I lavori per la realizzazione del progetto Loreto Open Community-LOC avrebbero dovuto iniziare questa estate, già ampiamente in ritardo sulla tabella di marcia iniziale che aveva l'obiettivo di non intralciare le Olimpiadi invernali. Tuttavia, il Comune sembra aver avuto un ripensamento in quanto preoccupato di varie cose, che sembrano spuntate dal nulla a quattro anni dalla chiusura del bando vinto da LOC: la mancanza di un piano attuativo e quindi la possibilità di ricadere nelle inchieste sull’urbanistica cittadina con conseguente fermo dei lavori, poi appunto l’impatto sulle Olimpiadi invernali, infine la mancata riduzione dell’effetto isola di calore.
Al momento in cui scriviamo non si capisce se il Comune voglia sollecitare un miglioramento del progetto del valore previsto di 80 milioni euro, di cui almeno 8 già versati dall’operatore al Comune stesso. Un significativo aumento degli alberi potrebbe essere realizzato solo restringendo le carreggiate e nascondendole sotto filari d'alto fusto. O altrimenti riprendendo l’idea di interrare i flussi di traffico, almeno i principali. In attesa di vedere come si evolveranno le cose, ripercorriamo le vicende di questo progetto di riqualificazione, che ho seguito fin dalle sue origini nel 2018 e che, da qualunque punto di vista si guardi la questione, sarebbe di grande importanza per la città e in particolare i Municipi 2 e 3.
Alcuni studi di architettura presentarono al Comune le loro idee per la riqualificazione tra il 2018 e il 2019, in particolare gli studi Viel-Citterio, LAD e Hypnos, che vennero presentate in un convegno organizzato alla Triennale dall’allora assessore Pierfrancesco Maran, che voleva occuparsi della piazza lanciando un bando entro il 2020. L’assessore voleva costituire un gruppo di lavoro composto da progettisti e cittadini che lo aiutassero a preparare il bando fissando i requisiti del progetto, al quale mi iscrissi come privato cittadino in seguito a un avviso pubblico del 1 novembre 2019.
A causa di problemi sollevati dall’architetto Emilio Battisti riguardo alla partecipazione gratuita di architetti al gruppo di lavoro, Maran decise di affidare il bando a Reinventing Cities che aveva già gestito quello dell’area vuota all’inizio di viale Andrea Doria e di far preparare il testo agli uffici comunali. Il bando uscì all’inizio del 2020 e il contributo dei cittadini si limitò alla possibilità di inviare contributi a una data room. La scadenza del bando era il 4 maggio 2020. Mandai un contributo e partecipai a un sopralluogo per chi voleva rispondere al bando.
Non era chiaro se potessero essere accettate proposte che sopralzassero gli edifici della piazza. Il Municipio 3 chiese di conservare l’allineamento delle gronde degli edifici e di limitare il rialzo all’edificio di via Porpora 10, sede del settore Educazione del Comune, che il bando prevedeva di vendere al prezzo minimo di 6 milioni di euro. Io sostenni la posizione del Municipio 3.
Durante gli incontri di costituzione del gruppo di lavoro conobbi l’ingegner Sergio Valli che proponeva l’interramento di tutti i flussi di traffico, consentendo la totale pedonalizzazione e la creazione di un’area verde su tutta la piazza senza alcun edificio soprastante e senza l’inquinamento e il rumore provocati dalle auto. Il progetto si chiamava emblematicamente “Respiro” e la relativa pianta di piazzale Loreto è pubblicata nel mio articolo di ArcipelagoMilano citato qui di seguito. Le gallerie stradali sotterranee passavano sopra quella del metrò rialzando di un solo metro la superficie della piazza ed era prevista anche la pedonalizzazione del primo tratto di corso Buenos Aires. Il bando aveva invece un obiettivo molto più limitato, limitandosi a chiedere la pedonalizzazione del primo tratto di via Padova e il mantenimento degli altri flussi di traffico. Inoltre la richiesta minima di 6 milioni di euro per il palazzo del Comune impediva di proporre il progetto Respiro perché il costo degli interramenti era pari a circa 6 milioni di euro, a cui il Comune avrebbe dovuto rinunciare.
