Lettera per una nuova “normalità”, in via Pacini

Un lettore ci ha inviato il messaggio da lui indirizzato all’assessore Pierfrancesco Maran nella speranza che altri si uniscano alle sue richieste. ()

viapaciniLa lettera di Luca Vaj.

“Buongiorno Assessore, mi permetto di scriverle sperando che le mie parole possano trasformarsi, se non in qualcosa di concreto, quanto meno in una riflessione sulla nostra città. Mi chiamo Luca, sono un “ragazzo” di 31 anni che vive a Milano da ormai 10 anni. Sono un architetto - ho studiato e vissuto per anni nella zona di Via Pacini e Piazza Leonardo – ma mi occupo oggi di finanza immobiliare presso una grande società di consulenza che di sicuro conosce.

Dopo anni sono tornato a vivere in zona Via Pacini e, grazie all’esperienza universitaria e lavorativa, ho iniziato a guardare il mio quartiere con uno sguardo diverso. Lavorare in finanza mi aiuta ogni giorno a capire come l’architettura e l’urbanistica non possano essere una mera utopia sociale, sarebbe forse una vana illusione considerarla solamente in tal senso, ma debbano essere in molti casi anche economicamente sufficienti se non addirittura remunerative.

Vengo al dunque. Il quartiere Città Studi penso viva in una grande contraddizione, migliaia di studenti gravitano ogni giorno nell’area, eppure penso sia uno dei quartieri meno “giovani” di Milano. Gran parte delle attività commerciali sono ancora esercizi commerciali testimoni di un tempo passato e, purtroppo, molti di questi sono oggi fuori contesto. C’è poca ristorazione, anima della socialità, pochi luoghi di incontro e negozi in grado di far vivere il quartiere. Penso che una delle maggiori potenzialità per rendere “viva” una zona sia la possibilità di vivere la strada, stare all’aperto – si pensi alle principali città europee e alle zone pedonali dei centri storici anche di grandi metropoli. Milano purtroppo, dal mio punto di vista, ad eccezione di alcune e poche aree del centro storico – Darsena, Brera e la recente valorizzazione di San Fedele/Agnello/Hoepli – non è ancora riuscita a sfruttare un grande potenziale inespresso nelle zone più periferiche, ovvero i viali alberati. Via Pacini penso possa essere un emblema di questi luoghi, potenziali oasi diffuse di verde e socialità, oggi utilizzate come parcheggio selvaggio. Il tratto Lambrate-Piola, percorso ogni giorno da migliaia di studenti, potrebbe diventare una “rambla” in grado di generare una nuova micro-economia di quartiere. Questa riflessione è oggi spinta da due elementi, da un lato la cantierizzazione della via per i lavori alla M2, dall’altro la possibilità, per quanto non organica e strutturata, di poter allestire spazi esterni come misura di rilancio post Covid. Diversi esercizi si stanno ritagliando piccoli spazi in Via Pacini con qualche tavolo e sedia sotto ombrelloni improvvisati. Sarebbe bello che, smantellato il cantiere della M2, non si tornasse alla marea di macchine posteggiate – molte delle quali tra l’altro non di residenti ma pendolari dell’hinterland che prendono la metropolitana a Lambrate/Piola – e che questi dehor improvvisati possano diventare la nuova normalità. Riducendo i marciapiedi laterali, ad oggi anche questi occupati dalle macchine, si riuscirebbero a ricavare sui due lati della via parcheggi a pettine più fitti quelli in linea attualmente presenti, destinando il viale alberato a spazi ciclo-pedonali e di socialità.L'introduzione delle linee blu risponderebbe all'esigenza dei residenti di trovare finalmente parcheggio anche con un numero leggermente inferiore di posti. Allestire la strada in questa conformazione alla fine del cantiere della M2 avrebbe un costo non molto diverso rispetto al riportare la via alla condizione precedente. Sperando in un confronto e approfondimento sull’idea esposta, la ringrazio per avere dedicato 5 minuti del suo tempo nella lettura del messaggio.

Grazie, Luca”.


