BEIC, un progetto per promuovere cultura e sapere o per spendere i fondi del PNRR?

Dopo anni di gestazione sono partiti i lavori per realizzare la BEIC, non senza perplessità e preoccupazioni sul buon impiego delle risorse pubbliche. ()
cantiere BEIC
Nell'articolo che riguarda la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, BEIC, appena pubblicato i lettori possono trovare notizie sulla storia e le vicende di questa iniziativa nata con l’ambizione di creare una nuova grande, moderna biblioteca a livello europeo in grado di sostituire la storica Biblioteca Sormani e rispondere all'esigenza di un'informazione aggiornata alle più recenti tecnologie informatiche.

Il progetto dello studio Bolles & Wilson, vincitore nel 2008 del bando del Comune di Milano, fu abbandonato per mancanza di fondi (si prevedeva un costo allora di circa 260 milioni di euro) e riesumato alla fine del 2021 lanciando un nuovo concorso internazionale, aggiudicato (con polemiche e anche un intervento della magistratura per turbativa d'asta nei confronti degli architetti Boeri e Zucchi, membri della commissione aggiudicatrice) ad costo previsto di 101 milioni di euro, reperiti dai fondi del PNRR. I lavori sono iniziati nel 2023 e sono da completare entro il 2026.

Il progetto è in capo ad una Fondazione che comprende Il Ministero della Cultura, Regione Lombardia, Comune di Milano, il Politecnico di Milano e l'Università Statele degli Studi, la quale ha deciso recentemente di uscire dalla Fondazione, pure il Politecnico sembra intenzionato a seguire la stessa scelta della Statale.

Non sappiamo quali posizioni e idee siano state esposte nell’incontro citato a fronte delle numerose questioni che sono state ben evidenziate da Gianni Dapri nel suo articolo, questioni che sono del tutto aperte e che, ci sembra, avrebbero dovuto essere oggetto di un costruttivo confronto di idee e di proposte. Un’iniziativa come quella di una biblioteca europea come può prescindere dal contributo di idee degli ambienti culturali, scientifici e sociali che possano qualificare il progetto come innovativo?

Sembra doveroso, opportuno e qualificante che un importante intervento di natura così specificamente culturale veda coinvolte non solo le forze politiche ma debba includere espressioni della vita culturale milanese, lombarda e internazionale, se l'intitolazione Europea vuol avere un coerente significato.

Prima di destinare fondi e cantierare i lavori occorrerebbe aver innescato un processo per alimentare un dibattito pubblico partecipato tra le componenti che animano il mondo intellettuale, scientifica e culturale, senza trascurare le ripercussioni che ricadranno sulla gestione del sistema
bibliotecario cittadino e metropolitano, sulle interconnessioni con altre istituzioni culturali, in primis scuole e università.

Se un progetto di questa rilevanza esclude la partecipazione della società, delle competenze che gli operatori del settore sono in grado di portare, dei contributi di proposte e idee esterne alla politica di quale innovazione stiamo parlando?

Può essere utile rileggere questo articolo di Giuseppe Longhi pubblicato nel 2022 per riconsiderare in quale direzione procedere nella realizzazione di questa nuova biblioteca.
Ci stano preoccupando di utilizzare in qualche maniera fondi del PNRR, prima che vadano persi, o di promuovere cultura e conoscenza?

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