Il verde a Milano, qual'è la situazione?

Proseguiamo la nostra indagine sul verde a Milano, dopo aver pubblicato il nuovo recente regolamento. Milano è veramente una città senza verde? ()

verde lambroE’ bene sapere, e questo articolo cerca di documentarlo, che Milano non è una metropoli soffocata dal cemento, dove la natura è completamente sparita. Chi conosce Milano sa che questa idea è sbagliata. In questa città internazionale, capitale della moda e del business, il verde è un grande protagonista, amato, curato e rispettato dai milanesi.
Vediamo in dettaglio la situazione.

PARCHI
Parchi e giardini a Milano sono circa 75 (54 parchi e 21 giardini). Dai più grandi (il Parco Nord, 3.200.000 mq) e il Forlanini (1.627.000 mq), ai piccoli giardini nascosti tra le case. La superficie totale del verde pubblico a parchi e giardini è calcolata in circa 14.680.000 mq.
Tra i Municipi il più verde è il Municipio 9 che conta 13 tra Parchi e Giardini per un totale di circa 3.600.000 mq, potendo avvalersi dello straordinario polmone del Parco Nord di 3.200.000 mq, il più grande di Milano, seguito dal Municipio 7 con 3.000.000 di mq con il Parco delle Cave e il Bosco in Città.
La zona 3 è la sesta per estensione del verde con 902.000 mq, limitato nell’espansione dall’urbanizzazione del limitrofo Comune di Segrate (Milano 2 e Redecesio).
Nel 2018 sono previsti 316.000 mq di nuovi parchi (City life, Biblioteca degli alberi, Quartiere Adriano).

A Milano, come abbiamo detto, si contano 54 parchi, a cominciare dai numerosi grandi parchi che circondano la città, di grande bellezza. Come il Parco Nord, il Parco delle cave e il Parco Forlanini, a Est, tra il Municipio 4, nel cui territorio si trova quasi totalmente, e il Municipio 3, accanto all’Idroscalo, altro parco e grande centro sportivo “acquatico” situato fuori dal Comune di Milano. Il Forlanini ospita il laghetto Salesina, un paradiso per uccelli e pesci. Nel Parco Forlanini si trovano numerose cascine, in condizioni di conservazione molto diverse. A Nord dell'area verde si trovano Cascina Villalanda (forse residuo di un borgo medievale), la contigua Cascina Case Nuove e Cascina Cavriana, un insediamento agricolo più che millenario che fino agli anni '70 fu di proprietà dell'Ospedale Maggiore. Ad Ovest si trovano Cascina Taverna, Cascina Casanova e il Mulino Codovero. Lungo via Cavriana si incontra Cascina Sant'Ambrogio: un nucleo rurale a due passi dall’Ortica.

Il Parco di Trenno, 600 mila metri quadrati di verde attrezzato vivibilissimi, con percorsi pedonali e piste ciclabili, e il Parco Sud Milano, un'estensione verde che congiunge idealmente la metropoli con Pavia ed è tutta un susseguirsi di cascine, corsi d'acqua, pioppeti…
Ma anche il cuore della città offre aree verdi di grande interesse. Un itinerario naturalistico prevede: i 135 ettari di verde del Parco delle Cave, a due passi da via Ludovico il Moro, con i suoi boschi, i quattro laghetti, le vecchie cascine e gli orti urbani, il tipico parco all’inglese, il Parco Lambro, totalmente nel Municipio 3, tra i più grandi parchi milanesi (parliamo di 773.000 metri quadrati di superficie verde), un'oasi attraversata dal fiume omonimo dove salici, platani e olmi si specchiano nelle tante rogge. Sul Parco Lambro e sulla zona del Municipio 3 ci soffermiamo con qualche informazione in più.
Il Municipio 3 e il Parco Lambro
Il Municipio 3, per estensione di Parchi pubblici è solo sesto, ma ha il Parco “antico” più grande della città, il Parco Lambro di 773.000 mq e confina con il Parco Forlanini, 1.627.000 mq che è il secondo per estensione dopo il Parco Nord.
L’altro parco “esterno” del Municipio 3 è il Parco dell’Acqua, realizzato tra il quartiere Rubattino e Redecesio, di 110.000 mq.