Il bando si è concluso come ci si poteva aspettare: il progetto Respiro non è stato presentato non avendo trovato un finanziatore e ha vinto il progetto LOC di Nhood che si limita a pedonalizzare il primo tratto di via Padova e costruisce edifici alti un piano sulla piazza mantenendo i flussi di traffico in superficie e non riducendo così l’inquinamento, né l’effetto isola di calore a causa della notevole quantità di asfalto dei percorsi stradali rimanenti. Nella parte centrale dell’intervento è prevista una piazza ribassata con due gruppi di 8 alberi definiti “piccola foresta”. Il collegamento tra viale Abruzzi e viale Brianza è costituito da cinque corsie di auto attraversabili dai pedoni in due tempi con sosta su uno stretto spartitraffico, rendendo così difficile raggiungere corso Buenos Aires in superficie. Il progetto Citterio-Viel, che è stato riproposto ma non ha vinto il bando, prevedeva invece un ponte pedonale. L’accesso da corso Buenos Aires all'area LOC rimane limitato alle due attuali scale della M1 passando sotto la strada nell’attuale mezzanino.
All'epoca scrissi un articolo su ArcipelagoMilano del 19 maggio 2021
La riqualificazione di Piazzale Loreto, un’occasione mancata, dove ponevo in rilievo le criticità del progetto vincitore, che ha poi ha iniziato un lungo iter di confronto con i settori comunali, per verificare tutte le problematiche di traffico e urbanistiche ed è stato a lungo rinviato per motivi urbanistici e per il suo impatto sulla viabilità nel corso dei lavori.
Il Municipio 3, chiamato a dare un parere in conferenza dei servizi, ha nella delibera di Giunta n.193 dell’11.12.2024 espresso la sua contrarietà alla eccessiva larghezza della strada tra viale Abruzzi e viale Brianza, tale da rendere difficile l’accesso a corso Buenos Aires, di cui da tempo chiede la pedonalizzazione. Ha inoltre espresso la sua contrarietà all’assegnazione al Comune di uno spazio nel centro commerciale, al centro della piazza, ridottissimo e scarsamente utilizzabile per attività pubbliche, al posto di un locale più ampio per iniziative del Municipio. L’associazione dei commercianti di corso Buenos Aires invece ha chiesto un rinvio dei lavori alla fine di quelli per la pista ciclabile del corso per non ridurre l’accesso dei clienti alle attività commerciali.
Dal punto di vista urbanistico e sociale, in un affollato incontro alla Casa della Sinistra di via Porpora indetto dall’Associazione Abitare in via Padova, è stato posto in rilievo come il progetto contribuisca alla gentrificazione dell’area di via Padova, facendo aumentare il costo delle abitazioni, e quindi debba essere accompagnato da interventi da tempo richiesti al Comune per l’aumento della disponibilità di case popolari nella zona (una potrebbe essere costruita all’inizio di viale Andrea Doria al posto di un ostello che aveva vinto un altro bando di Reinventing Cities mai attuato per ritardi dei proponenti e annullamento da parte del Comune). Le stesse case popolari di viale Lombardia potrebbero risentire della gentrificazione.
È stato inoltre contestato che la piazza venga privatizzata, impedendo la realizzazione di raduni pubblici, come invece è successo a Parigi in Place de la République, a causa della creazione di un centro commerciale alto un piano con terrazze dei locali affacciate sulla piazza. La sopraelevazione dell’edificio di via Padova, che sarà forse trasformato in albergo, produrrà una torre più alta di 25 metri che, in base a una recente circolare del Comune, obbliga alla stesura di un piano attuativo esteso all’intorno che preveda di gestire gli impatti urbanistici dell’intervento. Il piano dovrebbe essere adottato dalla Giunta, pubblicato per la presentazione di osservazioni da parte dei cittadini, e approvato dai Municipi 2 e 3. In questa sede dovrebbero essere affrontate le conseguenze dell’intervento sul tessuto circostante.
La foto di piazzale Loreto nel 1948, con orientamento verso corso Buenos Aires, viale Andrea Doria e viale Brianza, è tratta da una cartolina degli anni Cinquanta e ripresa dalla voce dedicata alla piazza da Wikipedia, che ringraziamo.