Mario Negri a Milano MuseoCity 2019

In via Stoppani 7 presso lo studio dell’artista dall’1 al 3 marzo è stata aperta l’esposizione delle sue opere, famose in tutto il mondo. Nell’ambito della rassegna Milano MuseoCity, è stato quindi possibile avere un’idea della straordinaria ricchezza ed intensità dell’attività dello scultore Mario Negri. ()

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L’edizione 2019 di Milano MuseoCity ha per tema la Natura e forse nessuno meglio di quest’artista, scomparso nel 1987, ha saputo viverla ed interiorizzarla :”Spero di non aver fatto mai cose che non avessero la loro prima radice nell’umano” dichiarava nel 1979.

Mario Negri nasce il 25 giugno 1916 a Tirano, in Valtellina. È l’ultimo di quattro figli. Porta a termine le prime scuole a Genova, dove il padre si era trasferito su invito del fratello Rinaldo, ingegnere. Di ritorno a Milano nel ’28, prosegue gli studi e ottiene la maturità classica nel ’36 al liceo Manzoni. Tra il ’35 e il ’40 conosce e frequenta il gruppo di artisti e intellettuali che gravitano intorno alla rivista «Corrente di vita giovanile» e stringe rapporti di amicizia con Sandro Cherchi e Italo Valenti; frequenta inoltre lo studio di Giacomo Manzù, autore di un ritratto del padre Carlo che si rifà forse alla maschera mortuaria. All’inizio dell’anno viene chiamato alle armi e inviato a Bolzano come istruttore nel Genio Pontieri; vi resterà fino all’8 settembre 1943.
Il 9 settembre viene fatto prigioniero dai tedeschi a Bressanone. Chiuso su un carro bestiame insieme al proprio battaglione non farà ritorno a Milano che nel ’45, dopo due anni di prigionia nei campi tedeschi e polacchi. Dal 46 inizia da autodidatta il suo severo tirocinio di scultore e già dal 48 e nel 49 si aggiudica importanti premi. Dal 1950 inizia a collaborare con l’editoriale Domus.Sposatosi, ebbe tre figlie e dopo una breve pausa di studio ricominciò a vincere premi e a partecipare a mostre. “Esistono forme universali alle quali inconsciamente si risale come alle fonti della vita:ecco perché,a volte,lo sguardo degli scultori sembra volgersi più al passato che al presente” è un’altra delle sue massime.
La sua prima personale fu alla galleria il Milione di Milano ancora negli anni 50; da questo momento interrompe la collaborazione fissa con «Domus», mentre la sua partecipazione a mostre in Italia e all’estero si fa sempre più frequente e costante. Sempre in questi anni instaura e consolida i rapporti umani e culturali più intensi, duraturi e incisivi nella sua vita di uomo e artista: con Alberto Giacometti e il medico chiavennasco Serafino Corbetta, con Cesare Gnudi, Franco Russoli, Luigi Carluccio, Marco Valsecchi, Lamberto Vitali, il giovane scultore Rudy Wach, il collezionista Han Coray e il pittore Edmondo Dobrzanski, il creatore di gioielli Karl-Heinz Reister e i fotografi Paolo Monti e Arno Hammacher.
Con l’architetto Mario Tedeschi è curatore della mostra “Scultura nell’architettura” a Sidney. Vince il Premio Città di Torino della Società Promotrice di Belle Arti, Torino, per la grande figura multipla. In seguito espone a New York ad Alessandria d’Egitto e intensifica la sua partecipazione a mostre internazionali. Inizia il lungo e complesso lavoro per la piazza della città di Eindhoven, in Olanda, in collaborazione con Gio Ponti: il lavoro si conclude nel giugno 1970 con l’inaugurazione della piazza e con una sua personale al Van Abbemuseum, sempre a Eindhoven. Riceve dalla Kraftwerke Brusio AG (Centro di Manovra e d’Esercizio delle Forze Motrici Brusio) l’incarico per l’esecuzione della Grande colonna di Robbia. Sorgerà in Poschiavo, nei Grigioni, ai piedi del passo del Bernina. Elabora una proposta per la sistemazione del lungolago di Montreux. Viene chiamato a far parte della giuria del Concorso di scultura all’aperto, Bellinzona.

Viene invitato a far parte dell’Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux Arts de Belgique, Bruxelles negli anni 80 e continua con mostre a Lugano ed in Austria. Questo tralasciando moltissime altre sue attività ed incarichi che hanno reso grande la sua opera. Muore improvvisamente nel 1987 alla vigilia dell’antologica mantovana di palazzo Te e palazzo Salis. ”Ci sono mani intelligenti e mani otttuse,cattive ed incapaci,così come i volti e le menti”( da Note di studio-Mario Negri-ed. Pagine d’arte)

Una più corretta ed esaustiva narrazione della sua opera si può trovare sul sito che vi invitiamo a consultare. Lo studio di Via Stoppani 7 è sempre visitabile previo appuntamento ed è stata inserito nel circuito storiemilanesi.org che invita a scoprire Milano attraverso 15 artisti che qui hanno vissuto e lavorato. Non perdetevi questo particolare museo che conserva ancora tanta poesia e dolcezza di uno dei più grandi scultori italiani del secolo.

Credits:
Figura allungata, bronzo cm 8.5x9x4
Photo: Mario Monti


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