Pioggia in Susa (piazza di Milano). Panta rei
Tutto scorre: il famoso aforisma attribuito da Platone ad Eraclito vuol sottolineare come l'uomo non possa mai fare la stessa esperienza due volte, giacché ogni soggetto, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge inesorabile del mutamento continuo.
(Marinella Salmoiraghi)09/09/2025

Già, panta rei! La vedevano così perché non sono mai stati a Milano in un giorno di forti piogge: altro che “non fare la stessa esperienza…la legge del mutamento”…ma quale mutamento! Stessi tombini che non scaricano, stesse pozzanghere-laghi nelle vie e piazze, solite esondazioni dei fiumi, solite vie e strisce pedonali coperte da acqua e fango che, o sei una rana dalmatina e salti, o togli le scarpe e attraversi il Nilo, o chiedi a Gesù che ti insegni a camminare sulle acque per procedere....o te ne stai a casa.
Il 28 agosto incedevo bel bello verso piazzale Susa nuotando nei laghetti urbani di cui sopra; all’arrivo nel grande slargo disciplinato dai semafori, i pedoni stavano, come fenicotteri dormienti, su un piede solo sui tratti emersi di marciapiede, dove, oltre il viale, la terraferma era un miraggio. Il semaforo era ancora rosso, quando un…pilota… frettoloso per il “diritto” che gli dà il suo verde luminoso, è entrato a tutta velocità nel lago maggiore che congiunge viale Romagna con piazzale Susa, di cui l’emissario in viale Campania; non ho guardato oltre la piazza e non posso dire se ci fosse stato il deserto del Kalahari o il lago Titicaca, posso dire che a distanza di tre metri ho visto l’onda tsunami investire un ragazzo bagnandolo da capo a piedi (forse è rimasta asciutta una tasca interna posteriore).
Ho vissuto la scena al rallentatore e colto l’espressione trasmutata sul viso del giovane travolto dall’onda. Non ha nemmeno reagito con un improperio la povera Spugna! è rimasta talmente sconcertata che ha messo radici sul posto. Alla malora, l’autista, lo abbiamo mandato noi anzianotte presenti con calosce, carrello della spesa, ombrello, cappello, mantellina. Nessun possibile approccio di scuse.
Dico io! Se sappiamo che la siccità è in continuo aumento, che prima o poi piove e le strade si allagano, che i fiumi per incuria sono trattati a pesci in faccia ed esondano, perché parliamo di emergenza? Non voglio farne un trattato d’ idraulica, ma la progettazione è buon senso; se si vendono e comprano posti nelle amministrazioni in base, non alle capacità professionali per il socialmente utile, ma al potere contingente e all’interesse personale, continueremo ad avere amministratori cortomiranti: la città non è un mercato! La gestione dei bisogni la conducevano senza titoli di studio, anche e meglio, le resgiore ( donne milanesi di una volta che reggevano la casa).
Panta rei, tutto scorre e muta: il clima, il tipo di pioggia, la natura nelle stagioni, l’alternarsi stesso delle stagioni e l’adattamento ambientale alla crisi climatica misconosciuta; mutano in peggio le condizioni della popolazione che ha pochi strumenti e tante difficoltà. Punto fisso nell’universo è la cecità voluta di chi deve pensare, prevedere e provvedere, studiare e progettare intorno ai bisogni della città e del cittadino-abitante. Prendiamo atto che negli ultimi decenni la Natura è in sofferenza a causa dell’Umano borioso e ingordo che la devasta e sfrutta solo per il vil denaro; denaro e potere che diventeranno polvere e non avranno più importanza quando tutti raggiungeremo il regno dell’ Ade.
Smemorato Uomo! Struzzo con la testa sotto la sabbia per non vedere, bimbetto che crede di nascondersi chiudendo gli occhi dietro le mani a coppa.
Manca l’acqua e viene dispersa, c’è troppa acqua e non viene recuperata, manca energia e viene sprecata, mancano alberi e vengono abbattuti, mancano bambini e i pochi si educano malamente, si trascurano supporti per gli eventuali genitori di eventuali bambini, la popolazione è ignorante: affamano e chiudono scuole pubbliche; i giovani sono disorientati e non valorizzati, non viene data loro la possibilità di scoprire le proprie potenzialità…e se ne vanno all’estero. Molte persone sono sbadate, menefreghiste, opportuniste, strafottenti e non collaborano a mantenere il decoro del bene collettivo neppure quando eseguono il loro lavoro presso un servizio pubblico. Noi cittadini-utenti dobbiamo farci carico della nostra parte con, spesso, un bel mea culpa, ma a “Cesare quel che è di Cesare”, colpe tue colpe mie…intanto la città muore “l’è tua l’è mia l’è morta a l’umbrìa”
Non sono nata a Milano, ma amo il territorio su cui vivo da cinquant’anni, amo la città in cui ho fondato i miei affetti, amo la socialità in cui esercito il mio diritto di parola e partecipazione, amo la gente che mi vive intorno il cui amore, sia pur nello scorrere della mia vita, è un punto fermo: panta rei, l’Amore resta.
