Intervista a Luca Costamagna, Assessore alla Cultura del Municipio 3

Abbiamo avuto l'opportunità di intervistare l'Assessore alla Cultura del Municipio 3 Luca Costamagna e gli abbiamo rivolto alcune domande sul presente e sul futuro della cultura nel nostro Municipio. ()

Costamagna 3

Buongiorno, Assessore Costamagna, lei è assessore nel Municipio 3 ormai da due anni e ha anche la delega alla Cultura e proprio la cultura e le attività svolte dal Municipio in questo settore saranno argomento di questa intervista. Dopo due anni di governo è possibile tracciare un primo bilancio delle attività in ambito culturale?

Abbiamo seguito il piano delineato nel nostro programma e dopo due anni,se suddividiamo il territorio del Municipio 3 in 8 sottoquartieri, possiamo dire che li abbiamo toccati tutti con iniziative culturali. Da Lima-Porta Venezia, passando per Città Studi e Lambrate e arrivando al’Ortica, ma anche al quartiere Feltre, dove per anni a livello culturale non si è fatto molto: Con l’iniziativa del Festival Lambro in questi due anni abbiamo fatto le letture, anche grazie a Z3XMI e all’associazione MIA, e abbiamo portato di recente uno spettacolo teatrale nella piazza del quartiere Feltre perché vogliamo stare tra le case.

Quindi è corretto dire che, in termini di progetti culturali, esiste un filo rosso che collega i vari quartieri del Municipio?

Si. Noi pensiamo che sia stato giusto in passato puntare molto sull’Auditorium Cerri di Via Valvassori Peroni, che ha dieci anni e andava lanciato, ma con il rischio che le famiglie, magari perché hanno bambini, non riescono ad andare in giro facilmente, o gli anziani e le persone con difficoltà a spostarsi fossero completamente tagliate fuori. Il quartiere su cui abbiamo principalmente puntato è stato il quartiere Rizzoli. Quindi sia iniziative all’aperto, che iniziative al chiuso, come la storica “prima diffusa” della Scala, ma anche piano “city” sono stati modi per dire che ci siamo e ci siamo in ogni quartiere.

Quali sono state le manifestazioni culturali che più hanno qualificato in questi due anni la vostra Amministrazione?

Intanto aver puntato sulla valorizzazione di casa Boschi: al di là dell’uso temporaneo del terzo piano realizzato nel mese di luglio, intendo proprio la valorizzazione del Museo del secondo piano, che a molti, soprattutto in zona 3 era sconosciuto. E quindi abbiamo realizzato anche materiale pubblicitario che tra qualche settimana manderemo ai residenti della zona chiedendo anche ai commercianti di adottare in qualche modo anche a livello pubblicitario Casa Boschi, tenendo in vetrina la locandina. Questa è stata una grande priorità. Le altre iniziative qualificanti sono state le iniziative diffuse di “piano city” al Rubattino sotto la tangenziale il primo anno e l’anno prima in Piazza Vigili del Fuoco e infine nell’anfiteatro urbano di Via Rizzoli che è splendido pur essendo datato anni ’60. A Rubattino tra pochi giorni finira' l'opera di Public Art firmata da Pao, Irwin e Costantini che ci restituisce 8 piloni della tangenziale come colonne di natura, animali e tanto colore in un luogo suggestivo ma troppo grigio.

Prendendo spunto dal suo riferimento a Casa Boschi, a parte la iniziativa splendida del luglio del terzo piano, avete idee e prospettive sul tema “terzo piano” di Casa Boschi-Di Stefano, o dobbiamo rassegnarci a perderlo essendo in vendita da tempo.

L’inserimento nel fondo immobiliare è avvenuto nel 2014, quindi non eravamo al governo né noi né la giunta Sala. C’è un problema di bilancio in generale legato al demanio, con il paradosso che il Comune ha troppi beni che non riesce a valorizzare e di cui non riesce a gestire le spese. Allora si sta cercando di recuperare questa cifra di circa 900.000 euro tra risorse del Comune e della fondazione e risorse di qualche mecenate che ha manifestato la sua disponibilità. Non grosse cifre, ma sufficienti a coprire questa esigenza. Altrimenti il rischio è che tra un anno o poco più la vendita diventi inevitabile. Nel frattempo, e questa è una notizia che mi piace dare in anteprima a Z3XMI, si farà una manifestazione teatrale ai primi di ottobre. Questo perché continuiamo a chiedere al demanio l’uso temporaneo e continuiamo a far aprire la casa del terzo piano,che è la casa dove hanno abitato i coniugi, fintanto che la situazione non si sblocca. Perché si risolva il problema è però fondamentale che i cittadini aiutino visitando la casa.e valorizzandola.

