra donne e società tutta scegliamo di rafforzare insieme. Nessuna trasformazione è possibile senza una rete femminista e transfemminista unita, competente e solidale”.
---------------------------------------
D.i.Re. - Donne in rete contro la violenza è la rete nazionale antiviolenza e si compone di 88 organizzazioni dislocate sul territorio nazionale, che gestiscono Centri antiviolenza e Case rifugio, affiancando oltre 23.000 donne ogni anno. D.i.Re e le organizzazioni socie sono attive politicamente per determinare il cambiamento culturale necessario per l’eliminazione della violenza maschile alle donne.
---------------------------------------
Ufficio stampa
press@direcontrolaviolenza.it
Un Manifesto, dieci punti: la violenza maschile alle donne si contrasta solo con una prospettiva di genere.
Il Manifesto Femminista e Transfemminista racconta, ancora una volta, come la violenza di genere sia una questione pubblica, che riguarda tutta la società; il suo superamento, infatti, richiede coscienza comune, azione condivisa e rivoluzione culturale. È ormai noto che per eradicare la violenza alle donne e di genere è necessario rimuoverne le cause agendo un ribaltamento strutturale delle relazioni economiche, sociali e
culturali su cui si fonda la società.
Un percorso collettivo che ha visto la partecipazione – oltre alle 88 socie della Rete D.i.Re – anche di decine di organizzazioni, una chiamata a raccolta delle donne e delle soggettività che riconoscono la natura della violenza e la sua origine nella disparità di potere tra uomini e donne e nel patriarcato.
“Prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e di genere significa riconoscere il pensiero e la pratica femminista dei Centri antiviolenza, non comefornitori di servizi, ma come luoghi politici di cambiamento” dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Per affermare questo con maggiore decisione,” continua Carelli “abbiamo promosso un'alleanza con tante realtà e soggettività differenti: insieme affermiamo che la violenza maschile contro le donne e di genere è un fatto sociale che va affrontato con un'ottica di genere, respingendo i tentativi di neutralizzare l'intervento politico dei centri femministi e transfemministi”. Conclude la presidente: “Il nostro manifesto è un punto di partenza per una mobilitazione ampia sui vari ambiti in cui dobbiamo produrre la nostra rivoluzione culturale”.
Per Francesca De Masi, presidente di Be Free: “La sfida a cui i Centri antiviolenza rispondono con forza è quella di una rinnovata radicalità, delle pratiche, dei linguaggi, delle alleanze, perché non ci accontentiamo di essere servizi, ma abbiamo la pretesa di voler cambiare il mondo, perché sia libero dalla violenza patriarcale. Per farlo, le parole d’ordine devono essere necessariamente femministe, transfemministe, intersezionali”.
“Prevenire la violenza significa agire prima che si manifesti, rendendo la prevenzione primaria parte strutturale di tutte le politiche pubbliche. Questo significa applicare concretamente il gender mainstreaming, integrando in modo sistematico la prospettiva di genere in ogni fase: dall’analisi dei bisogni alla progettazione, dall’attuazione alla valutazione dell’impatto. Solo politiche così pensate, coordinate e trasformative, capaci di promuovere l’uguaglianza di genere in ogni ambito della vita e per persone di tutte le età, possono generare un cambiamento culturale profondo e porre fine alla violenza maschile contro le donne”, così Katia Scannavini, Co-Segretaria Generale di ActionAid Italia.
Per Monica Pasquino, presidente di Educare alle differenze: “Educare alle differenze aderisce al Piano femminista e transfemminista promosso da D.i.Re, riconoscendo nel manifesto una visione che è anche la nostra: la violenza di genere è strutturale e si combatte solo agendo insieme, con politiche transfemministe e intersezionali. Lavoriamo da sempre sulla prevenzione di primo livello: decostruire gli stereotipi, educare alle relazioni e al consenso è l’unico modo per contrastare davvero la violenza di genere. Continueremo a farlo nelle scuole e nei territori, costruendo alleanze politiche quotidiane per la libertà.
Per questo oggi ci opponiamo con forza a questo governo e al ddl Valditara, che tenta ancora una volta di imporre censura e controllo sulla scuola: proprio mentre il Piano ci ricorda che senza un’educazione sessuo-affettiva continua, libera e competente non esiste alcun cambiamento culturale possibile”.
“L'alleanza tra associazioni femministe e transfemministe è un fatto politico che unisce relazioni e pratiche nel pieno riconoscimento delle loro affinità identitarie. I loro saperi devono essere riconosciuti quale risorsa imprescindibile all'evoluzione sociale, politica ed economica del paese, tenuti in considerazione ed applicati ai vari livelli di intervento da parte delle amministrazioni centrali e locali, trasversalmente ad ogni colore politico, come fattore di crescita del paese. Il sostegno e la diffusione omogenea sul territorio dei centri antiviolenza femministi e delle loro pratiche trasformative, portatrici di cambiamento e benessere sociale, devono essere garantiti quali obiettivi primari delle buone politiche statali e locali, con applicazione sistemica e strutturale di risorse economiche secondo i bisogni indicati dagli stessi”, così Rossella Mariuz, Vicepresidente UDI Bologna.
“In questi 9 anni di Non Una Di Meno, i cav femministi e transfemministi sono stati un riferimento imprescindibile non solo per la presa in carico dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza ma anche per la costruzione di elaborazione politica, competenze, saperi e conoscenze che ci hanno permesso di ragionare criticamente sulla violenza e sulle politiche istituzionali. Per questo, guardiamo con preoccupazione ai tentativi di neutralizzare questa storia e questa metodologia esponendo i centri antiviolenza alle logiche tecniciste del terzo settore e dei bandi pubblici che negano la specificità dell’esperienza femminista dei CAV.
Abbiamo partecipato al percorso di costruzione del Manifesto promosso dalla Rete D.i.Re per continuare a coltivare le alleanze che ci permettono di difendere ciò che abbiamo costruito e rilanciare insieme la nostra lotta comune contro la violenza patriarcale”, è la posizione di Non Una Di Meno.
Roberta Mori, Portavoce nazionale Conferenza Donne Democratiche afferma: “La Conferenza nazionale delle Donne Democratiche aderisce convintamente al Manifesto della D.i.Re. perché riconosce nella violenza maschile contro le donne un problema strutturale, radicato nelle disuguaglianze di potere, che si supera solo con un impegno politico trasversale che provochi un profondo cambiamento culturale. Sosteniamo i Centri antiviolenza non solo come presidi socioculturali, ma anche come spazi di libertà e autodeterminazione che l’alleanza tra donne e società tutta scegliamo di rafforzare insieme. Nessuna trasformazione è possibile senza una rete femminista e transfemminista unita, competente e solidale”.
---------------------------------------
D.i.Re. - Donne in rete contro la violenza è la rete nazionale antiviolenza e si compone di 88 organizzazioni dislocate sul territorio nazionale, che gestiscono Centri antiviolenza e Case rifugio, affiancando oltre 23.000 donne ogni anno. D.i.Re e le organizzazioni socie sono attive politicamente per determinare il cambiamento culturale necessario per l’eliminazione della violenza maschile alle donne.
---------------------------------------
Ufficio stampa
press@direcontrolaviolenza.it
