HW 2025 - Il costo di una buona educazione

Uno spettacolo teatrale e una conversazione su come approcciare il nostro compito educativo di adulti, come contrastare il dilagare della violenza anche tra i giovanissimi, come riannodare relazioni umane rispettose e nonviolente. ()
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29 settembre, ore 19.00
Campo Teatrale, via Cambiasi 10
Ingresso libero

LO SPETTACOLO

Ad aprire la Humanweek 2025 sarà “Il costo di una buona educazione”. Il pensiero rivoluzionario di Alice Miller, uno spettacolo di teatro civile coraggioso, toccante, necessario. “Da dove nasce il male? Si nasce o si diventa violenti?” È questa la domanda potente - e drammaticamente attuale - alla base del lavoro di Alice Miller, (1923-2010), psicoterapeuta di origine polacca, con laurea e dottorato in filosofia, psicologia e sociologia, che dopo aver esercitato la professione per vent'anni, si è allontanata dalla scuola freudiana mettendone in discussione le fondamenta. Partendo dalla sua infanzia di giovane ebrea in un’Europa invasa dal nazismo, Miller ci conduce dentro la sua vita animata dalla determinazione di trovare risposte per i suoi pazienti, ma anche per sé e, in generale, per l’umanità.

La sua ricerca spazia dalla storia, dalla biografia di dittatori, artisti e intellettuali, allo studio di migliaia di casi analitici nella sua attività di psicoanalista, sino a giungere all'elaborazione di una teoria - e una terapia – dirompente. L'indagine sulle ferite dell'anima, spesso inflitte – a fin di bene – a bambini indifesi da persone care o di riferimento, come gli insegnanti, sono forse le più illuminanti. Ad esempio, quando si riferisce a quella “buona educazione” volta ad annichilare l'esuberanza gioiosa o la fiducia incondizionata verso la vita, di cui i più piccoli sono spesso dotati, senza rendersi conto di provocare danni incalcolabili. Oggi le neuroscienze hanno dimostrato che 1 solo incoraggiamento è più efficace di 89 rimproveri, eppure non sembra che la scuola, il sistema penale o quello penitenziario abbiano fatto alcun avanzamento.

La nostra società è ancora troppo basata sulla punizione per reprimere comportamenti considerati non adeguati al contesto e alle regole di convivenza, nella convinzione che solo così la persona possa migliorare, senza indagare le profonde motivazioni di quei comportamenti. È una modalità utile a mantenere il controllo attraverso la punizione, spesso mascherata da buone intenzioni, che non fa emergere il meglio dell’uomo, piuttosto alimenta la sua parte più limbica, primitiva. La realtà ci dice che usare la violenza – in qualsiasi forma - per reprimere la violenza è un sicuro insuccesso. E, allora, vale la pena domandarsi cosa ci impedisca di compiere un passo evolutivo verso una società basata sul rispetto e sulla comprensione reale dei bisogni dell’essere umano, a partire dai primi anni di età. Questo, sì, sarebbe progresso!

LA CONVERSAZIONE

Dopo lo spettacolo a confrontarsi su questi temi, insieme a Maria Cristina Origlia, autrice della
drammaturgia, ci saranno tre voci prestigiose della comunità accademica, associativa e
istituzionale.

Annabella Coiro, cofondatrice del Centro di Nonviolenza Attiva, referente del Tavolo di Educazione alla Nonviolenza promosso dall’Assessorato all’Istruzione del Comune di Milano, porterà la sua esperienza di esperta in pedagogia umanista universalista. Che cosa significa adottare la Nonviolenza come stile di vita? Come tradurla in un percorso educativo nelle scuole e come innervarne la rete territoriale catalizzata dal progetto sperimentale Humanzone, che ha l'ambizione di venire replicato in altre zone della città?

Elena Granata, professoressa di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Studi urbani del Politecnico di Milano, vice presidente della Scuola di Economia Civile, ex membro dello staff Sherpa della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il G7 e G20 nel 2020-2021, aprirà ulteriori orizzonti di riflessione. Autrice di molti libri, ha scritto di recente il saggio Il senso delle donne per la città, in cui racconta il pensiero pratico sviluppato – e spesso trascurato - dalle donne sull'importanza degli spazi pubblici delle città, spazi di prossimità e di benessere, dove riannodare relazioni umane tra generazioni, generi ed etnie diversi. Come riprogettare i quartieri considerandoli organi vitali di un ecosistema vivente che è la città? Come questo approccio potrebbe rivelarsi un antidoto al dilagare della violenza tra i giovanissimi e un'ancora sociale per coloro che vivono situazioni di emarginazione e povertà educativa?

Claudia Manzi, professoressa ordinaria di Psicologia Sociale all'Università Cattolica di Milano, responsabile del modulo "Unconscious bias in Academia" per le Scuole di Dottorato e alla guida di diversi programmi di ricerca di interesse nazionale, è esperta di processi identitari che caratterizzano l’individuo e dei fattori sociali e relazionali in grado di promuovere processi efficaci di costruzione dell’identità. Ci spiegherà il ruolo del contesto – familiare, sociale, ambientale, ecc. – nello sviluppo di comportamenti violenti in una persona e in una comunità, oltre ad approfondire la pericolosità della polarizzazione della realtà tra bene e male a livello locale come a livello globale.

Insomma, sarà un dibattuto estremamente attuale, che cercherà di fornire le chiavi di lettura per comprendere meglio l'urgenza di attivarsi per dare un contributo concreto di pace e di speranza.

Vi aspettiamo!

A cura di MIA-Milano Informata e attiva APS/z3xmi.it + Centro di Nonviolenza Attiva + Campo Teatrale

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