Per quanto riguarda le opere non esposte, e che non trovano collocazione lì, ma sono parcheggiate in vari spazi del Comune, sarà comunque possibile trovare qualche soluzione che consenta di vederle in zona ?

Le opere del terzo piano sono circa 1500, di cui 300 sono già esposte al secondo piano in modo permanente e 200 circa sono al Museo del Novecento. Il nostro obiettivo di recuperare e valorizzare il terzo piano vorrebbe fare in modo che le opere che sono ancora nei depositi vengano inserite nella loro collocazione originale ovvero il terzo piano. A questo punto potremmo davvero chiamarla una Casa Museo, anche se tecnicamente per avere uno spazio museale mancherebbero alcuni particolari: bisognerebbe avere un “info point”, accessi per disabili, alcune altre debolezze da sistemare che si intrecciano con il fatto determinante di avere la disponibilità del terzo piano.

Un altro tema caro ai cittadini del Municipio 3 è l’uso dell’auditorium Cerri, luogo centrale per l’attività culturale dei quartieri a est. In particolare noi di Z3XMI abbiamo organizzato alcune serate in quello spazio e altre intendiamo organizzarne. Abbiamo molto apprezzato l’investimento fatto sul nuovo proiettore e le chiediamo se è a piano anche la sostituzione o il potenziamento dell’impianto sonoro, in difficoltà in particolare per le iniziative musicali.

Quando parliamo di spazi ci scontriamo con il tema degli appalti e con la difficoltà in Italia e quindi anche a Milano di affidare in maniera rapida incarichi e di avere chiaro quando un incarico parte e soprattutto quando un incarico finisce e vedere chiaro chi ha la responsabilità in questo processo. Noi stiamo da due anni facendo incontri con le direzioni cultura del Comune perché si possa realizzare un nuovo abbassamento del soffitto, come era già stato fatto all’inizio, per avere un’acustica migliore, e creare una sorta di tendaggio per separare l’ingresso dalla sala vera e propria, anche qui per migliorare l’acustica. Oltre al proiettore nuovo dal 2018 è stato installato anche un nuovo impianto audio: sono state installate quattro casse nuove e un nuovo impianto con una sorta di “effetto cinema” con le casse posizionate proprio come in una sala cinematografica. Il problema è la struttura dell’auditorium che non nasce come cinema e che è una scatola vuota con gli impianti fatti successivamente mettendo le pezze a un vestito già vecchio e nato per altro uso. Noi non siamo stati soddisfatti e ci stiamo lavorando. Abbiamo migliorato la comunicazione, altro aspetto critico. Abbiamo messo la bacheca che mancava da sempre. Ci piacerebbe, poi magari solo con le nostre forze e senza chiedere aiuto all’amministrazione centrale, valorizzare la facciata dell’auditorium, magari ricordando proprio Stefano Cerri, rendendola meno triste e più consona a un luogo di cultura. Abbiamo poi in cantiere un bel progetto già sperimentato quest’anno e che rifaremo l’anno prossimo dell’ “Auditorium in musica”. E’ nostra intenzione che l’Auditorium non sia un posto dove si fa di tutto, ma specialmente un luogo dove si fa musica. Anche per le rappresentazioni teatrali, non avendo delle quinte, come è giusto che sia perché non è un teatro, non è adatto e vorremmo dirottare le attività teatrali sui teatri di zona, che sono tanti, hanno un’ottima programmazione e sono tutti gestiti da persone disponibili.

Ora Assessore Costamagna apriamo il cassetto dei sogni. Se avesse le risorse necessarie, quale sarebbe il primo progetto su cui puntare?

Creare un luogo dove i giovani possono sperimentare le loro esperienze musicali, suonare con gli amici, nelle prime band, evitando così che vadano ad affittare spendendo soldi. Che diventi una specie di laboratorio per i ragazzi. Che diventi anche una specie di “coworking” non necessariamente per studiare, perché in zona per quello ci sono due biblioteche, ma uno spazio in cui ad esempio scrivere, una sceneggiatura, una partitura musicale, un testo teatrale e poi avere una sala prove: tutto per i giovani. Mi sembra che queste cose funzionino di più delle “case delle associazioni”, che non decollano o non sono mai decollate abbastanza. Questo è il sogno culturale più bello. Purtroppo per i giovani adolescenti non ci sono spazi “agili” non costosi in cui possano divertirsi e , al contempo, esprimere la loro creatività e le loro attitudini culturali.



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