Con il bilancio partecipativo i milanesi decideranno come spendere 9 milioni di euro

È stato assegnato l'incarico per la sperimentazione del progetto di bilancio partecipativo. I cittadini milanesi saranno interpellati e coinvolti nella scelta degli interventi da realizzare per un importo di un milione di euro in ciascuna delle 9 zone decentrate del Comune.
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Si parla spesso di bilancio partecipativo, ma forse non tutti sanno con chiarezza di cosa si tratti. Cerchiamo allora di capire meglio cos'è e come viene o dovrebbe venir realizzato.

Lo scopo è quello di individuare in un ambito territoriale ben preciso ed entro ben definiti limiti di spesa pubblica quali siano gli interventi che gli abitanti ritengono prioritari e come arrivare a questa scelta, tenendo conto delle diverse esigenze, non solo del singolo cittadino, ma anche del contesto sociale e delle varie categorie di cittadini (famiglie, studenti, commercianti, artigiani, anziani, imprese, ecc). Con ciò si avrebbe il compimento di una perfetta democrazia dal basso, sono i cittadini a scegliere come spendere il denaro pubblico, tenendo conto del prevalente bene comune, seguendo una prassi aperta, trasparente e solidale.

Facile a dirsi, non così semplice a farsi.

Sopratutto quando il territorio è non solo vasto, ma complesso e articolato, come lo può essere una zona del decentramento milanese, e sopratutto quando non esiste consuetudine da parte dei cittadini a considerare la dimensione comunitaria dei problemi, quando mancano precedenti esperienze in materia e quando nemmeno la classe politica ha mai dimostrato particolare propensione a procedimenti di questa natura. Non siamo abituati a cose del genere e sicuramente a qualcuno verrà da scuotere la testa, vista la conclamata sfiducia verso la politica.

Non si tratta di una novità assoluta. Le prime esperienze vengono dall'estero e si cita quella di Porto Alegre in Brasile come primo esempio di bilancio partecipativo. Nel 1989 in una favela della città venne deciso di costruire case per gli abitanti delle catapecchie abbattute per lasciar posto ad una nuova strada ed in un'altra zona di costruire un magazzino refrigerato per il mercato pubblico del pesce, dopo aver coinvolto i cittadini nel decidere come spendere una quota del bilancio comunale. L'iniziativa ebbe successo, riuscì a restituire dignità ad una zona prima degradata ed a favorire la ripresa dell'attività dei pescatori locali. Da allora ogni anno i cittadini di Porto Alegre sono interpellati per scegliere come spendere una quota consistente, sino al 25 %, del bilancio comunale. Il modello è stato ripreso in numerose città del mondo, si sono analizzati e studiati metodi e pratiche per gestire questo strumento sicuramente innovativo, che richiede una seria preparazione e la capacità di coniugare una molteplicità di interessi diversi e contrapposti, largamente variabili in relazione alle specifiche situazioni locali.

Anche in Italia si sono avute esperienze simili, ma questa di Milano è la prima avviata in una grande città, con un budget di spesa non trascurabile, da gestire secondo le metodologie messe a punto da esperti del settore per garantire trasparenza e democraticità, da completare in tempi certi e ragionevoli.

Abbiamo già pubblicato in un precedente articolo a cura di Beppe Caravita un'intervento di Iolanda Romano in cui si illustravano alcuni dei criteri seguiti nel progetto presentato rispondendo alla gara d'appalto indetta dal Comune per individuare il soggetto al quale affidare la conduzione del processo di bilancio partecipativo per cui erano stati stanziati nel bilancio corrente 9 milioni di euro, da utilizzare in misura uguale in ciascuna zona di Milano.

La gara è stata vinta e affidata nello scorso maggio al raggruppamento delle società Avventure Urbane, di cui è partner Iolanda Romano, e IRS – Istituto per la Ricerca Sociale. Nei prossimi sei mesi dovranno completare l'incarico e presentare al Comune i progetti che in seguito alla consultazione saranno stati scelti come prioritari.

