Sanità pubblica: ultimo miglio!
Con la recente delibera di Regione Lombardia, frutto di un evidente accordo tra Regione e Assicurazioni, si stornano le già scarne risorse per le strutture sanitarie pubbliche che, senza dichiararlo, vengono di fatto inserite nel circuito della sanità integrativa (ovvero assicurazioni, mutue e pacchetti di welfare aziendale).
(Maurizio Bardi)19/11/2025

Proponiamo di seguito qualche riflessione sulla recente delibera regionale, passata sotto silenzio, che rappresenta un ulteriore, se non definitivo, attacco a quel che resta del Servizio Sanitario Nazionale universalistico perché non affronta il tema della capacità operativa del servizio pubblico, ma lo obbliga all'erogazione di prestazioni in regime di sanità integrativa, favorendo di fatto queste forme di assistenza sanitaria e quindi il ritorno a un vecchio sistema mutualistico differenziato.
Ecco la delibera regionale 4986 del 25 settembre 2025: DETERMINAZIONI IN MERITO ALLA DISCIPLINA DELLE PRESTAZIONI EROGATE DA STRUTTURE ED ENTI PUBBLICI DEL SISTEMA SOCIO-SANITARIO REGIONALE NELL’AMBITO DELL’ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA (FONDI, MUTUE E ASSICURAZIONI)
Di cosa si tratta
Il provvedimento impone alle strutture pubbliche, ASST (n.d.r. Aziende Socio Sanitarie Territoriali) e IRCCS (n.d.r. Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) e solo a loro, di rendere disponibili le proprie prestazioni anche per il mercato della sanità integrativa e cioè assicurazioni, mutue e pacchetti di welfare aziendale.
Il testo della delibera prende atto del ricorso crescente a forme integrative e stabilisce che anche le strutture pubbliche debbano concorrere all’erogazione di prestazioni in questo regime.
Non si tratta di una possibilità concessa ma di un obbligo. La delibera è esplicitamente indirizzata agli erogatori pubblici e impone loro di adeguare la propria disciplina aziendale alle linee guida regionali, adottando uno schema di convenzione già predisposto ed evidentemente concordato tra Regione e assicurazioni.
La delibera non detta né un limite inferiore né un tetto entro cui contenere queste convenzioni, né rispetto al numero di società con cui fare accordi né rispetto alla percentuale di attività da destinarsi sul totale. Saranno stipulati accordi con tutte le società che lo richiederanno? Quanto verrà sottratto alla normale attività del Servizio Sanitario?
Due velocità
Di fatto, chi dispone di coperture integrative potrà accedere più rapidamente a visite, esami e ricoveri, anche in ospedali pubblici. Questo equivale a “saltare la fila”, accentuando le diseguaglianze e legittimando una sanità a due velocità, due differenti corsie che viaggiano a velocità differente.
La delibera prevede anche misure di remunerazione del personale sanitario, con l’obiettivo di fidelizzarlo e aumentare la ricettività delle strutture. In pratica, le prestazioni in regime integrativo saranno meglio remunerate rispetto a quelle ordinarie. Questo potrebbe spingere gli operatori a privilegiare le attività più vantaggiose, a scapito della presa in carico ordinaria e della continuità assistenziale. Il rischio di una distorsione dell’impegno clinico è concreto, soprattutto in un contesto già segnato da carenze di organico e sovraccarico burocratico.
Perché tutto questo avviene a investimenti zero, nessun piano straordinario di assunzioni, nessun aumento di organico previsto, nessuna valutazione delle criticità attuali e ovviamente nessun provvedimento di rafforzamento del sistema.
La logica è chiara, con questa delibera si stornano le già poche risorse di personale delle strutture pubbliche e con delibera di 15 giorni dopo (29 settembre) la Regione destina dieci milioni di euro alle strutture private per abbattere le liste d’attesa.
Si approva uno schema di convenzione e si istituisce un gruppo di lavoro per analizzare il mercato “out of pocket” (n.d.r. dicesi “out of pocket, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dal cittadino!), ma non si affronta il tema della capacità operativa.
