Piove, governo... sgombera!
Emozioni e riflessioni dall'assemblea tenutasi la sera del 21 agosto dopo il blitz governativo per sgomberare il Leoncavallo. Focus sugli spazi pubblici a Milano, sociali, culturali, associativi, da chi su questo tema si sta impegnando da tempo nel Gruppo spazi aggregazione di Lambrate.
(Marinella Salmoiraghi e Stefania Zazzi)27/08/2025

Piove, Governo ladro! Questo detto popolare del 1881, a cui si ricollega il titolo, fa riferimento al malcontento della popolazione nei confronti di chi amministra il bene pubblico quando le cose vanno male. C’è una reiterazione di colpe che dopo 150 anni siamo ancora ad osservare con sgomento: dove arriveremo? Lo stabile in cui era il Leoncavallo è una proprietà privata legale, che, è sicuro, va rispettata; il Leoncavallo è illegale, è una struttura autogestita, una offerta, una risposta, vessillo, esempio, possibilità, gioventù, museo, partecipazione.
Milano nei cinquant’anni di vita del Leoncavallo, ha lasciato costruire alla selvaggia maniera questi gruppi di persone e di iniziative e non ha predisposto spazi di aggregazione per dare casa alle idee e all’esercizio della partecipazione attiva. Come si potrebbe fare? Una delle possibilità sicuramente è: volendo. Quante associazioni e gruppi informali di cittadini sono ancora in cerca di un luogo dove dare e condividere arti e mestieri e gioia? Lo stabile dei Cabassi, riconosciuti come proprietari, vale molto, si possono fare edifici alti alti con molti molti appartamenti per soggetti ricchi ricchi e infine si possono guadagnare tanti tanti soldi: è lo “stabile-quantità”. IL Leonka non è quantificabile, ciò che rappresenta non può essere abbattuto da un terremoto, da una ruspa, dalla polizia, dal governo che, ladro, ha paura del nuovo dissacrante e lo sgombera favorendo la quantità. Il Leoncavallo è un’idea, e l’aspirazione è qualità non quantità.

Milano nei cinquant’anni di vita del Leoncavallo, ha lasciato costruire alla selvaggia maniera questi gruppi di persone e di iniziative e non ha predisposto spazi di aggregazione per dare casa alle idee e all’esercizio della partecipazione attiva. Come si potrebbe fare? Una delle possibilità sicuramente è: volendo. Quante associazioni e gruppi informali di cittadini sono ancora in cerca di un luogo dove dare e condividere arti e mestieri e gioia? Lo stabile dei Cabassi, riconosciuti come proprietari, vale molto, si possono fare edifici alti alti con molti molti appartamenti per soggetti ricchi ricchi e infine si possono guadagnare tanti tanti soldi: è lo “stabile-quantità”. IL Leonka non è quantificabile, ciò che rappresenta non può essere abbattuto da un terremoto, da una ruspa, dalla polizia, dal governo che, ladro, ha paura del nuovo dissacrante e lo sgombera favorendo la quantità. Il Leoncavallo è un’idea, e l’aspirazione è qualità non quantità.
Alle 18.00 del 21 agosto 2025, nuovo Giorno della Vergogna, ci siamo affrettate ad andare in via Watteau, senza esitare, portando con noi il pensiero di chi, del Gruppo costruzione della partecipazione di Lambrate, non poteva presenziare. Molte decine di giovani e meno giovani, si sono concentrati davanti al cadavere del Centro sociale più famoso d’Italia. Italia che sta abdicando alla missione di consegnare al Futuro un futuro di cultura condivisa.
Ma sappiamo tutti cos’è il Leoncavallo? La definizione corrente è “Leoncavallo SPA”, ovvero Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito, quella più formale è “Leoncavallo CSOA” che significa Centro Sociale Occupato Autogestito. Il CSOA è una struttura pubblica o privata, generalmente abbandonata o non più utilizzata, che viene occupata da un soggetto che non vanta diritti di proprietà (concetto di occupazione) finalizzata alla creazione di uno spazio di aggregazione e di proposte di attività culturali, sociali e politiche (concetto di centro sociale) la cui organizzazione è affidata agli occupanti stessi (concetto di autogestione), anche avvalendosi di donazioni e finanziamenti esterni. Questi centri sociali, come indica il nome stesso, non hanno funzione abitativa, né di lucro, solo e unicamente collettiva. Ma, esistono per caso centri sociali pubblici?
