Polemiche sulla proposta di intitolare il Molinari a Ramelli

Vorrei dare un mio contributo di riflessione e una posizione personale su questa proposta, che tocca corde profonde della nostra storia e della nostra memoria collettiva, in totale rispetto della libertà di espressione e con l’intento di promuovere un dibattito civile e costruttivo.
Sergio Ramelli fu una vittima della violenza politica che travolse l’Italia negli anni settanta. Ucciso a soli 18 anni da un gruppo di estremisti di sinistra, pagò con la vita un clima di intolleranza e fanatismo che attraversava entrambi gli schieramenti. A quasi cinquant’anni da quel tragico episodio, in questi giorni in cui il tema della violenza politica e, specularmente, della sua strumentalizzazione sono tornati prepotentemente alla ribalta a seguito dell’assassinio di Charlie Kirk, è giusto ribadire che nessuna idea politica, nessuna appartenenza può mai giustificare l’omicidio di un uomo. E ogni vittima merita rispetto.
Nell’illustrare la sua proposta, il presidente La Russa ha citato il precedente dell’intitolazione di un’altra scuola milanese a Claudio Varalli, studente di sinistra ucciso nel 1975 da un militante neo fascista, proprio pochi giorni prima della morte di Ramelli. Il sindaco Beppe Sala precisa: “È un precedente che capisco, l’intitolazione è del 2001, e fa seguito a un grande lavoro della scuola che è durato anni. Non scende dal cielo, da una decisione del sindaco”. Secondo Sala, è la scuola stessa che, eventualmente, se al suo interno emerge la proposta di una nuova intitolazione, deve avviare un percorso di riflessione, “perché su queste cose devono essere convinti tutti”. E ricorda che il Comune non ha potere decisionale diretto sull’intitolazione, ma può solo esprimere un parere alla fine.
Ma proprio all’interno del Molinari l’idea sembra non raccogliere consenso unanime. Durante una commemorazione dello scorso marzo, in occasione della contestata installazione di una nuova targa a ricordo di Ramelli, a sostituzione della precedente più piccola, alla presenza del ministro dell’istruzione Valditara, gli studenti hanno organizzato una protesta, sostenendo che le priorità della scuola sono ben altre che cambiare le targhette commemorative.
L’Istituto Molinari ha una sua lunga e solida identità, costruita nel tempo da insegnanti, studenti e famiglie. È una scuola che ha saputo formare generazioni di tecnici, ricercatori, cittadini. Una scuola inserita profondamente nel tessuto sociale di una zona di tradizione popolare ricca di valori e di cultura come la nostra. Cambiarne il nome senza una consultazione ampia e trasparente della comunità scolastica significherebbe imporre dall’alto una scelta carica di implicazioni politiche e storiche.
E c’è un altro aspetto da ricordare: le intitolazioni scolastiche non sono meri atti burocratici: sono scelte simboliche, che parlano di uomini, di storia, di cultura e di visioni del mondo e come tali non possono essere imposte dall’alto, ma devono essere condivise non ignorando la sensibilità di chi in quella scuola studia e lavora ogni giorno.
Lo storico e prestigioso istituto è intitolato da 80 anni a Ettore Molinari. “La nostra non è una scuola facile, non pensino di frequentarla coloro che temono la fatica” diceva il primo preside professor Angelo Coppadoro, che nel 1945, caduto il fascismo, liberata l’Italia e finita la guerra, propose il nuovo nome di “Ettore Molinari” per sostituire il precedente nome di “Italo Balbo” imposto dal regime fascista. Ettore Molinari, nato a Cremona nel 1867 e morto a Milano nel 1926, era stato uno scienziato molto noto e apprezzato in ambito scientifico e accademico per le sue competenze e anche un oppositore del regime fascista. Bisogna aspettare le scoperte di Natta sui polimeri nel 1963 per trovare un chimico così prestigioso e che abbia dato così alto lustro all’Italia. La sua storia è profondamente legata al tessuto produttivo e culturale della città.
Tornando alla proposta di La Russa, il Sindaco Beppe Sala ritiene divisiva questa scelta ed è quindi contrario a questa intitolazione. Sorge allora spontanea l’idea che, se davvero si vuole rendere omaggio alle vittime della violenza politica degli anni Settanta, da Ramelli a Fausto e Iaio, da Claudio Varalli a Giorgiana Masi, si potrebbe pensare a un percorso di memoria più ampio e inclusivo, che coinvolga le scuole, le istituzioni locali, le associazioni del territorio e le famiglie delle vittime. Un percorso che non elegga una sola figura a simbolo, ma che affronti in modo critico e plurale le ferite ancora aperte di quel periodo. In tal senso si colloca la proposta dello stesso sindaco di Milano Sala, che presenziando come ogni anno alla commemorazione di Sergio Ramelli nell’anniversario dell’omicidio, davanti alla lapide nel giardino che porta il suo nome, ha proposto quest’anno l'intitolazione di una via o piazza a tutte le giovani vittime degli "anni di piombo", per onorare le vittime innocenti di quel periodo, proposta a cui il Presidente Larussa si è dichiarato d’accordo.
E’ mia convinzione che la scuola pubblica sia, e debba rimanere, un luogo laico, pluralista, di educazione critica e inclusiva al tempo stesso. Solo una memoria condivisa, non imposta, può essere davvero educativa mentre se si continuerà a cercare di riscrivere la storia tentando di sostituire con nuovi controversi eroi i grandi del passato, solleticando istinti identitari e di rivincita, si rallenterà il già arduo processo di storicizzazione di quegli anni.
