Partecipare sì, ma come. Il Villaggio Matteotti

È degli anni Settanta il primo interessante caso presentato al corso di democrazia partecipata di Lambrate. ()

terni4aIl primo caso presentato da Davide Fortini al corso di democrazia partecipata di Lambrate riguarda la riprogettazione di un vecchio quartiere a Terni.
L’ottimo progetto, voluto dall’amministratore delegato delle Acciaierie di Terni, coordinato dall’architetto Giancarlo De Carlo e dal sociologo Domenico De Masi, vede la partecipazione attiva dei lavoratori delle acciaierie, ma attaccato dai partiti viene interrotto a opera quasi compiuta.

Partecipazione e progetto
Siamo nel pieno degli anni Settanta. A Terni, l’amministratore delegato delle Acciaierie propone di trasformare, aggiornare e densificare il vecchio quartiere costruito ai tempi di Mussolini sul modello della casa rurale. Viene portata in Italia la pratica anglosassone della community architecture.

L'architetto De Carlo assume l’incarico e con il sociologo De Masi avvia un’indagine presso i lavoratori su come desiderassero la loro casa. Il risultato è deludente: era impossibile avere idee innovatrici dagli operai se prima non si spiegava loro come si costruiva in altre parti del mondo. Si organizza una mostra. Fra scetticismo e diffidenza iniziali, si avviano i colloqui con trecento famiglie.
In base alle esigenze che emergono e grazie alla straordinaria genialità e capacità estetica di De Carlo, “il villaggio si va disegnando quasi da sé. L’opera risulta molto bella, i costi inferiori a quelli che la gente si aspetta”. Ma il progetto viene attaccato politicamente, arrivano critiche sia da sinistra che dalla chiesa locale; anche la giunta è allarmata perché queste case fatte dalla Terni hanno successo: come può essere che un’iniziativa privata sia meglio della produzione edilizia istituzionale? Il progetto viene interrotto a un terzo della sua costruzione. Purtroppo nell’ambiente circostante non germinarono altre esperienze simili.

Considerazioni
Giancarlo De Carlo è stato uno dei primi architetti italiani a teorizzare e sperimentare la partecipazione nell’ambito della progettazione. A lui si devono progetti come il campus dell’Università di Urbino e il Villaggio Matteotti, quartiere residenziale per gli operai delle Acciaierie di Terni.
Se ci si attiene ai principi di De Carlo, i casi effettivi di architettura partecipata sono pochi e poco noti. Lui stesso nella sua lunga carriera ne sviluppa solo alcuni.
Si tratta di casi in cui committente, progettista e utente condividono un progetto culturale e non solamente o precisamente scelte progettuali così come è stato a Terni.

De Carlo riesce nell’operazione, pur non avendo potuto completare il progetto, perché la sua è una vicinanza sincera alle ambizioni di progresso sociale dei lavoratori; non come 'massa' ma come gruppo di individui. Capire i bisogni, interpretare le necessità, dare un senso comune alla forma dell’architettura, pensare alla comunità di residenti come un organismo capace di azione: nonostante questa gamma di assunti, senza la matita di De Carlo il Matteotti non sarebbe quello che è.


Da un’intervista all’architetto De Carlo:
“Si dice che la partecipazione fa costare di più perché se la gente ha voce in capitolo pretende di più. Non è vero. Per quanto riguarda la mia esperienza la gente non chiede di più, anzi, normalmente chiede troppo poco perché non è cosciente pienamente di quello che dovrebbe avere: è comunque molto timida nel chiedere”.

“La partecipazione non può essere pedante, deve essere un percorso verso la gioia di identificarsi con la creazione dello spazio” (…) “un metodo dialogante che porta a scoprire la vera ragione di quel che si sta facendo, non basandosi su luoghi comuni, ma inventando continuamente”.

Guarda qui l’intero video sul Villaggio Matteotti con le interviste a De Carlo e a De Masi.


Primo caso di attività partecipativa presentato al corso del Laboratorio di democrazia partecipata di Lambrate (qui l'articolo introduttivo)




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Re: Partecipare sì, ma come? Il Villaggio Matteotti
16/04/2020 mietta
Bella la relazione, giustamente da valorizzare gli esperimenti di architettura sociale risalenti ai lontani anni di rinnovamento e sperimentazione che guardava al benessere delle comunità e che continua tuttora all'estero, ma anche in Italia.


 
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