A chi giova questo sistema?
Ancora un paio di riflessioni.
Nonostante i costi per le prestazioni siano stati già concordati a tariffe inferiori a quelle vigenti, ulteriore favore al sistema assicurativo, tutto ciò porterà comunque un introito per le casse di ospedali e ASST, vantaggi economici ai quali alla lunga sarà difficile rinunciare e che porterà a un condizionamento crescente da parte del privato nelle strategie del pubblico.
Questa continua spinta al consumismo sanitario, che la delibera incoraggia nei fatti, rischia di avere ripercussioni negative anche nel rapporto già delicato tra i medici di medicina generale e i loro assistiti.
Da dove arriviamo, dove andiamo
La delibera comincia richiamando e distorcendo l’articolo 9 del D. Lgs 30/12/1992 n.502 (la famosa legge De Lorenzo che ha aperto la stagione dell’aziendalizzazione del Servizio Sanitario), che così recita:
1. Al fine di favorire l'erogazione di forme di assistenza sanitaria integrative rispetto a quelle assicurate dal Servizio Sanitario Nazionale e, con queste comunque direttamente integrate, possono essere istituiti fondi integrativi finalizzati a potenziare l'erogazione di trattamenti e prestazioni non comprese nei livelli uniformi ed essenziali di assistenza di cui all'articolo 1, definiti dal Piano Sanitario Nazionale e dai relativi provvedimenti attuativi.
Nella delibera il senso di questo testo si trasforma prevedendo l’istituzione dei “Fondi di assistenza sanitaria integrativa” con una funzione di affiancamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) finalizzata ad allargare, a favore degli iscritti, le opzioni di accesso alle prestazioni sociosanitarie.
Senza dichiararlo, con questo atto le strutture pubbliche vengono formalmente inserite nel circuito della sanità integrativa, con accesso paritario ai canali di finanziamento e alle convenzioni, questo rappresenta l’ultimo tassello verso la cancellazione del SSN universalistico e il ritorno a un sistema mutualistico differenziato, dove l’accesso alle cure dipende dalle risorse economiche o contrattuali del singolo.
Il coordinamento “La Lombardia SiCura” con Medicina Democratica e decine di associazioni sta cercando di capire come contrastare questo ulteriore attacco al SSN promuovendo iniziative di spiegazione e chiedendo ai partiti politici di opposizione di concordare una linea comune.
Ecco la delibera regionale 4986 del 25 settembre 2025: DETERMINAZIONI IN MERITO ALLA DISCIPLINA DELLE PRESTAZIONI EROGATE DA STRUTTURE ED ENTI PUBBLICI DEL SISTEMA SOCIO-SANITARIO REGIONALE NELL’AMBITO DELL’ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA (FONDI, MUTUE E ASSICURAZIONI)
Di cosa si tratta
Il provvedimento impone alle strutture pubbliche, ASST (n.d.r. Aziende Socio Sanitarie Territoriali) e IRCCS (n.d.r. Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) e solo a loro, di rendere disponibili le proprie prestazioni anche per il mercato della sanità integrativa e cioè assicurazioni, mutue e pacchetti di welfare aziendale.
Il testo della delibera prende atto del ricorso crescente a forme integrative e stabilisce che anche le strutture pubbliche debbano concorrere all’erogazione di prestazioni in questo regime.
Non si tratta di una possibilità concessa ma di un obbligo. La delibera è esplicitamente indirizzata agli erogatori pubblici e impone loro di adeguare la propria disciplina aziendale alle linee guida regionali, adottando uno schema di convenzione già predisposto ed evidentemente concordato tra Regione e assicurazioni.
La delibera non detta né un limite inferiore né un tetto entro cui contenere queste convenzioni, né rispetto al numero di società con cui fare accordi né rispetto alla percentuale di attività da destinarsi sul totale. Saranno stipulati accordi con tutte le società che lo richiederanno? Quanto verrà sottratto alla normale attività del Servizio Sanitario?
