Ritorna La Milanesiana, dalla speranza all'illusione

Nel 2019 la Milanesiana compie vent’anni. Repetita iuvant.
Dal 10 giugno al 23 luglio in più luoghi della città, con appuntamenti in altre città italiane.
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la milanesiana immagineLa Milanesiana, che su ogni materiale promozionale risulta essere, a ragion veduta, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, è arrivata alla sua ventesima edizione. Un altro significativo anniversario che si affianca ai 30 anni del crollo del muro di Berlino, della protesta di piazza Tienanmen e di Blob, ai 50 anni del primo allunaggio, ai 500 anni della morte di Leonardo e della prima attività borsistica a Bruges.
Quest’ultimo anniversario non è casuale perché, per la prima volta, La Milanesiana allarga i suoi interessi all’economia e alla finanza.
Per i pochi che non sapessero, La Milanesiana è un festival di letteratura, musica, cinema, scienza, arte, filosofia teatro, diritto ed economia inventato nel 2000 e da allora diretto da Elisabetta Sgarbi, come già ricordato.

Sul palco del Piccolo Teatro Grassi, accanto a Sergio Escobar in veste di nume tutelare (non vuole che si dica padrone di casa), Elisabetta Sgarbi, in elegante giacca gialla (un ospite ha persino ricordato che il giallo è il colore del pericolo) ha presentato per due ore abbondanti l’immenso programma 2019 di una manifestazione che, partita nel piccolo cortile d’onore di Palazzo Isimbardi in corso Monforte, ha ormai raggiunto con la sua ventesima edizione altre 12 città italiane, tra cui Roma, Torino, Firenze e Venezia.
Le cifre elencate da Sgarbi sono impressionanti: 65 appuntamenti, 210 ospiti internazionali provenienti da 15 Paesi, 12 mostre, con un complessivo e sostanzioso budget di 682 mila euro in gran parte messo a disposizione da sponsor privati (circa l’80%), con il sostegno del Comune di Milano e della Regione Lombardia.
I tempi sono veramente cambiati: la prima edizione (e così per molti anni ancora) venne totalmente finanziata dalla allora Provincia di Milano a cui si deve il merito di aver dato il là (accompagnato da congrua borsa, logistica e personale).
Narra la leggenda che alla serata d’esordio (26 giugno 2000), che prevedeva una performance di Paolo Poli accompagnato al pianoforte da Antonio Ballista, il cortile ospitasse 800 spettatori contro i 250 autorizzati. Mentre la curiosità ci spinge a ricordare che il primo supporter privato della manifestazione fu il Milan, inteso come società calcistica, nella seconda edizione (2001). Ma sono appunto passati vent’anni e la Provincia addirittura non esiste più.

Vent’anni vissuti proprio pericolosamente certo che no, ma certamente interpretati pienamente e intensamente dalla tenacia di Elisabetta Sgarbi e dalla sua capacità di coinvolgere, attirare, orientare e dirigere. Un po’ di merito va anche naturalmente al suo affiatato e collaudato gruppo di lavoro che l’affianca nell’impresa.
Dall’anno 2000 La Milanesiana vive di incroci, come è stato giustamente ricordato da Sergio Escobar in conferenza stampa, tra i valori più diversi, eterogenei, opposti della cultura nazionale e internazionale.
Si è persino ricordato, non senza malizia forse, che La Milanesiana ha quanto meno uno spessore europeo ben rappresentato da moltissimi suoi ospiti e dalle tematiche affrontate.
Del resto già nella introduzione al programma della prima edizione, Ombretta Colli, allora presidente dell’ente organizzatore, scriveva: ”Con la complicità dei protagonisti di questo evento la Provincia di Milano intende dare il proprio contributo per rafforzare le fondamenta culturali della nostra città, proiettata verso l’Europa ma da sempre luogo di incontro di culture diverse”.
Difficile, se non impossibile, citare tutti i personaggi che animeranno il programma di La Milanesiana di quest’anno, economisti, finanzieri, premi Nobel e Oscar, vincitori acclamati di Pulitzer, Strega, David di Donatello e via premiando. Tutti sono chiamati a portare testimonianza attorno al tema della speranza che costituisce il fil rouge di questa edizione.
Vale citare per tutte la partecipazione di Claudio Magris, ispiratore del tema, che il 28 giugno al Piccolo Teatro Studio Melato terrà una lectio magistralis su “La speranza e il desiderio”.
Rimandando la consultazione dell’intero programma della manifestazione al sito www.lamilanesiana.eu, si parva licet, ci soffermiamo su ciò che accadrà nel territorio del Municipio 3.
Il 29 giugno alle ore 12 la Biblioteca Valvassori Peroni (via Valvassori Peroni 56) ospiterà l’incontro “Scerbanenco: 50 dopo”, dedicato allo scrittore milanese di origine ucraina scomparso nel 1969 (anniversario, dunque), con letture di Fulvio Abbate, Cecilia Scerbanenco (la figlia) e Massimo Carlotto. Doveroso omaggio a un grande “fabbricante di storie”. Segue concerto di Antonio Ballista.
Alle ore 18 del 5 luglio, presso Château Monfort (corso Concordia 1), dialogo tra Tahar Ben Jelloun (Premio Goncourt 1987) e Maurizio Molinari (direttore del quotidiano La Stampa).
Mentre Spazio Teatro No’hma (via Orcagna 2) ospiterà alle ore 21 di domenica 7 luglio l’incontro “Fa male il teatro” con prologo di Gianpaolo Donzelli, presidente della Fondazione Meyer di Firenze, e spettacolo con Paolo Graziosi ed Elisabetta Arosio e alle ore 21 dell’8 luglio Piergiorgio Odifreddi (Premio Galilei 2011) in “Dalla terra alle lune. Un viaggio cosmico in compagnia di Plutarco, Keplero e Huygens”.
Il senso complessivo del Festival lo si può cogliere solo partecipando a più eventi, dove, tra incroci apparentemente azzardati, tra cultura alta e cultura bassa, tra sacro e profano e tra dicibile e indicibile si coglie il sapore autentico di una manifestazione che se ha compiuto vent’anni ci sarà bene un perché.
Con una punta di compiacimento Elisabetta Sgarbi ricorda che quest’anno ricorre anche il trentacinquesimo anniversario del videogioco Tetris (6 giugno 1984) e perché lo abbia detto è tutto da scoprire.
E’ stato anche annunciato che il tema della prossima edizione sarà l’illusione. La macchina non si ferma mai.
Per quanto illusorio, il cammino della speranza sa essere gratificante.


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