Nessun funerale per il Leonka
Ieri sera partecipazione delle grandi occasioni alla Camera del Lavoro per l'assemblea pubblica indetta dal Leoncavallo in vista della manifestazione di sabato 6, per cui l'auspicio è di replicare il successo di quella del dicembre 1995 in risposta a un altro blitz delle forze dell'ordine. Ma in pentola bolle molto altro, a cominciare dalla mobilitazione nazionale chiamata sempre per sabato da numerosi centri sociali milanesi...
(Adalberto Muzio)03/09/2025

Salone Di Vittorio gremito con tante persone sedute a terra o in piedi sia all'interno che oltre gli ingressi. E tanta energia a rimbalzare da gran parte dei trenta interventi (il tavolo di presidenza ha fatto un gran lavoro per contenerne i tempi e stare nelle due ore previste, tenendo alto il ritmo della serata, complimenti!) al pubblico ed essere poi restituito in applausi scroscianti e grida e parole di approvazione e sostegno.
La sfida di sabato sarà quindi di scendere in piazza e in strada in tant*, anzi in tantissim*, e manifestare con decisione e fermezza, ma al tempo stesso in modo unitario, pacifico e nonviolento, per rispondere all'emergenza democratica creata da questo governo di destra - una destra cattiva, come l'ha definita senza mezzi termini Primo Minelli di ANPI Milano -, e mostrare all'amministrazione comunale che un'altra Milano è possibile e la vogliono, appunto, tantissime cittadine e tantissimi cittadini. Ma, soprattutto, la sfida sarà di far sì che la manifestazione, anzi, le manifestazioni di sabato siano un punto di partenza per ricostruire la sinistra, intanto quella milanese e poi magari anche quella nazionale, questo a patto che le forze politiche istituzionali di sinistra, i partiti, capiscano il messaggio e lo traducano in fatti e azioni concrete. Quei partiti che ieri sera sono pervenuti poco (AVS, con due interventi poco incisivi) o per nulla (il Partito Democratico, presente ma solo dietro le quinte ad ascoltare il suo de profundis...).


Sarebbe lungo raccontare tutto quanto è stato detto da centri sociali, associazioni, sindacati, gruppi politici e persone più o meno note intervenute a titolo personale. Tuttavia, è giusto evidenziare che il primo intervento - di Music For Peace - non poteva non essere dedicato a condannare duramente il genocidio in atto a Gaza e a sostenere la Global Suud Flotilla. E che il penultimo, prima della chiusura di Daniele Farina, ha visto una giovane donna, spaventata per il momento critico che stiamo vivendo, dichiararsi riconoscente, anzi debitrice per tutto quanto il Leoncavallo ha dato a lei e alla città.
Dato che l'ultimo sgombero subito dal Leonka sembra aver fatto saltare uno dei tappi che costringeva la sinistra milanese in un improduttivo gioco delle parti, il compito di darne conto puntualmente in questo momento di grande efferscenza sarebbe troppo arduo e forse anche poco utile. Meglio dunque focalizzarsi sugli aspetti più importanti emersi dalla serata di ieri, primo fra tutti il fatto che sabato le manifestazioni e i cortei saranno due, anche se non in contrapposizione tra loro: numerosi centro sociali milanesi - uno fra tutti il Lambretta - hanno infatti lanciato una seconda mobilitazione nazionale con concentramento alle ore 12.00 alla Stazione Centrale, cui seguirà un corteo che andrà fino a Porta Venezia a saldarsi e rafforzare l'altro indetto dal Leoncavallo per le 14.00. Volenti o nolenti, l'esito finale sarà sì una manifestazione unitaria, ma dopo che si saranno contate le due parti, quella dei centri sociali più radicali nei confronti del governo e dell'amministrazione comunale milanese, e quella che si riconoscerà nel Leoncavallo e nella sua opposizione politica, forte e netta ma in qualche modo pur sempre realistica e aperta al dialogo.
Il momento sembra favorevole a questoalto obiettivo, per la convergenza tra la vicenda del Leonka, la crisi politica della seconda amministrazione Sala a causa della questione San Siro e delle inchieste sulla rigenerazione urbana alla milanese, e l'ulteriore giro di vite autoritario del governo Meloni. Ma il momento favorevole non basta, ci vuole molto altro, e forse per questo Farina nel suo intervento conclusivo non ha voluto fare una sintesi politica di quanto - e molto - è emerso dall'assemblea, cercando, magari inconsciamente, di stare il più possibile coi piedi per terra, sul presente e sul futuro del Leoncavallo, come emblema di tutti gli spazi pubblici e i beni comuni della città, e delle città (e già questo non è poco!).
Foto di Giovanni Tagliavini