E' chiaro che la gestione di un processo partecipativo in cui i cittadini sono chiamati a proporre iniziative diverse e magari contrapposte deve essere affidata ad un soggetto indipendente, in grado di agire con la massima trasparenza per garantire una vera democraticità. Occorre un ente terzo svincolato dall'amministrazione, messo in grado di espletare l'incarico senza condizionamenti provenienti dai soggetti ad ogni titolo coinvolti nella raccolta e nel confronto delle istanze provenienti dal territorio. E' anche chiaro che questo soggetto dovrà avere competenze ben precise per essere in grado di definire le procedure e i metodi più adatti a condurre una prima fase di ascolto e di raccolta delle esigenze delle zone. Dovrà avere la necessaria esperienza per selezionare gli interlocutori più rappresentativi delle varie istanze ed in una seconda fase organizzare incontri e discutere le proposte. Infine dovrà far selezionare le proposte, far redigere gli studi preliminari per analizzarne costi e benefici e far valutare la fattibilità delle soluzioni.

Dobbiamo riconoscere all'assessorato al Bilancio e alla giunta di aver svolto un buon lavoro, sia per l'impostazione data alla gara di appalto, sia per la scelta dell'appaltatore. Una gara indetta a procedura aperta, con una documentazione di gara precisa e vincolante, con modalità che hanno consentito la partecipazione dei concorrenti più qualificati, stabilendo un importo adeguato al servizio da assegnare, affidata in tempi ragionevolmente brevi ad un soggetto in possesso di tutte le credenziali per svolgere con competenza e serietà l'incarico. Un esempio da seguire.

Sono state comunque sollevate alcune obiezioni.

La principale che i Consigli di Zona non sono stati coinvolti e non avranno voce in capitolo in un progetto destinato ad interventi strutturali nella zona.

In un processo partecipativo l'amministrazione non deve assumere il ruolo che spetta all'ente terzo per non interferire con le istanze del territorio, per assicurare la piena indipendenza dei cittadini di fronte all'istituzione e sventare tentativi di intromissione politica nelle proposte e nelle scelte.

Si tratta di una sperimentazione, com'è giusto che sia, dal momento che non abbiamo precedenti confrontabili a Milano. Un esperimento condotto sotto una regia unica comporterà senz'altro una gestione più economica e tempi più brevi. Le zone decentrate non hanno avuto sinora né le attribuzioni né le risorse per poter gestire un progetto di questo tipo e non ci sembra che sarebbero state quindi in grado al momento di affrontare questo impegno. Meglio avviare subito una sperimentazione di rilievo, che in futuro dovrà essere di pertinenza delle zone, piuttosto che attendere la piena attuazione di questo tanto atteso decentramento (come mai sinora deleghe e risorse non siano state destinate alle zone decentrate è un problema semmai da affrontare con urgenza in altra sede).

I Consigli di Zona potranno dare un valido contributo per sensibilizzare i cittadini rispetto alla natura e finalità di un progetto che riguarda espressamente le zone, così come dalle associazioni e dai movimenti potrà venire un utile supporto, purché non si abbia la pretesa di assumere il ruolo di facilitatori o attori del progetto.

L'aspetto che riteniamo importante sottolineare è poi quello che concerne il recupero da una parte della dignità della rappresentanza politica e dall'altra della responsabilità della cittadinanza attiva, i due poli su cui dovrebbe poggiare un sistema che tende a realizzare il bene comune.

Praticare un progetto di bilancio partecipativo impegna la politica ad ascoltare le istanze del territorio, senza pretendere di avere la prerogativa di essere l'unico soggetto che sa cosa e come fare, e insieme ad assumersi la responsabilità di dare attuazione a quello che il territorio chiede rispettando criteri di solidarietà e imparzialità. Impegna anche il cittadino a riconoscersi quale soggetto essenziale di questo processo, senza la partecipazione attiva dei cittadini come si fa a immaginare il bene comune?

Per parte nostra ci mettiamo a disposizione per informare e far conoscere il progredire del progetto nel prossimo futuro.


Tags:
bene comune, bilancio, partecipazione

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Dove poter seguire questi lavori?
03/07/2015 Jacopo
Bella iniziativa, ma vorrei chiedere di aggiungere link alle metodologie che verranno utilizzate e alle statistiche di partecipazione. Suggerisco data la mia esperienza in partecipazione di utilizzare sin da subito, per coadiuvare le riunioni fisiche (foto nell'articolo molto eloquente), una piattaforma deliberativa open source e gratuita come ad esempio Airesis. www.airesis.it
Cordiali Saluti


 
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