Cuore di cane

Lo splendido romanzo di Michail Bulgakov è la proposta di lettura per il mese di marzo a cura di Raffaele Santoro. Una trasposizione teatrale dell’opera è in scena sino al 10 marzo al Piccolo Teatro Grassi. ()

cuore di cane immagineSe è vero che il cane è il migliore amico dell’uomo è altrettanto vero che l’uomo è il peggiore amico del cane. Questa potrebbe essere la “morale” più immediata di “Cuore di cane”, il racconto che, insieme al romanzo “Il Maestro e Margherita”, costituisce una delle vette assolute dell’intera opera narrativa di Michail Bulgakov.

“Cuore di cane” è un racconto crudamente esilarante, tutto giocato sui toni del grottesco, con punte di vero e proprio farsesco, dominato da un estro fantastico travolgente. E sebbene i temi e gli umori polemici non manchino, essendo sia un beffardo affresco della Mosca degli anni venti e quindi della vicenda rivoluzionaria, sia una satira dell'avvenirismo scientifico, sia una denuncia delle infinite assurdità della vita quotidiana di quel periodo, tuttavia quello che prevale è il gusto divertito del narrare che lo rende una lettura spassosissima.

Protagonista del racconto è un cane randagio di nome Pallino che si aggira affamato, infreddolito e solo per le vie di Mosca. E’ sera, la tempesta imperversa e Pallino oltretutto ha anche una dolorosa ferita ad un fianco causatagli da un getto di acqua bollente che un malevolo cuoco di una mensa gli ha gettato addosso per allontanarlo. E mentre Pallino è tutto preso dai suoi amari soliloqui canini incentrati sulla sua sfortunata situazione ecco apparirgli un distinto signore che, entrato in una vicina salumeria, ne esce con un pacchetto di cui Pallino prefigura da subito il contenuto: del prelibato salame. Ed infatti non solo è così ma, incredibile a dirsi, il distinto signore si avvicina a Pallino e, aperto il pacchetto, gli dà un “pezzetto di salame tipo “Cracovia extra”” che il cane divora avidamente e che, così come nei suoi pensieri egli stesso lo definisce, gli appare come “il più bel regalo del mondo”.

Il debito di riconoscenza di Pallino verso il suo benefattore a quel punto è già enorme e quando questi lo conduce nella sua vasta, confortevole e lussuosa casa diverrà totale. Pallino fa così il suo ingresso in casa del Dottor Filipp Filippovic Preobrazenskij, un luminare della medicina che gode di un’ampia e selezionata clientela e di un notevole prestigio scientifico sia in Russia che fuori. Per Pallino sarà l’inizio di un insperato e felice bengodi: cibo buono e abbondante, cure e attenzioni, ambienti caldi e confortevoli in cui giacere. Ma Pallino nella sua pratica mente canina di fronte a tutto questo ben di Dio qualche interrogativo se lo pone: “Chissà perché mi ha preso con sé? Gli basterebbe muovere un dito e potrebbe avere a sua disposizione il più bel cane di Mosca! Ma forse sono bello anch’io…”, si dice e se ne fa forte: “Dev’essere così per mia fortuna!”.

Nell’agiata vita di Pallino, cadenzata dal susseguirsi dell’elegante e scelta clientela di Filipp Filippovic, fanno un giorno la loro apparizione anche i rappresentanti del proletariato, nella persona di quattro membri del comitato di caseggiato guidati da un certo Svonder, intenzionati a requisire due delle sette stanze della lussuosa casa di proprietà del luminare. Ma questi, forte delle sue altolocate amicizie, a cui si rivolge seduta stante telefonicamente, rintuzzerà senza mezzi termini le pretese dei quattro che, scornati e inviperiti, dovranno lasciare a Filipp Filippovic le sue sette stanze. Pallino, che ha assistito alla scena, rimane vieppiù ammirato per l’alone che il potere del suo nuovo padrone emana e la sua ammirazione si tramuta in vera e propria venerazione.

Filipp Filippovic è, in effetti, un ricercato e altezzoso borghese, boriosamente consapevole del suo prestigio e dei suoi meriti che gli infondono un evidente senso di superiorità. Nel suo privato è pieno di buone maniere e di raffinate abitudini ed è, di conseguenza, estremamente ipercritico con gli sciatti e ordinari modi che l’emergente proletariato e in generale la rivoluzione - le vicende narrate si svolgono nel ’25, anno in cui “Cuore di cane” fu scritto - stanno diffondendo. Insomma potrebbe essere definito un controrivoluzionario, come lo avverte il suo fidato assistente Ivan Arnoldovic, mettendolo sull’avviso, ma egli non se ne dà alcun peso.

