Cari Colleghi, rubo solamente trenta secondi per esprimere solidarietà a Loreno Tetti,
proprietario del furgone bruciato da ignoti qualche notte fa in via
Celoria. Il proprietario del mezzo era solito vendere panini davanti
all’Università in Città Studi, e proprio questa sua attività lo portò a
denunciare -da solo- con una testimonianza in tribunale il “racket dei paninari”, descrivendo perfino il funzionamento del sistema. Si ipotizza che il rogo sia collegato alla sua denuncia contro i Flachi, i
padroni assoluti di Bruzzano e della Comasina dagli anni ’80, famiglia nota
alle cronache per questo giro di affari come per quello dei “buttafuori”
delle discoteche (e penso allora al De Sade di via Valtellina, per anni
avamposto delle cosche, e al Babylon, ma anche al Just Cavalli e
all’Hollywood), dei cantieri e dei centri sportivi (e non possono non
tornare alla mente le immagini dell’incendio del centro sportivo di via
Iseo, qualche mese fa, e quelle della fiaccolata di solidarietà organizzata
dai residenti per le vie del quartiere). Che siano i paesini del sud o la grande area metropolitana di Milano, i
metodi mafiosi non cambiano. Un episodio non nuovo quello del camioncino che si aggiunge, pochi giorni
fa, anche all’incendio del ristorante “Ciardi”, in pieno centro. Come qualcuno ha più volte ripetuto in quest’aula, possiamo fare poco,
certo. Ma qualcosa si può e si deve comunque fare. Parlare, raccontare,
gridare che la mafia esiste a Milano e non lasciare che questi episodi
restino taciuti è un inizio. Non so bene che strumenti abbiamo. So però che armi ha la mafia: il
silenzio. E se la mafia vive di silenzi, le parole sono in grado di
colpirla al cuore più di qualsiasi altra arma. Concludo comunicando che alcuni studenti della facoltà di fisica hanno
promosso una raccolta di firme in favore del signor Loreno. Trovate il
foglio su cui firmare appeso sulla carcassa del furgone. Io sono passata
oggi, spero domani lo farete anche voi."
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