Per la morte di Fausto Amodei
Addio a uno dei cantautori italiani più politicamente schierati.
(Massimo Cecconi)19/09/2025

Alla ragguardevole età di anni 91 se n’è andato Fausto Amodei, un autore che ha interpreto con sagace sapienza gli anni controversi successivi alla fine della Seconda guerra mondiale attraverso una nutrita produzione di ballate e canzoni.
Torinese di nascita è stato nel 1958, con Michele Straniero e Sergio Liberovici, tra i fondatori di “Cantacronache”, collettivo di musicisti, poeti e letterati a cui hanno collaborato anche Italo Calvino e Umberto Eco.
Ricercatore di testi popolari, ha collaborato con il Nuovo Canzoniere Italiano e i Dischi del Sole e ha commentato con ironia e sarcasmo le vicende politiche e sociali del nostro Paese.
La sua composizione più nota è senza dubbio “Per i morti di Reggio Emilia” (1960) in cui ha proposto tutta l’amarezza della sinistra italiana per la morte di alcuni operai per mano della polizia in occasione di uno sciopero.
Tra l’altro, la ballata è stata più recentemente riproposta da Francesco Guccini in “Canzoni da intorto” (2022).
Torinese di nascita è stato nel 1958, con Michele Straniero e Sergio Liberovici, tra i fondatori di “Cantacronache”, collettivo di musicisti, poeti e letterati a cui hanno collaborato anche Italo Calvino e Umberto Eco.
Ricercatore di testi popolari, ha collaborato con il Nuovo Canzoniere Italiano e i Dischi del Sole e ha commentato con ironia e sarcasmo le vicende politiche e sociali del nostro Paese.
La sua composizione più nota è senza dubbio “Per i morti di Reggio Emilia” (1960) in cui ha proposto tutta l’amarezza della sinistra italiana per la morte di alcuni operai per mano della polizia in occasione di uno sciopero.
Tra l’altro, la ballata è stata più recentemente riproposta da Francesco Guccini in “Canzoni da intorto” (2022).
Quell’incipit: “Compagno cittadino, fratello partigiano teniamoci per mano in questi giorni tristi…” riecheggia ancora oggi in molte manifestazioni di protesta e di riscatto sociale.
Architetto di formazione, ha tradotto in piemontese (così come fece mirabilmente in milanese Nanni Svampa) le ballate di Georges Brassens ricevendone l’elogio dell’artista francese.
La sua canzone “La zolfara” è stata interpretata da Ornella Vanoni, mentre la sua “Qualcosa da aspettare” è entrata nel repertorio di Enzo Jannacci.
Tra le altre composizioni, “Se non li conoscete” (1972) e “Non è finita piazza Loreto” (1974) ammonivano con una certa lungimiranza sul ritorno del fascismo in Italia.
Architetto di formazione, ha tradotto in piemontese (così come fece mirabilmente in milanese Nanni Svampa) le ballate di Georges Brassens ricevendone l’elogio dell’artista francese.
La sua canzone “La zolfara” è stata interpretata da Ornella Vanoni, mentre la sua “Qualcosa da aspettare” è entrata nel repertorio di Enzo Jannacci.
Tra le altre composizioni, “Se non li conoscete” (1972) e “Non è finita piazza Loreto” (1974) ammonivano con una certa lungimiranza sul ritorno del fascismo in Italia.