Pallino, intanto, è sempre più estasiato nei confronti di Filipp Filippovic. E quando questi, prendendo accordi con il suo assistente, in vista di un non ben precisato trasferimento di organi, esplicita la necessità di mantenere “sotto osservazione questo randagio nevrastenico” Pallino lo interpreta come una manifestazione di attenzione per la sua salute e pensa: “Che brava persona. Io lo so chi è: è un mago, uno stregone, un negromante uscito da una favola per cani…”.

Ma l’ignaro Pallino, sempre più satollo, e sempre più compiaciuto di essere stato scelto da Filipp Filippovic, sta, in realtà, per andare inesorabilmente e inconsapevolmente incontro al suo destino: “In quell’orribile giorno, già di mattina Pallino sentì una fitta al cuore, come un presentimento”.
Avvenne tutto in modo frenetico e repentino. Pallino fu cloroformizzato, trasferito sul tavolo operatorio di Filipp Filippovic, il quale prima gli pratica “una lunga incisione sul ventre”, poi gli “strappa le ghiandole seminali con i loro annessi” e gliele sostituisce con delle altre. Poi gli incide la scatola cranica, fino ad asportargli l’intera calotta cranica. Penetra con le mani fra gli emisferi cerebrali, glieli espelle fino ad estrarre l’intero cervello. Poi estrae l’ipofisi e la sostituisce con un’altra contenuta in un altro flacone. Quindi, reintrodotto il cervello di Pallino al suo posto, riposizionò la calotta cranica e con fare perentorio “urlò: “Cucire!””

Dal diario clinico di Ivan Arnoldovic si ha che lo scopo dell’operazione era: “chiarire, attraverso un esperimento di trapianto combinato dell’ipofisi e dei testicoli, il problema di far attecchire l’ipofisi in un altro cervello, e successivamente dell’influenza di tale ghiandola sul ringiovanimento dell’organismo umano.” Ma in realtà quello che accade è del tutto imprevisto ed inverosimile: Pallino progressivamente va assumendo fattezze, movenze, espressioni anche verbali umane.
In altre parole appariva evidente che l’operazione non era riuscita, ma il paziente era vivo.

Sempre dal diario clinico di Ivan Arnoldovic si evince infatti che: “Filipp Filippovic da autentico scienziato, ha riconosciuto il suo errore: il trapianto dell’ipofisi non porta al ringiovanimento ma alla completa umanizzazione (sottolineato tre volte). Non per questo la sua sconvolgente scoperta diventa meno importante.” L’evoluzione di Pallino da cane a uomo è sconcertante. Dopo venti giorni dall’operazione risulta infatti che, l’ormai ex cane Pallino: “Ha accettato definitivamente i calzoni. Ha pronunciato una lunga frase buffa: “Mollami una sigaretta, le brache mi stan strette”…Alle 17 avvenimento sensazionale: il cane-uomo ha pronunciato per la prima volta parole non più avulse da ciò che lo circonda, ma in relazione a fatti del momento. Quando il professore gli ha ordinato: “Non gettare avanzi di cibo sotto la tavola” lui ha improvvisamente risposto: “Piantala rompiscatole”. Filipp Filippovic, colto di sorpresa, è riuscito nondimeno a dominarsi e ha ribattuto: ”Se ti permetterai di insultare ancora una volta…le buscherai””

Dopo neanche un mese “l’essere" ha assunto la sua forma definitiva:
a) Struttura corporea umana al cento per cento
b) Peso: circa 48 chili
c) Statura bassa
d) Testa piccola
e) Ha cominciato a fumare
f) Si nutre come un uomo
g) Si veste da solo
h) Riesce a conversare con facilità”

Un ultimo interessante particolare. A chi appartenevano gli organi trapiantati su Pallino? Lo ricaviamo sempre dal diario di Ivan Arnoldovic: “Klim Grigor’evic Cugunkin, 25 anni…Non iscritto al partito ma simpatizzante. E’ stato processato tre volte….Sempre per furto. Professione ufficiale: suonatore ambulante, suonava la balalaica nelle bettole”. Basta questo per immaginare cosa sta per succedere nella vita di Filipp Filippovic. Il neonato uomo-cane Pallino ricomprenderà in sé tutti i modi di Klim, senza peraltro perdere del tutto quelli della sua origine canina. Un delirio.
Infatti cosa fa: inizia a suonare la balalaica, si comporta come in una bettola, assume atteggiamenti sfacciati e irriverenti, avanza perentoriamente tutta una serie di pretese, prima fra tutte: il riconoscimento di un nome e cognome, patronimico compreso e sua relativa registrazione anagrafica. E quale cognome sceglie Pallino ma, ovviamente, Pallinov. Un cognome che egli, bontà sua, si dichiara disposto “ad accettare per via ereditaria.”