A questo proposito, nel territorio del Municipio 3 troviamo un esempio positivo e non l’ennesima occupazione: il Centro sociale Lambretta di via Rizzoli 13 che a marzo scorso ha riaperto nella nuova sede assegnatagli dal Comune. Siamo anche e ancora attoniti per un'altra recente chiusura, per chi non se ne fosse accorto, cioè quella del Museo del Fumetto di viale Campania avvenuta a metà giugno scorso, dopo 14 anni d’attività. Un pezzo storico della città che si perde assieme al Leoncavallo. Il Museo non era una realtà abusiva, sono solo gestori sopraffatti dai debiti in questa esosa Milano, una città tra le più care d’Europa. Negli ultimi trent’anni si sono seminate la quantità e la superficialità contingente, come qualità valoriali comuni a molti amministratori.
Sotto la pioggia in via Watteau abbiamo respirato timore, sconcerto, ma dai corpi colorati, tatuati anche unione, forza, solidarietà, voglia di contare e rinascita. Il Centro sociale fa paura perché è concentrazione del Tutto, rappresentativo del bene e del male fuori dalle troppo strette regolamentazioni. Questo sgombero, ed è il terzo, ha una matrice che viene da Roma, dal Ministero. Il Sindaco Sala ci fa sapere che l’intervento sul Leoncavallo era sì previsto, ma per il 9 settembre e che, nel frattempo, si stavano valutando soluzioni a norma di legge. Sembra che lui riconosca del Leonka il carattere pacifico di impegno culturale e quindi il suo valore storico e sociale. Manterrà l’amministrazione comunale l’intenzione di collaborare con i responsabili delle attività così apprezzate del Leoncavallo? Ma va detto che, a Milano, città sfigurata dalla questione dell’urbanistica, degli affari e dei grattacieli, si è già in campagna elettorale e tutto si può dire ma ancora meno fare.
Nel nostro presidio triste, al microfono, si sono succedute espressioni di solidarietà dei referenti di altri Centri sociali, di qualche rappresentante politico come Sinistra Italiana che al Leoncavallo aveva programmato la sua Festa di settembre, di associazioni e aggregazioni informali locali; noi abbiamo ascoltato l’intervento del Collettivo Kasciavit, giovani impegnati in un spazio sociale che a volte ospita il nostro Gruppo nel suo percorso itinerante. Con loro siamo dei 'vicini di non-casa' a Lambrate, in quel Municipio 3 dove, tra l’altro, nel quartiere Casoretto c’è la via Leoncavallo che ha dato il nome e la prima sede al Leonka oggi sfrattato. Quindi è una storia che ci appartiene da vicino, ma non abbiamo avuto cuore di andare a dire nulla: che dire?
Ma sappiamo tutti cos’è il Leoncavallo? La definizione corrente è “Leoncavallo SPA”, ovvero Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito, quella più formale è “Leoncavallo CSOA” che significa Centro Sociale Occupato Autogestito. Il CSOA è una struttura pubblica o privata, generalmente abbandonata o non più utilizzata, che viene occupata da un soggetto che non vanta diritti di proprietà (concetto di occupazione) finalizzata alla creazione di uno spazio di aggregazione e di proposte di attività culturali, sociali e politiche (concetto di centro sociale) la cui organizzazione è affidata agli occupanti stessi (concetto di autogestione), anche avvalendosi di donazioni e finanziamenti esterni. Questi centri sociali, come indica il nome stesso, non hanno funzione abitativa, né di lucro, solo e unicamente collettiva. Ma, esistono per caso centri sociali pubblici?
A questo proposito, nel territorio del Municipio 3 troviamo un esempio positivo e non l’ennesima occupazione: il Centro sociale Lambretta di via Rizzoli 13 che a marzo scorso ha riaperto nella nuova sede assegnatagli dal Comune. Siamo anche e ancora attoniti per un'altra recente chiusura, per chi non se ne fosse accorto, cioè quella del Museo del Fumetto di viale Campania avvenuta a metà giugno scorso, dopo 14 anni d’attività. Un pezzo storico della città che si perde assieme al Leoncavallo. Il Museo non era una realtà abusiva, sono solo gestori sopraffatti dai debiti in questa esosa Milano, una città tra le più care d’Europa. Negli ultimi trent’anni si sono seminate la quantità e la superficialità contingente, come qualità valoriali comuni a molti amministratori.
Sotto la pioggia in via Watteau abbiamo respirato timore, sconcerto, ma dai corpi colorati, tatuati anche unione, forza, solidarietà, voglia di contare e rinascita. Il Centro sociale fa paura perché è concentrazione del Tutto, rappresentativo del bene e del male fuori dalle troppo strette regolamentazioni. Questo sgombero, ed è il terzo, ha una matrice che viene da Roma, dal Ministero. Il Sindaco Sala ci fa sapere che l’intervento sul Leoncavallo era sì previsto, ma per il 9 settembre e che, nel frattempo, si stavano valutando soluzioni a norma di legge. Sembra che lui riconosca del Leonka il carattere pacifico di impegno culturale e quindi il suo valore storico e sociale. Manterrà l’amministrazione comunale l’intenzione di collaborare con i responsabili delle attività così apprezzate del Leoncavallo? Ma va detto che, a Milano, città sfigurata dalla questione dell’urbanistica, degli affari e dei grattacieli, si è già in campagna elettorale e tutto si può dire ma ancora meno fare.
