Leoncavallo notre amour
Lo sgombero del capostipite di tutti i centri sociali italiani, lo storico Leoncavallo da cinquant'anni protagonista della realtà milanese, ha stimolato una miriade di commenti, interventi, comunicati nel corso della settimana finora passata dal blitz governativo. Tra quelli a favore ne abbiamo selezionati quattro particolarmente interessanti come prese di posizione e letture culturali e politiche della situazione a cui si è arrivati e dei suoi rapporti con il contesto, milanese e non solo.
(Adalberto Muzio)27/08/2025
"Ci sono cresciuto dentro e ricordo tutto benissimo fin dal 1975, la prima sede al Casoretto, che era il mio quartiere".
"C’era la musica, c’era il teatro, le manifestazioni... Sono del ’57, quindi coetaneo di Fausto e Iaio. Uccisi dai fascisti poco lontano da lì, il giorno dopo siamo scesi tutti in piazza. Ed è uno scandalo che non ci siano ancora i nomi dei responsabili, dopo tanti anni". Così il comico e conduttore televisivo, Claudio Bisio, in un'intervista a la Repubblica, sullo sfratto del Leoncavallo, che giudica "una prova di forza, con tutti quei poliziotti, e nessuno dentro. Fa ridere e fa piangere.
"Io spero molto che il Comune di Milano si stia attivando per non far morire il Leoncavallo. Magari altrove, ma non deve finire", ha aggiunto, "questa esperienza lunga 50 anni, e lo dico io che ci sono nato dentro. La cultura è un investimento, ci sono altre esperienze in Italia che dimostrano l’impegno delle amministrazioni in questo senso. Poi, tutto va fatto nella legalità, con concessioni regolari (non come le spiagge, però)".
Le mani (della Lega) sulla città. La mancata preventiva informazione sullo sgombero del Leoncavallo al sindaco Sala da parte del prefetto è la conferma della strategie politica della destra e in particolare della Lega per cercare di conquistare Milano. Il messaggio è chiarissimo: il sindaco Sala in questi anni si è preoccupato solo di favorire la speculazione edilizia trascurando i veri problemi di Milano, o, addirittura, creandone dei nuovi come nel caso delle migliaia di residenti che sono fuori di casa per via delle inchieste giudiziarie. La vicenda del Leoka trascinata per anni dai vari sindaci anche di destra (perché la sinistra governa da 15 non da 30 anni) lo dimostra. Nel momento in cui si era vicinissimi alla soluzione scatta lo sgombero non concordato. Altri segnali? Salvini ha dichiarato che è sbagliato l'ostracismo contro le curve, in realtà il Comune non c'entra nulla , tanto è vero che non si è neanche voluto costituire nel processo dimostrando, secondo me, una enorme fragilità . Sempre Salvini in questi giorni è in visita alle case Aler, sono pronto a scommettere che da qui a breve con Fontana annunceranno mega finanziamenti per ristrutturarle. La sinistra attacca da sempre, giustamente, Regione sui trasporti? Salvini, annuncia il finanziamento per le nuove metropolitane. Mancano i soldi per completare le infrastrutture per le Olimpiadi? La Lega "ci mette una pezza" come hanno dichiarato e, sostanzialmente, con il sostegno della sinistra, trova i soldi e via così. Però sono convinto che la maggioranza dei milanesi pur essendo profondamente amareggiata e delusa da questa visione di una città elitaria e quindi ingiusta, non ha nessuna voglia di consegnarla a questa destra sempre più marcatamente neofascista. Per convincere i milanesi a partecipare alle elezioni occorre coinvolgerli per davvero, da subito, partendo non da un segnale, ma da una discontinuità concreta su cui poi costruire un nuovo programma, programmi concreti per risolvere le mancanze che ci sono state, grazie a una squadra in coalizione di amministratori completamente rinnovata, per una Milano nuovamente inclusiva.

Roberto Maggioni, Radio Popolare - Post Facebook del 21 agosto
Lo sgombero del Leoncavallo è il blitz della destra che inizia a mettere le mani su Milano e una vendetta contro 50 anni di cultura, musica, idee incompatibili con tutte le destre. Se lo sognano uno spazio come il Leoncavallo, capace di generare situazioni che hanno influenzato ambienti di ogni tipo: dalle aule universitarie alle curve dello stadio, dai club di mezza Europa alle giornate del G8 di Genova. Uno spazio che ha contribuito a rendere Milano europea - come si usa dire oggi - ben prima dei grattacieli. La destra neofascista da sempre è ossessionata dal Leoncavallo, la memoria di Fausto e Iaio ce lo ricorda ogni 18 marzo. Con questo sgombero ha fatto quello che sa fare meglio: reprimere, chiudere, omologare. Lo ha fatto con un sindaco in carica, Sala, indebolito e impantanato nelle inchieste giudiziarie, solerte in questi anni a trovare le migliori soluzioni possibili per gli immobiliaristi, meno per i leoncavallini. Tra Comune e attivisti da qualche mese era in corso una trattativa per un nuovo spazio, la destra lo sapeva e ha giocato sporco anche su questo fronte. È dal 2011 però che questa partita si sarebbe potuta chiudere, ma le giunte di centrosinistra non sono state capaci di farlo. Ora il sindaco dice di voler proseguire sulla strada della regolarizzazione. Se lui e la sua maggioranza vogliono sistemare il Leoncavallo possono fare una cosa semplice: farlo.
