Lambretta in festa

Tante attività, ma sembra ancora lungo il cammino per l'integrazione col quartiere.
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RIMG0023Molto lavoro (e anche qualche soldino) è stato messo e il Centro sociale Lambretta è di nuovo saldamente istallato nelle palazzine Aler di piazza Ferravilla/Apollodoro, con buona pace dell’ineffabile ex-assessore Zambetti, quello che aveva chiesto lo sgombero poi realizzato nell’ottobre scorso, e che ora, appena uscito di galera per vizi nel procedimento a suo carico (voto di scambio con la ‘ndrangheta, ricordiamo) tresca senza successo per essere reintegrato nel suo posto di dirigente Asl. Tralasciando queste miserie, domenica è giorno di festa per il Lambretta e Simone, un ragazzo con i capelli moderatamente cotonati alla rasta e l’aspetto gentile e sereno che ispira simpatia, ci conduce in una specie di visita guidata in tre delle quattro palazzine (nella prima no, perché c’è gente che ci abita, dice, e dunque ha pensato che non fosse opportuno disturbare). Ma per quello che abbiamo visto le altre tre sono state nei limiti del possibile recuperate (in una notiamo un grande buco nel tetto, ma Simone, positivo e ottimista, ci dice che “l’acqua  scola nella grondaia”) e in molti spazi si svolgono effettivamente le attività decise dal Collettivo. C’è la palestra dove a breve inizieranno corsi di pugilato e di yoga (quest’ultimo a cura di una signora del quartiere, ci spiegano), c’è il Mutuo soccorso, un progetto basato su scambi solidali tra cittadini (oggetti utili, vestiti, pannolini e assorbenti, generi alimentari donati all’uscita dei supermercati da cittadini sensibili, ma anche servizi come corsi di arabo tenuti da madrelingua) ma non, ci tiene a precisare una ragazza, assolutamente non nella logica della beneficienza. C’è Radio Pulp, la loro emittente web, e nella quarta palazzina l’ambizioso progetto, non ancora iniziato, di uno Studentato occupato, opportunità di soggiorno a prezzi super politici per una dozzina di studenti fuori sede, medi o universitari, non in grado di pagarsi gli affitti spropositati vigenti a Milano. Nel giardino tra le prime due palazzine, oltre a un orticello un pò in ritardo per la stagione, è presente una delegazione dei NO TAV della Val Susa, molto attivi e perfino un poco prolissi nell’illustrare a chi si avvicina le ragioni della loro lotta. E poi, data la giornata di “festa di quartiere”, le mostre (la resistenza di Gezi Park a Istambul, Expopolis), la lotteria, il bar e la musica a tutto volume sulla piazza perché chi ne ha voglia possa ballare o semplicemente ascoltarla, sorseggiando una birra o un bicchiere di vino (non granché se ci passate un'osservazione puramente enologica) e mangiandosi panini e pizzette a prezzi da sagra. Nel via vai di ragazzi e ragazze, molte di queste abbigliate da festa con mises piuttosto attraenti, seppur fintamente trasandate, e sfoggio di pance e gambette rifulgenti di gioventù, si notano anche alcuni esponenti delle generazioni passate (evidentemente irriducibili anche loro) ma uniti idealmente a queste nuove da un passato di lotte e anche, nel caso di un ex consigliere di zona quattro presente nel video di Micol Barba qui sotto, dall’esperienza della prima occupazione di queste stesse bellissime palazzine (correva l’anno 1977 e il degrado era già la norma), del cui abbandono sarebbe bello vedere qualche responsabile alla sbarra, prima o poi, in modo che, a proposito di illegalità, si recuperi il senso delle proporzioni. Si fa vedere anche il consigliere regionale  Muhlbauer (altri politici non se ne sono notati, ma non vorremmo fosse per colpa della nostra disattenzione) che da queste parti è di casa. La gente per la verità non è moltissima, ma forse perché è ancora presto. Abbiamo il nostro daffare a trovare qualche ragazzo disposto a lasciarsi intervistare (soprattutto riprendere) ma alla fine due giovanissime del CASC (Collettivo autonomo studenti e collettivi) Lambrate ci parlano delle ragioni e dei modi del loro impegno. E non siamo neppure molto fortunati con le interviste alla mitica “gente del quartiere” perché lì in giro incontriamo nell'ordine: un gruppo di signore ucraine che non ne sanno proprio nulla, ma sono contente di stare a chiacchierare all'ombra sulle panchine di Ferravilla davanti alle rotaie del tram, un signore ahimé sordomuto che ci allarga le braccia e che riceve tutta la nostra simpatia, un docente universitario in pensione e una professoressa, entrambi molto favorevoli ma non residenti da queste parti. Alla fine  il commesso arabo della vicina kebaberia (allegro e tendenzialmente solidale, se solo ne sapesse qualcosa) ci indica una signora, seduta in detto esercizio, mezza età ben portata e facciotta spiritosa che, richiesta del suo parere sul Lambretta, ne parla con simpatia anche se non senza contraddizioni. Dalle sue finestre (è un’inquilina regolare dell’Aler, in una palazzina contigua a quelle occupate) vede tutto e con i ragazzi del Centro sociale ha ottimi rapporti ("mi hanno fatto il curriculum e sistemato il computer!") tanto addirittura da regalar loro un divano. Ma non manca di sostenere che “la gente qui ha la puzza sotto il naso, sono anziani e non gli va mai bene niente” e addirittura che “era meglio prima”. Come meglio prima? la incalziamo, non c’era spaccio e degrado prima di loro? Allora si corregge e dice che va meglio così. E poi attacca, seppur in modo spiritoso, a raccontarci della sua vita, che è “terrona” ma vive da cinquant’anni a Milano, che è vedova da poco e che… Qui la interrompe il commesso dicendo che dovrebbe subito cercarsi un marito e lei sorridendo si schernisce osservando che sarebbe bello se giovani e anziani stessero assieme, per scambiarsi idee e compagnia. Questo però è proprio uno degli obbiettivi dichiarati dai ragazzi del Lambretta, aprirsi al quartiere e alla sua gente. Però … però la sensazione è, se si può riferire una sensazione, che malgrado le buone intenzioni di gente del quartiere ce ne sia poca dentro le attività odierne del Lambretta, se non ragazzi dei numerosi Istituti presenti in zona. Ma gli anziani, le famiglie di cui è fatto questo quartiere? Non se ne vedono molte, così come non abbiamo sentito suonare nessun valzerino o mazurca, e neppure visto tornei di scopone o tressette. I lambrettari hanno pensato anche di transennare la via (abusivamente, è ovvio, come tutto il resto d'altronde) per permettere l'occupazione della strada, ma la chiusura serve più che altro per giocare a pallavolo tra loro. Insomma, il Lambretta e i suoi ragazzi, con tutta la simpatia che si meritano, nel vuoto politico, sociale, morale e istituzionale dei nostri tempi difficili, danno il loro contributo come possono e come vogliono. E cercano anche di farlo bene, ma l’integrazione, se mai gliene lasceranno il tempo, sembra richiedere ancora un lungo cammino. 


Adalberto Belfiore





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