Il trasporto pubblico milanese ancora in sofferenza. Alcune riflessioni

Il sindaco Beppe Sala ha confermato quanto detto dall’ad di ATM Arrigo Giana qualche giorno fa: mancano all’appello ancora il 23% dei passeggeri e i mancati ricavi da bigliettazione pesano sul bilancio comunale. Cosa sbaglia Milano?

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Intervistato al margine dell'assemblea nazionale dell'Anci a Bergamo, il Sindaco di Milano ha confermato la persistente situazione di precarietà dei conti pubblici dovuta al calo degli introiti dai biglietti ed abbonamenti ai mezzi pubblici. In un’intervista di qualche giorno fa al Corriere della Sera, l’amministratore delegato di ATM Arrigo Giana aveva lanciato l’allarme sulla situazione finanziaria dell’azienda: «stiamo affrontando ancora oggi una situazione in cui abbiamo un 22-23% in meno di passeggeri e una previsione di rincaro dei costi dell'energia di quattro volte tanto. È chiaro che la somma di questi due effetti ci fa ipotizzare una situazione nel 2023 molto problematica». Sala gli ha fatto eco, spiegando che «Tanti ancora sono resistenti a usare il trasporto pubblico locale e siccome i costi sono sostanzialmente fissi, il personale è quello che è e con i ricavi variabili noi abbiamo un grande problema».

La questione è di primaria importanza visto che, nel caso in cui i ricavi da bigliettazione dovessero scendere, per garantire lo stesso livello di servizi è il Comune di Milano, in questo caso, ad essere chiamato in causa per finanziare la differenza. Ciò chiaramente comporta delle variazioni alla spesa per gli investimenti: «dobbiamo costruire un bilancio prudente, che per forza pareggi entrate e uscite. Le entrate, poi, durante l'anno coi vari assestamenti normalmente aumentano, anche perché il governo via via rilascia interventi. Oggi vedete tagli significativi, ma riteniamo che via via potremo avere altre entrate che permetteranno di non toccare sostanzialmente i servizi - ha concluso Sala - adesso però non abbiamo alternative».

Noi ci chiediamo: perché ancora mancano all’appello tutti questi passeggeri? Sicuramente un fattore da tenere in considerazione è lo smart working, il lavoro da remoto che ha parzialmente svuotato gli uffici. Ma in verità la maggioranza delle aziende ha richiamato da tempo i dipendenti in ufficio e i dati sul traffico confermano che c’è stato un aumento del numero di veicoli in entrata ai varchi di area B in città. Perché quindi i cittadini non prendono i mezzi?

Mi permetto di fare una riflessione da giovane milanese appassionato di trasporto pubblico (d'altronde lavoro in questo settore): ritengo che parte del fenomeno sia da spiegare col fatto che le politiche sulla mobilità degli ultimi anni, invece che favorire il trasporto collettivo siano andate a favorire il trasporto individuale. Milano ha un elevato tasso di diffusione dei motocicli: Li troviamo ovunque: entrano gratis in area C, possono accedere (inspiegabilmente) alle corsie preferenziali che nel resto d’Europa sono riservate esclusivamente ai mezzi pubblici e possono parcheggiare ovunque, praticamente impuniti. Le auto, per quanto soggette al traffico, sembrano risultare in ogni caso più comode dei mezzi pubblici, anche perché la prassi della sosta abusiva è ampiamente sdoganata e nelle fasce serali (quando la frequenza dei mezzi diminuisce) garantiscono affidabilità e senso di sicurezza. E l’incremento dell’uso della bicicletta? Da alcune analisi emerge che gran parte dei ciclisti odierni fossero un tempo passeggeri del trasporto pubblico e che hanno preso la decisione di non prenderli più poiché “affollati, lenti e poco affidabili”.

Di qui un’ultima riflessione: a fronte di una rete metropolitana abbastanza efficiente, perché non intervenire anche sulla rete di superficie? Perché non sostituire la maggioranza dei vecchi tram “Ventotto” con mezzi più capienti, più veloci, più adatti alle esigenze dei passeggeri e più accessibili ai portatori di handicap? Perché non implementare i semafori intelligenti? Perché non aumentare il numero di telecamere che sorveglia che le auto non utilizzino le corsie preferenziali?


Milano si culla di essere la prima città italiana per la qualità del trasporto pubblico, ma l’ottimismo scende se ci confrontiamo con le grandi città europee. Milano deve compiere scelte coraggiose anche se impopolari e decidere di investire seriamente (anche scontentando i molti moto/automobilisti che votano) nel trasporto collettivo. Solo così si potrà recuperare i passeggeri del TPL e magari anche ad attirarne di nuovi.

Descrizione delle immagini: in copertina e nella foto in alto: tram milanesi circondati da motorini o fermi nel traffico. La foto in basso mostra la nuova tramvia di Tours (Francia), con preferenziale esclusiva e mezzi ad altissimo valore tecnologico.


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