Due velocità
Di fatto, chi dispone di coperture integrative potrà accedere più rapidamente a visite, esami e ricoveri, anche in ospedali pubblici. Questo equivale a “saltare la fila”, accentuando le diseguaglianze e legittimando una sanità a due velocità, due differenti corsie che viaggiano a velocità differente.
La delibera prevede anche misure di remunerazione del personale sanitario, con l’obiettivo di fidelizzarlo e aumentare la ricettività delle strutture. In pratica, le prestazioni in regime integrativo saranno meglio remunerate rispetto a quelle ordinarie. Questo potrebbe spingere gli operatori a privilegiare le attività più vantaggiose, a scapito della presa in carico ordinaria e della continuità assistenziale. Il rischio di una distorsione dell’impegno clinico è concreto, soprattutto in un contesto già segnato da carenze di organico e sovraccarico burocratico.
Perché tutto questo avviene a investimenti zero, nessun piano straordinario di assunzioni, nessun aumento di organico previsto, nessuna valutazione delle criticità attuali e ovviamente nessun provvedimento di rafforzamento del sistema.
La logica è chiara, con questa delibera si stornano le già poche risorse di personale delle strutture pubbliche e con delibera di 15 giorni dopo (29 settembre) la Regione destina dieci milioni di euro alle strutture private per abbattere le liste d’attesa.
Si approva uno schema di convenzione e si istituisce un gruppo di lavoro per analizzare il mercato “out of pocket” (n.d.r. dicesi “out of pocket, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dal cittadino!), ma non si affronta il tema della capacità operativa.
A chi giova questo sistema?
Ancora un paio di riflessioni.
Nonostante i costi per le prestazioni siano stati già concordati a tariffe inferiori a quelle vigenti, ulteriore favore al sistema assicurativo, tutto ciò porterà comunque un introito per le casse di ospedali e ASST, vantaggi economici ai quali alla lunga sarà difficile rinunciare e che porterà a un condizionamento crescente da parte del privato nelle strategie del pubblico.
Questa continua spinta al consumismo sanitario, che la delibera incoraggia nei fatti, rischia di avere ripercussioni negative anche nel rapporto già delicato tra i medici di medicina generale e i loro assistiti.
Da dove arriviamo, dove andiamo
La delibera comincia richiamando e distorcendo l’articolo 9 del D. Lgs 30/12/1992 n.502 (la famosa legge De Lorenzo che ha aperto la stagione dell’aziendalizzazione del Servizio Sanitario), che così recita:
1. Al fine di favorire l'erogazione di forme di assistenza sanitaria integrative rispetto a quelle assicurate dal Servizio Sanitario Nazionale e, con queste comunque direttamente integrate, possono essere istituiti fondi integrativi finalizzati a potenziare l'erogazione di trattamenti e prestazioni non comprese nei livelli uniformi ed essenziali di assistenza di cui all'articolo 1, definiti dal Piano Sanitario Nazionale e dai relativi provvedimenti attuativi.
Nella delibera il senso di questo testo si trasforma prevedendo l’istituzione dei “Fondi di assistenza sanitaria integrativa” con una funzione di affiancamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) finalizzata ad allargare, a favore degli iscritti, le opzioni di accesso alle prestazioni sociosanitarie.
Senza dichiararlo, con questo atto le strutture pubbliche vengono formalmente inserite nel circuito della sanità integrativa, con accesso paritario ai canali di finanziamento e alle convenzioni, questo rappresenta l’ultimo tassello verso la cancellazione del SSN universalistico e il ritorno a un sistema mutualistico differenziato, dove l’accesso alle cure dipende dalle risorse economiche o contrattuali del singolo.
Il coordinamento “La Lombardia SiCura” con Medicina Democratica e decine di associazioni sta cercando di capire come contrastare questo ulteriore attacco al SSN promuovendo iniziative di spiegazione e chiedendo ai partiti politici di opposizione di concordare una linea comune.
Presso la Cooperativa Liberazione
via Lomellina, 14 -Mercoledì 3 dicembre, ore 18:00
un incontro su questo tema
con Maurizio Bardi e Vittorio Agnoletto.