Ringraziamo Luca per averci coinvolti nella richiesta fatta all’assessore Maran e anche per il fatto che questa proposta riporta all’attenzione dei cittadini una serie di importanti interventi per la città che hanno avuto scarsa attuazione.
Una simile richiesta era stata presentata due anni fa quando il Comune aveva invitato i cittadini a partecipare al bando indetto per il Bilancio Partecipativo 2017-2018. Si trattava di selezionare alcuni progetti da finanziare e realizzare sul territorio utilizzando anche i fondi già stanziati nel 2015 (9 milioni di euro) dalla precedente Giunta Pisapia con una analoga iniziativa.
In Municipio 3 il progetto risultato vincitore ha riguardato la riqualificazione di piazza Gobetti, “per renderla più fruibile da parte dei cittadini e nell’ottica di estendere l’intervento a tutta la zona circostante”, come si può leggere sul sito del Comune.

A cura di Pierangelo Rovelli e altri cittadini in zona 3 era stato presentato anche il progetto “Le Zebre di via Pacini: sicurezza e mobilità dolce sull’asse Piola-Pacini-Bottini” (si può visionare a questo link), una proposta del tutto simile a quella che oggi sta a cuore a Luca Jan.

La maggior parte delle proposte avanzate nel 2018 riguardava il verde, le piste ciclabili, la riqualificazione di vie, piazze e quartieri, iniziative rimaste per ora in gran parte solo sulla carta.
Oggi la Giunta milanese con il piano "Milano 2020" ripropone ai cittadini di partecipare al rilancio fornendo contributi e idee, e non è difficile immaginare che molte delle proposte riguarderanno il verde, le piste ciclabili, il potenziamento dei trasporti pubblici, lo sviluppo insomma della città per il recupero della dimensione umana del vivere urbano, quella che tiene in conto sotto l’aspetto economico il commercio di vicinato, sotto l’aspetto ludico i servizi di svago e ristoro, l’utilizzo degli spazi pubblici non per la sosta delle auto, ma per la mobilità 'dolce'.

D’altra parte su cosa si potrà misurare il consenso 'popolare', se non con una nuova gestione del territorio che sappia trarre dall’esperienza traumatica del Coronavirus un radicale ripensamento della mobilità cittadina, restituendo vie e piazze ad un nuova vivibilità urbana, come chiede Luca Vaj? E cosa pensano i lettori?


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Re: Lettera per una nuova “normalità”, in via Pacini
08/06/2020 Nino
I parcheggi a lisca di pesce sono trappole per i ciclisti, motociclisti e anche per le macchine, ma sopratutto serve molto più spazio di quello a disposizione in Via Pacini. I parcheggi sotterranei a Milano sono costossissimi a causa della falda, diventano solo una speculazione e un affare per chi li costruisce perchè poi hanno enormi costi di gestione (il movimento "Salviamo gli alberi di Piazza Gobetti" lo ricordate?). E' pur vero che Pacini è molto frequentata ma povera di proposte e purtoppo non è come Via Teodosio, dove gli alberi sono a ridosso del marciapiede e infatti hanno rinunciato (poco) a spazi per il parcheggio a favore di qualche locale. In zona ha chiuso l'unico negozio di dischi (Piazza Bottini 4), non ci sono "vere" librerie (l'Utopia ha dovuto cambiare ...) forse perchè c'è poco interesse da parte dei residenti e degli studenti che probabilmente non comprano nei piccoli negozi, amano l'aperitivo e le birrerie, ma ci vogliono comunque andare in macchina. Il problema della riqualificazione non può non passare anche da spazi per la cultura (librerie, circoli, spazi permanenti per mostre e concerti, ecc.), e in tema di mobilità Milano non ha mai brillato, riconoscendo la cronica mancanza di spazi per un quartiere densamnete popolato che nei giorni feriali deve accogliere chi, per motivi condivisibili o no, si sposta in macchina.


Re: Lettera per una nuova “normalità”, in via Pacini
04/06/2020 MARIAPAOLA MAURI
Bisogna avere il coraggio di eliminare il parcheggio in strada. Coraggio perchè ci si attirano gli strali degli automobilisti. Milano appare brutta perchè è invasa dalle auto parcheggiate in ogni dove. Le auto vanno parcheggiate sottoterra, come in tutto il resto del mondo. Sono contraria ai parcheggi a lisca di pesce. Sono brutti (danno un aspetto disordinato alla via, fateci caso) e pericolosi per i ciclisti.


 
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