Incontri di Donne. Dina

Inizia una nuova rubrica che parla di donne migranti e di integrazione attraverso interviste e incontri con persone di varie provenienze e nazionalità che vivono nella nostra zona. ()
incontro donneIl mio primo incontro è con Dina (nome di fantasia). E’ venuta in Italia dal Donbass nel mese di marzo e da allora vive nella nostra zona, ospite di una onlus.

Mi apre la porta di casa sorridente e, tra gesti e risate, capiamo che dovremo comunicare con il traduttore del cellulare, perché non sa altre lingue oltre all’ucraino. Conosce molte parole in italiano, ma non riesce ad impararlo, mi spiega, ed improvvisamente si punta il dito alla tempia e mi scrive 61. Interpreto che a 61 anni sia difficile imparare un’altra lingua e ridiamo assieme.

Dina è gentile, aggraziata, ha un fisico asciutto e i capelli ancora castani. Veste sobriamente, ha un bellissimo sorriso e ride spesso, ora che l’iniziale diffidenza ha lasciato spazio alla confidenza. Quando tace il suo sguardo diventa malinconico, ma prima che io possa captare un angolo di tristezza, mi sorprende con una nuova risatina.

Vive in zona da marzo; è venuta qui ad accompagnare una nipote di 17 anni all’Istituto dei tumori. Ora la ragazza è in riabilitazione, vicino a Milano, ma quando finirà, rientreranno nel Donbass.

“Ti piace Milano?”, le chiedo speranzosa, e lei fa “No” con la testa. Penso che non abbia capito bene e le riformulo la domanda, ma lei, ancora più decisa, risponde che no, Milano e l’Italia non le piacciono, vuole tornare al più presto nel Donbass. Per essere ancora più chiara mi fa vedere le foto dei nipotini. Un bambino sorridente che stringe un mazzo di fiori, avrà circa sei o sette anni, e altre foto di bambini a scuola. Vuole tornare al più presto dai nipotini, mi scrive sul traduttore automatico, non vede l’ora di riabbracciarli.

Di Milano conosce solo il mercato di via Valvassori Peroni e poche strade là intorno, l’Istituto dei Tumori e piazza Leonardo da Vinci, dove qualche volta incontra delle amiche. Vive in casa, ha paura di perdersi a Milano e mi disegna sul foglio una via tortuosa e senza fine per spiegarmi che Milano è troppo grande. Il Duomo non l’ha ancora visto e neanche il Castello.

Dina, in Donbass, viveva in campagna, faceva la tecnica installatrice e per farmi capire apre un’anta, mi fa vedere lo scaldabagno e ride. Ora è in pensione e riceve l’equivalente di 100 euro al mese, mi scrive sul traduttore. “E vi basta per vivere?” le chiedo incredula. “Sì, sì”, mi dice sorridente.

La vedo gettare lo sguardo in cucina e capisco che forse è ora di andare. “Ti piace la pastasciutta?”, le chiedo ancora. “No, no”, mi risponde con una smorfia divertita e dispiaciuta.

Dina non ha nessuna intenzione di mollare: tornerà in Donbass e nel bene o nel male starà accanto ai suoi dolcissimi nipoti.

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