Nel nostro presidio triste, al microfono, si sono succedute espressioni di solidarietà dei referenti di altri Centri sociali, di qualche rappresentante politico come Sinistra Italiana che al Leoncavallo aveva programmato la sua Festa di settembre, di associazioni e aggregazioni informali locali; noi abbiamo ascoltato l’intervento del Collettivo Kasciavit, giovani impegnati in un spazio sociale che a volte ospita il nostro Gruppo nel suo percorso itinerante. Con loro siamo dei 'vicini di non-casa' a Lambrate, in quel Municipio 3 dove, tra l’altro, nel quartiere Casoretto c’è la via Leoncavallo che ha dato il nome e la prima sede al Leonka oggi sfrattato. Quindi è una storia che ci appartiene da vicino, ma non abbiamo avuto cuore di andare a dire nulla: che dire?
A volte c’è in noi vergogna che la nostra generazione abbia partorito chi non ha cura della vita sociale, ma l’ha affievolita, per questo i pensieri e le riflessioni ci sovrastano. La pioggia non ha lasciato tregua, ma dai visi bagnati, da sotto gli ombrelli sgocciolanti, dal vicino di gomito, dalla birra ingollata più per farsi coraggio che per sete, dalle piccole gentilezze tra gli astanti un po’ di consolazione ci è arrivata: tutti uguali, vecchi e giovani stretti in un unico abbraccio. A conferma che i giovani e gli attivisti non sono 'così cattivi' né mostri che mangiano i bambini. Il presidio si è concluso con l’appuntamento per sabato 6 settembre: ancora tutti in strada a farci sentire e a dire quanto siamo risentiti per questa città così densa di noncuranze, sofferenze e disagi.
Peccato che i nostri governanti abbiano poco studiato e non si siano ispirati, nella gestione della res publica, a chi, più saggio di loro avrebbe potuto consigliare. Bertrand Russell: “Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Siate sempre in disaccordo perché il Dissenso è un’arma. Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza perché anche il sapere è un’arma. Forse non cambierete il mondo, ma avrete contribuito a inclinare il piano nella vostra direzione e avrete reso la vostra vita degna di essere raccontata. Un Uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai”.
Le questioni del tempo libero e della socializzazione in città, dell’isolamento a comparti dei giovani e degli anziani, dell’assenza di spazi d’aggregazione riconosciuti come tali, continuano a stare alla base dell’esigenza dei Centri sociali. Sostanzialmente: occupazione e autogestione sono solo due condizioni essenziali per potersi sganciare dalle restrizioni partitiche e politiche, e da norme limitanti dell’amministrazione comunale.
Non tutto è perduto, forse i giovani cambieranno questa Italia invecchiata, spenta, grassa solo nel culo su cui si siedono coloro che non cambiano.
Peccato che i nostri governanti abbiano poco studiato e non si siano ispirati, nella gestione della res publica, a chi, più saggio di loro avrebbe potuto consigliare. Bertrand Russell: “Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Siate sempre in disaccordo perché il Dissenso è un’arma. Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza perché anche il sapere è un’arma. Forse non cambierete il mondo, ma avrete contribuito a inclinare il piano nella vostra direzione e avrete reso la vostra vita degna di essere raccontata. Un Uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai”.
Le questioni del tempo libero e della socializzazione in città, dell’isolamento a comparti dei giovani e degli anziani, dell’assenza di spazi d’aggregazione riconosciuti come tali, continuano a stare alla base dell’esigenza dei Centri sociali. Sostanzialmente: occupazione e autogestione sono solo due condizioni essenziali per potersi sganciare dalle restrizioni partitiche e politiche, e da norme limitanti dell’amministrazione comunale.
Non tutto è perduto, forse i giovani cambieranno questa Italia invecchiata, spenta, grassa solo nel culo su cui si siedono coloro che non cambiano.
N.d.R. Chi volesse esprimere il proprio dissenso per quanto avvenuto e solidarietà al Centro Sociale Leoncavallo può sottoscrivere l'appello pubblicato qui, a cui hanno già aderito numerose associazioni e cittadini.
La foto principale è ripresa dal sito di Repubblica che ringraziamo, la seconda qui sotto è delle articoliste.

