Momenti di trascurabile femminismo

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Il mio sguardo muto riflette il grigio squarcio nel cielo del mattino. Ancora pochi passi mi separano dalla fermata del tram. Il mio appuntamento con il quotidiano risveglio. Lo sferragliare del tram che mi conduce al lavoro. Oggi è un giorno di pioggia. Un'acquerugiola rada che non necessita neppure di ombrello. Il clacson di un'auto mi scuote. Ecco il guidatore di turno che non sopporta che gli abbia attraversato la via. È evidente che al mattino il suo SUV è il padrone della strada. Alla fermata sento i commenti del giorno. Un signore con ombrello colorato è contento che l'Oscar sia andato a Greenbook che parla di amicizia tra uomini. Chissà perché, penso, il film che parlava di amicizia tra donne è arrivato secondo. A me Roma è piaciuto molto più di Greenbook… ma chi sei tu, per avere un'opinione mi dico.
Il signore con l'ombrello colorato è salito sul tram e lo seguo. Ora armeggia con un Ipod bianco latte e neppure un sorriso tenue accompagna il gesto delicato delle sue dita mentre si siede a fianco dell'amica occupando l'unico posto libero.
"Io sarei stata a casa" brontola lei "se solo avessero dato un assegno alle casalinghe, invece di infradiciarmi su questi mezzi pubblici, per andare a lavorare"
“Certo voi donne non sapete resistere al fascino del destino materno” ribatte lui, con fare di uomo emancipato.
“Perché?” lo stuzzica lei ”Fare una torta può essere molto creativo. Il fatto è che la maggior parte di noi per fruire di cibo decente e dormire in letto pulito, non può fare a meno di lavorare anche in casa” e prosegue: “La condizione femminile non è determinata da una naturale inclinazione, ma dal nostro dislivello di potere con l'intera organizzazione sociale”
Certo, penso, il mondo oggi si alimenta di questo nostro amore lavoro a senso unico in cambio del quale non è disposto a darci nulla più di una sopravvivenza, con poche o irrisorie possibilità di decisione.
Accanto a me un'elegante signora con ombrello azzurro tende nervosa lo sguardo all'orizzonte, poi si avvicina sbuffando in direzione dell'uscita e nel passarmi a fianco sembra non vedermi, non incrocia il mio sguardo, non verifica la mia esistenza. Il riflesso delle nubi s'ingarbuglia sulla pensilina. Piano, mi raggiunge il rumore della frenata e mi travolge. S'aprono le porte con il consueto fracasso di legno. Un altro giorno è cominciato.


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