Donne di Scienza: Amalie Emmy Noether

Fu un genio troppo precoce per i tempi ottusi e tenebrosi in cui si trovò a vivere, quando nascere donna ed ebrea era comunque una colpa. Neanche la grande cultura di quel paese si salvò dal male oscuro. ()

Emmy NoetherIl 23 marzo del 1882 nasceva a Erlangen (Norimberga) Amalie Emmy Noether, probabilmente la più grande matematica mai vissuta. Fortunatamente ci ha lasciato un teorema e vari oggetti algebrici tutti contraddistinti dal termine noetheriano. I contributi di Emmy Noether alla matematica moderna sono difficili anche per gli addetti ai lavori; non minacciamo di spiegare qui il teorema di Noether, considerato fondamentale allo sviluppo della fisica quanto la teoria della Relatività di Einstein. È più facile, ma importante, ricordare, pur sommariamente, la vita della studiosa.

Nonostante il padre Max Noether fosse un famoso matematico, Emmy si accorse subito che non avrebbe trovato spalancate le porte dell'università. Infatti intraprese la carriera per diventare insegnante di francese e inglese a Erlangen, sua città di nascita nella regione tedesca della Franconia.
Emmy studiò anche matematica nell'università della stessa città, dove il padre insegnava, fino a laurearsi e prendere un dottorato nel 1907, ma poteva seguire le lezioni solo grazie a una licenza speciale. Infatti, fino a pochi anni prima, le donne non potevano iscriversi all'università, tantomeno sostenere esami; Emmy fu, insieme a un'altra donna (Sofja Kovalevskaja, Stoccolma 1884), la prima che demolì questa gabbia.

Per sette anni lavorò nell'Università di Erlangen, gratuitamente perché a quel tempo era già molto che le fosse fornita questa “grande opportunità”. Il primo circolo matematico in cui Emmy fu accolta senza nessuna discriminazione fu l'attivissimo Circolo Matematico di Palermo già nel 1908.
Nel 1915, David Hilbert, uno dei più grandi matematici dell’epoca, la invitò all'Università di Gottinga - il paradiso della matematica - con l'intento di farla assumere come assistente per i suoi lavori. Niente da fare, il senato accademico si oppose e Emmy continuò a lavorare gratis fino al 1922, anno in cui finalmente ricevette la nomina a professore straordinario. Alle obiezioni del Senato Accademico che giustificava il rifiuto di far diventare una donna professore ordinario sostenendo che il Senato stesso si sarebbe riempito di figure femminili (cosa diremo ai nostri soldati quando torneranno dalla guerra a frequentare l'Università e si troveranno giudicati da una donna), Hilbert rispose: ma il Senato non è mica una sauna (maschile).

Gli anni di Gottinga furono molto duri, Emmy non era retribuita e viveva con i soldi che le passava la famiglia, in più erano gli anni della svalutazione selvaggia della moneta tedesca. Per tanto tempo mangiò tutti i giorni lo stesso piatto, sullo stesso tavolo della stessa trattoria.
Spesso il nome di Emmy non poteva comparire ufficialmente, sia nelle pubblicazioni che nelle agende dell'università. La matematica firmava senza lamentarsi con nomi falsi rigorosamente maschili. Nel 1933 il governo nazista della Germania le vietava l'attività di insegnamento in quanto ebrea.

All’indomani dell’avvento del regime nazista in Germania, al nuovo ministro che chiedeva notizie sullo stato della matematica all’università di Gottinga, finalmente liberata dall’influenza ebraica, David Hilbert rispondeva: «La matematica a Gottinga? Non esiste più». L’amarezza delle parole di uno dei giganti del XX secolo ci danno la misura precisa di quello che stava avvenendo. Le leggi razziali, oltre che ingiuste e crudeli, furono per la scienza tedesca un autentico sfacelo.
Anche se rimanevano a lavorare nelle università tedesche molti scienziati di primo piano (oltre a Hilbert un esempio su tutti è quello di Werner Heisenberg, uno dei padri della meccanica quantistica), dalla Germania fuggirono molti scienziati di origine ebraica (e non) che, già messi nell’impossibilità di lavorare, ora temevano per la loro vita.
Einstein e molti altri si rifugiarono negli Stati Uniti. Tra questi anche Amalie Emmy Noether, che il matematico russo Pavel Alexandrov definì “il più grande matematico donna di tutti i tempi”.

Ma, contrariamente a chi riuscì a ottenere un posto prestigioso in una università, a Emmy fu proposto un incarico a Bryn Mawr, quel college femminile vicino a Philadelphia che aveva già ospitato Nettie Stevens come allieva e come ricercatrice. Emmy Noether morì il 14 aprile del 1935 a Bryn Mawr per le conseguenze di un tumore ovarico. Aveva solo 53 anni. Il 5 maggio dello stesso anno Albert Einstein pubblicò un omaggio per il New York Times in cui la definisce "il più creativo e significativo genio matematico femminile da quando il mondo accademico ha aperto le porte alle donne".


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