Il 28 agosto incedevo bel bello verso piazzale Susa nuotando nei laghetti urbani di cui sopra; all’arrivo nel grande slargo disciplinato dai semafori, i pedoni stavano, come fenicotteri dormienti, su un piede solo sui tratti emersi di marciapiede, dove, oltre il viale, la terraferma era un miraggio. Il semaforo era ancora rosso, quando un…pilota… frettoloso per il “diritto” che gli dà il suo verde luminoso, è entrato a tutta velocità nel lago maggiore che congiunge viale Romagna con piazzale Susa, di cui l’emissario in viale Campania; non ho guardato oltre la piazza e non posso dire se ci fosse stato il deserto del Kalahari o il lago Titicaca, posso dire che a distanza di tre metri ho visto l’onda tsunami investire un ragazzo bagnandolo da capo a piedi (forse è rimasta asciutta una tasca interna posteriore).
Ho vissuto la scena al rallentatore e colto l’espressione trasmutata sul viso del giovane travolto dall’onda. Non ha nemmeno reagito con un improperio la povera Spugna! è rimasta talmente sconcertata che ha messo radici sul posto. Alla malora, l’autista, lo abbiamo mandato noi anzianotte presenti con calosce, carrello della spesa, ombrello, cappello, mantellina. Nessun possibile approccio di scuse.
Dico io! Se sappiamo che la siccità è in continuo aumento, che prima o poi piove e le strade si allagano, che i fiumi per incuria sono trattati a pesci in faccia ed esondano, perché parliamo di emergenza? Non voglio farne un trattato d’ idraulica, ma la progettazione è buon senso; se si vendono e comprano posti nelle amministrazioni in base, non alle capacità professionali per il socialmente utile, ma al potere contingente e all’interesse personale, continueremo ad avere amministratori cortomiranti: la città non è un mercato! La gestione dei bisogni la conducevano senza titoli di studio, anche e meglio, le resgiore ( donne milanesi di una volta che reggevano la casa).
Panta rei, tutto scorre e muta: il clima, il tipo di pioggia, la natura nelle stagioni, l’alternarsi stesso delle stagioni e l’adattamento ambientale alla crisi climatica misconosciuta; mutano in peggio le condizioni della popolazione che ha pochi strumenti e tante difficoltà. Punto fisso nell’universo è la cecità voluta di chi deve pensare, prevedere e provvedere, studiare e progettare intorno ai bisogni della città e del cittadino-abitante. Prendiamo atto che negli ultimi decenni la Natura è in sofferenza a causa dell’Umano borioso e ingordo che la devasta e sfrutta solo per il vil denaro; denaro e potere che diventeranno polvere e non avranno più importanza quando tutti raggiungeremo il regno dell’ Ade.
Smemorato Uomo! Struzzo con la testa sotto la sabbia per non vedere, bimbetto che crede di nascondersi chiudendo gli occhi dietro le mani a coppa.
Manca l’acqua e viene dispersa, c’è troppa acqua e non viene recuperata, manca energia e viene sprecata, mancano alberi e vengono abbattuti, mancano bambini e i pochi si educano malamente, si trascurano supporti per gli eventuali genitori di eventuali bambini, la popolazione è ignorante: affamano e chiudono scuole pubbliche; i giovani sono disorientati e non valorizzati, non viene data loro la possibilità di scoprire le proprie potenzialità…e se ne vanno all’estero. Molte persone sono sbadate, menefreghiste, opportuniste, strafottenti e non collaborano a mantenere il decoro del bene collettivo neppure quando eseguono il loro lavoro presso un servizio pubblico. Noi cittadini-utenti dobbiamo farci carico della nostra parte con, spesso, un bel mea culpa, ma a “Cesare quel che è di Cesare”, colpe tue colpe mie…intanto la città muore “l’è tua l’è mia l’è morta a l’umbrìa”
Non sono nata a Milano, ma amo il territorio su cui vivo da cinquant’anni, amo la città in cui ho fondato i miei affetti, amo la socialità in cui esercito il mio diritto di parola e partecipazione, amo la gente che mi vive intorno il cui amore, sia pur nello scorrere della mia vita, è un punto fermo: panta rei, l’Amore resta.
