A proposito di patrioti

Breve viaggio tra le vie dei nostri quartieri alla ricerca di targhe stradali patriottiche. ()

Oberdan immagineL’avvicinarsi della elezione del Presidente della Repubblica ha riportato al centro del dibattito il concetto di patriota, evidenziato da alcuni quale valore imprescindibile per chi deve assumere tale alta carica.
Senza entrare nel merito di chi possa essere considerato patriota, ci limitiamo a riportare la definizione del vocabolario Treccani secondo cui il patriota è “persona che ama la patria e mostra il suo amore lottando e combattendo per essa”.
Bisognerebbe ora cercare di attribuire significato anche alla parola patria ma non ci arrischiamo. Ci limitiamo anche qui a considerare che dalle nostre parti il concetto sembra labile, lontano dal significato del termine tedesco “heimat” che intende spirito, radici e identità di un popolo.
Ma lasciamo volentieri il dibattito ai colti e agli incliti che hanno così modo di esercitarsi, se lo credono, in materia.

Noi ci limitiamo a proporre una sorta di percorso “patriottico” attingendo alla toponomastica del Municipio 3 che di patrioti di varia natura presenta fitta schiera.
Non ce ne vogliano i lettori però se ne abbiamo dimenticati alcuni, se è accaduto non è stato certo per mancanza di rispetto.
Prendiamo allora mossa da una delle poche donne che le targhe stradali definiscono “patriota”: Giuditta Sidoli (1804-1871), eroica protagonista, fra l’altro, dei moti di Reggio Emilia del 1831.
Le Cinque Giornate di Milano contano numerosi aderenti come Giovanni Omboni (1829-1916) e Giuseppe Broggi (1814-1848) che in quell’occasione trovò la morte.
Tra i partecipanti alla rivolta milanese contro gli Austriaci del 1848 si annoverano però anche Giuseppe Sirtori (1813-1874), prete e soldato che coronò la sua carriera di patriota in qualità di capo di Stato Maggiore dei Mille, così come Francesco Nullo (1825-1863) che dopo le 5 giornate e i Mille andò a morire in terra straniera per la liberazione della Polonia.
Tra i patrioti che hanno avuto seri problemi con i Borboni si annoverano invece Francesco Lomonaco (1772-1810), Attilio (1810-1844) e Emilio (1819-1844) Bandiera e Carlo Poerio (1803-1867).
Il più noto di questa compagine è però Carlo Pisacane, già ufficiale dell’esercito borbonico, che si immolò nell’impresa di Sapri (1857), vano tentativo di far insorgere l’Italia meridionale.
Patrioti a vario titolo sono Achille Maiocchi (1821-1904), fervente mazziniano, Mauro Macchi (1818-1880), Luigi Settembrini (1813-1876), scrittore e militante della Giovine Italia, Felice Bellotti (178-1858), Ciro Menotti (1798-1831), Giuseppe Pecchio (1785-1835) e Gustavo Modena (1803-1861), famoso attore, messosi in luce nella difesa di Roma nel 1849.
Il più patriota di tutti sembra però essere Guglielmo Oberdan (1858-1882) a cui la città ha dedicato un’ampia piazza, impiccato dagli austriaci, di cui era suddito, perché trovato in possesso di due bombe all’Orsini destinate ad attentare alla vita dell’imperatore Francesco Giuseppe.
Alla fine di questo piccolo viaggio per le vie dei nostri quartieri, tornano alla memoria i famosi versi di Paolo Pola:” Chi per la patria muor/vissuto è assai;/ la fronda dell’allor/ non langue mai”.
Gli stessi versi che i fratelli Bandiera intonarono mentre venivano condotti davanti al plotone d’esecuzione.
E, a ogni buon conto, “absit iniuria verbis”.


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