Claudio Bisio, attore e conduttore televisivo - Comunicato ANSA 23 agosto
"C’era la musica, c’era il teatro, le manifestazioni... Sono del ’57, quindi coetaneo di Fausto e Iaio. Uccisi dai fascisti poco lontano da lì, il giorno dopo siamo scesi tutti in piazza. Ed è uno scandalo che non ci siano ancora i nomi dei responsabili, dopo tanti anni". Così il comico e conduttore televisivo, Claudio Bisio, in un'intervista a la Repubblica, sullo sfratto del Leoncavallo, che giudica "una prova di forza, con tutti quei poliziotti, e nessuno dentro. Fa ridere e fa piangere.
"Io spero molto che il Comune di Milano si stia attivando per non far morire il Leoncavallo. Magari altrove, ma non deve finire", ha aggiunto, "questa esperienza lunga 50 anni, e lo dico io che ci sono nato dentro. La cultura è un investimento, ci sono altre esperienze in Italia che dimostrano l’impegno delle amministrazioni in questo senso. Poi, tutto va fatto nella legalità, con concessioni regolari (non come le spiagge, però)".
A parte il mestiere, cos’altro ha imparato al Leoncavallo? "Che la creatività e l’arte non vengono sempre dall’alto, e che le opere non nascono solo nei palazzi dei re. Perché le vie dell’arte sono infinite, e se c’è gente civile che fa cose belle, spontaneamente, perché tarpargli le ali? Il Leoncavallo è sempre stato una factory, ha ospitato artisti, organizzato eventi, prodotto cose belle. Abbiamo fatto cultura, e se ci sono stati accenni di violenza, è sempre successo per gli sgomberi. Il ministro Giuli dovrebbe andare a vedere cos’è quel posto. Se sono solo muri sporchi o se c’è arte, e sto solo parlando dei murales dei sotterranei", ha sottolineato Bisio.
Chiara Baldi, giornalista - Post Facebook del 21 agosto
Da un paio d'anni davanti alla sede occupata del Leoncavallo in via Watteau hanno costruito una bella torre, 62 appartamenti in agili undici piani, una di quelle torri che son piaciute tanto in questi anni a Milano, di quelle con gli appartamenti «esclusivi» a 4.500-5 mila euro al metro quadro.
L'hanno chiamata con quei nomi roboanti che danno alle nuove costruzioni a Milano - questa è Theorema Building - e sorge lì, in via De Marchi, dove una volta c'erano dei vecchi fabbricati, ovviamente più bassi. Lì l'hanno costruita, proprio a due passi dal Leonka e quando c'erano ancora appartamenti liberi te li facevano vedere poi l'agente immobiliare ti diceva: «Eh qui poi, vabbè, c'è il Leoncavallo che non è il massimo, però tranquilli che tanto poi lo sgomberano».
E certo le famiglie che andavano a vedere quei begli appartamenti un po' storcevano il naso, chissà cosa pensavano, per questo dramma d'avere il Leonka lì, a due passi. Però dai, poi guardavi il palazzo e pensavi: «Ma che bello, che bel palazzo, chissenefrega del centro sociale». Certo, a guardare bene, ma proprio bene - cioè, a dir la verità si vede anche proprio senza un'attentissima osservazione, ma chi sono io in fondo per farvelo notare - se ti mettevi davanti al palazzo notavi che proprio a pochi metri, nel giardino condominiale, ci passava una cosa strana: un binario della ferrovia di Greco! Proprio un binario sano, uno di quelli dei treni, veri! E dicevi: «Vabbè, dai, un binario, che vuoi che sia!», perché si sa che in fondo oh, se una casa ti serve, ti serve, qualunque essa sia.
Allora poi queste famiglie facevano il giro del palazzo e scoprivano una cosa *incredibile*. E cioè che pure sul retro c'era un binario, un altro binario, sempre dello scalo di Greco che alla fine - cosa bizzarra! - è proprio lì a due passi! E che fortuna incredibile, DUE binari, uno davanti e uno dietro la casa che potevi comprare a soli 4-500 mila euro! E ti facevano anche lo sconto sisma: «84 mila euro che vengono subito detratti dal costo totale!», diceva fierissimo quell'agente immobiliare.
Dio, che fortuna. Ti compri casa in mezzo a un cortile dove avanti e dietro stanno due bei binari, e c'hai pure lo sconto. E ti hanno anche sgomberato pure il Leonka.
Che a noi gli stabili occupati per fare politica e cultura non ci piacciono, però le torri in mezzo al niente circondate dai binari coi treni che rischiano di entrarti in casa, a 4-5 mila euro al metro quadro, ci piacciono un casino.
[E questo è tutto quello che ho da dire sul Leoncavallo sgomberato da Salvini e i suoi sodali, all'insaputa del sindaco]
Cesare Castelli, designer - Post Facebook del 22 agosto
