Human Week. Quando l'amore ferisce

Racconti di dipendenza, violenza e libertà ritrovata.
Ve li proponiamo perché anche attraverso le storie degli altri si può imparare a riconoscere i segnali dei pericoli da cui rifuggire.
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soul mate married ismael nery
Proseguiamo la serie di racconti proposti dalla rete di Amarea, formata da persone che hanno vissuto situazioni difficili e le hanno superate riconquistando una nuova sicurezza.
Le loro testimonianze ci accompagneranno su queste pagine di settimana in settimana, fino al workshop “Liberiamoci, che si terrà all’interno della HumanWeek, il pomeriggio di sabato 4 ottobre presso l’Auditorium Stefano Cerri. Un evento gratuito al quale siete tutti invitati a partecipare.


OMBRE E RINASCITE

Il colore viola - Quando l'amore ferisce
La passione che si trasforma in prigione: dall’incanto iniziale alla violenza fisica, fino al coraggio di spezzare il legame.

Quando ho incontrato A, sono rimasta incantata. La sua intelligenza, il modo ammaliante di parlare, la passione per l’arte e la musica — la stessa che scorreva nelle mie vene — ci hanno avvicinati subito. Avevo ventun anni, un sax alto appena ricevuto in regalo dai miei genitori, e lui, amico di mio padre, era il mio insegnante di trentasette.
La musica è stata il nostro collante, insieme a un’attrazione fisica travolgente. Era un uomo affascinante, pieno di interessi. Poco prima che partissi per lavoro, mi baciò all’improvviso, lasciandomi senza fiato. Un dettaglio soltanto stonava: da vent’anni era fidanzato. Parlava di quella relazione come di una gabbia logora, priva di vita. E io, ingenua, ci ho creduto.

Quando la sua compagna scoprì di noi, esplose una tempesta. Lo cacciò di casa, venne a urlare davanti alla mia famiglia, e da quel momento nulla fu più lo stesso. Mio padre mi proibì di uscire, e la donna mi lanciò parole velenose: “Abbracciati la croce.”

Da lì in poi, il velo cadde. Le critiche, le urla, le umiliazioni. Ogni gesto mio lo infastidiva, giudicava i miei amici, la mia famiglia, perfino i miei sogni. Io cambiavo: perdevo la mia semplicità, le mie abitudini, i miei sorrisi. L’unico rifugio restava il letto, dove la passione sembrava colmare le ferite. Ma fuori da quelle lenzuola, era solo incubo.

Lo giustificavo, raccontandomi che le sue ferite erano antiche: un padre violento, un’adolescenza segnata dalla tossicodipendenza. Pensavo di poterlo salvare. Ma intanto lui mi stava spegnendo.

Il culmine fu il mio ventitreesimo compleanno. Una serata che sembrava serena, rovinata da un messaggio innocuo di auguri di un ex. Bastò quello: mi urlò addosso insulti, mi accusò di tradimento. Poi il ceffone, il corridoio, il pavimento. E il colore viola: dei pantaloni che indossavo, del livido che mi segnava l’occhio, della mia anima ferita.

Eppure, lo perdonai. Mi isolai ancora di più, tagliando fuori amici e conoscenti per paura della sua gelosia. Gli anni passavano, e con loro compleanni rovinati, viaggi che lui inventava, promesse mai mantenute. Io restavo, in silenzio, controllata anche per un caffè con le amiche.

Finché un giorno, il primo gennaio del 2013, mi svegliai accanto a lui e sentii solo paura, disgusto, estraneità. Quella notte avevo sognato una vita diversa, e dentro di me sapevo che era un segno. Presi un treno e scappai via, lasciandomi alle spalle urla, violenza e dolore.

Da quel momento è iniziata la mia rinascita. Piccoli passi, terapia, amicizie ritrovate, viaggi leggeri, aperitivi pieni di risate. Ho imparato di nuovo a respirare. Ho riscoperto la leggerezza di una vita semplice e vera.

Oggi, ogni volta che mi guardo allo specchio, mi ripeto:
“Non smettere mai di sognare, non smettere mai di splendere della tua propria luce”.

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