E chi viene immediatamente a spalleggiare Pallinov nelle sue richieste, il subdolo Svonder, a cui non sembra vero poter mettere in difficoltà Filipp Filippovic in nome dei legittimi diritti di Pallinov. anzi, per la precisione, del cittadino Pallinov che, dei diritti che si possono ricavare tramite il compagno Svonder è assai lesto a trarne profitto, in barba a Filipp Filippovic. Perché questi sa perfettamente che egli ha le sue belle responsabilità in tutta questa storia e non è facile né ripudiare, né tenere a bada la sua creatura.

Insomma per Filipp Filippovic sarà una vita d’inferno e, da padrone di Pallino, diventa sempre di più ostaggio di Pallinov, il quale ne combina di tutti i colori: insegue i gatti, al punto che un giorno per catturarne uno spacca un rubinetto del bagno e allaga tutta la casa; mette le mani addosso alla cuoca di un vicino e non contento prende quest'ultimo a pietrate; si risente indispettito per le buone maniere che Filipp Filippovic tenta di inculcargli, laddove per Pallinov sono solo “cerimonie”; istigato da Svonder si atteggia demagogicamente a comunista: “Bisogna prendere tutto e dividerlo”, naturalmente con riferimento ai beni e alle sette stanze di Filipp Filippovic; pizzica i seni di una paziente e quando quella reagisce la morsica; si attribuisce il diritto di possesso di quattro metri quadri dell’appartamento di Filipp Filippovic, destinatigli d’ufficio dall’Associazione Inquilini di cui è divenuto, con calcolato tempismo, membro; ruba in casa venti rubli e poi vi fa ritorno “ubriaco fradicio” portandosi dietro due sconosciuti che pretendevano pure di pernottare lì e che prima di essere allontanati erano riusciti a “prendersi” un portacenere, un berretto e un bastone dell'ormai disperato dottore.

Insomma a questo punto si può ben dire che Pallinov è diventato a tutti gli effetti un teppista e Filipp Filippovic è in piena autocritica rispetto a quei suoi esperimenti avveniristici. Finchè un giorno Pallinov scompare di casa, ma già il giorno dopo vi fa ritorno a bordo di un camion. Pallinov è pur sempre un ex cane ed ha ancora sangue canino nelle vene, perché quindi non mettere a frutto il proprio istinto di dare la caccia ai gatti e trasformarlo in una vera e propria professione, detto fatto. Pallinov, tramite i soliti buoni uffici di Svonder è stato “nominato direttore della Sottosezione per l’operazione di ripulitura della città di Mosca dagli animali randagi (gatti, ecc.)”.

Pallinov ormai impazza: prima tenta di abbindolare la dattilografa della Sottosezione, portandola a casa di Filipp Filippovic con l’intento di sposarla e sistemarsi lì con lei, tentativo che Filipp Filippovic sventa immediatamente, poi arriva a fare una vera e propria mascalzonata. Fa recapitare presso le autorità una lettera minatoria contro Filipp Filippovic in cui, in sostanza, risulta che Filipp Filippovic è un controrivoluzionario e solo grazie ai buoni agganci che egli ha nelle alte sfere la cosa non farà il suo corso. La misura è colma e Filipp Filippovic, preso di petto il problema, decide di fare quello che già meditava da tempo: la sua personale soluzione finale, ritrasformare Pallinov in Pallino.

E così quando la polizia si presenta in casa di Filipp Filippovic, per cercare il cittadino Pallinov, con un mandato di accusa per omicidio contro Filipp Filippovic, questi, fatto entrare Pallino, ne dimostra l’incontrovertibile esistenza in vita e allorquando il cane, dalla sua poltrona, apostrofa con voce umana Filipp Filippovic dicendogli: ““Non pronunciare parole oscene”, il poliziotto impallidisce e si affloscia su un fianco, mentre un suo collega lo afferra appena in tempo da un lato e il portinaio lo sorregge da dietro”.


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