Il Parco Lambro è’ stato realizzato nel 1936 dall’arch. Enrico Casiraghi e riqualificato alla fine degli anni ’50 da Romano Beretta dell’Ufficio Tecnico Comune di Milano. Il parco è racchiuso tra i quartieri Rottole, Cimiano e Feltre, confina con i comuni di Vimodrone e Segrate ed è attraversato dalla Tangenziale Est. Fu progettato da Casiraghi, con l’obiettivo di preservare e sottolineare il paesaggio lombardo, sfruttando sia la risorsa idrica data dalla presenza dell’omonimo fiume con le sue rogge e i fontanili, sia la rigogliosa vegetazione spontanea. Il progettista modellò l’area crendo tre colline artificiali e due laghetti (oggi prosciugati e conservati come avvallamenti nel terreno) e disegnò un sistema di viali lunghi circa 4000 metri. Distrutto in gran parte durante la Seconda Guerra Mondiale (gli alberi furono tagliati per ricavarne legna da ardere), è stato ricreato nel corso degli anni ‘50 e ‘60 con l’acquisizione di nuovi terreni e la posa di nuovi alberi, purtroppo non rispettando né la geometria originale né i tipi di essenze. All’interno del Parco esistono aree agricole a foraggio che conservano la caratteristica delle coltivazioni a “marcita” (antico metodo di coltura inventato dai monaci cistercensi). Negli ultimi anni il Comune ha promosso una campagna di valorizzazione dell’area per ripristinare il suo antico ruolo di “succursale campestre” della città. Vi si trovano cinque cascine di cui solo una ha mantenuto caratteristiche e funzioni originali: Cascina San Gregorio Vecchio, situata in viale Turchia. Vi sono poi la Cascina Mulino Torrette, in via Marotta, che è stata completamente ristrutturata e di cui esistono ancora le due ruote a pale e le macine del mulino, sede dell’Associazione Exodus per il recupero dei tossicodipendenti, Cascina Cassinetta San Gregorio, sempre in via Marotta, costituita da due fabbricati completamente ristrutturati, Cascina Biblioteca in via Casoria, in attività fino agli anni ‘70 e ora sede di una comunità per disabili e, infine, la Cascina Mulino San Gregorio in via Van Gogh sede delle GEV (Guardie ecologiche del verde). Le Guardie Ecologiche Volontarie hanno recentemente realizzato un percorso botanico per il riconoscimento degli alberi del parco, con relativi cartellini e testo con schede botaniche dettagliate.
Altri Parchi nel Municipio 3 sono il Giardino Marisa Belisario e il Giardino Sergio Ramelli.
Una zona verde del Municipio 3, non classificabile come parco, perché interna a edifici, sono i giardini interni al Politecnico e agli edifici dell’ Università Statale e l’orto botanico accanto alla Cacina Rosa (vedi più avanti)

Altri parchi in città
In città ci sono pure il Parco Ravizza, a due passi dall'Università Bocconi, e il Parco Sempione, che fa da corollario verde al Castello Sforzesco e all'Arco della Pace. Per non parlare dei tanti, bellissimi giardini: i Giardini Pubblici 'Indro Montanelli', proprio nel centro storico, tra via Palestro, via Manin, Corso Venezia e i Bastioni di Porta Venezia; i Giardini della Guastalla, classico esempio dello stile italiano, le cui origini risalgono addirittura al 1555, quando la Contessa Torelli della Guastalla creò proprio qui un collegio per le fanciulle di nobili famiglie decadute. E l'elenco potrebbe continuare ancora a lungo: c'è il Parco della Cultura che, tra viale Toscana e la ferrovia, ha preso il posto delle ex Officine Meccaniche, c'è il recente Parco della Vettabbia, all'interno del Parco Agricolo Sud Milano, di fronte all'Abbazia di Chiaravalle, ovvero in uno degli ambiti agricoli più pregiati del Sud Milano, sino all'impianto di depurazione delle acque di Nosedo. C'è poi il Boscoincittà alla Cascina S. Romano, c'è il Parco di Villa Scheibler in via Lessona…

GIARDINI SUI PALAZZI
Se camminate per Milano guardando in alto, scoprirete che le vecchie case di ringhiera sono spesso capolavori d'arte verde: giardini in 'verticale' che, soprattutto in primavera, si trasformano in un tripudio di colori e profumi. Scoprirete che Milano ha un patrimonio verde supplettivo sui tetti: terrazze da sogno che sembrano giardini tropicali, oasi incantate che, viste dall'alto, fanno dimenticare il luogo comune che dipinge Milano come una triste colata di cemento.
E poi il famoso “bosco verticale” di Stefano Boeri: il Bosco Verticale è un modello di edificio residenziale sostenibile, un progetto di riforestazione metropolitana che contribuisce alla rigenerazione dell’ambiente e alla biodiversità urbana senza espandere la città sul territorio, con un modello di sviluppo verticale della natura all’interno della città. Il primo esempio di Bosco Verticale, composto da due torri residenziali di 110 e 76 m di altezza, è stato realizzato nel centro di Milano, ai confini del quartiere Isola, e ospita 800 alberi (ognuno di questi di 3, 6 o 9 metri), 4.500 arbusti e 15.000 piante e una vasta gamma di arbusti e piante floreali, distribuiti in relazione alla posizione delle facciate verso il sole. In ogni Bosco Verticale è presente una quantità di alberi che occuperebbe una superficie di 20.000 mq. Il sistema vegetale del Bosco Verticale aiuta nella creazione di uno speciale microclima, produce umidità e ossigeno, assorbe particelle di CO2 e polveri sottili.

IL VERDE PRIVATO
Milano è in grado di sorprendere anche se si spinge la curiosità a “frugare” negli spazi privati delle splendide case e ville in centro, ma anche in periferia, laddove una volta erano case di campagna. Lì si possono scoprire delle vere meraviglie di bellezza e di verde.
Come scrive Marilena Roncarà su “Club Milano” , “impensabili fazzoletti di verde nascosti da facciate anonime, insieme a chiostri e cortili gelosamente custoditi dietro muri grigi: anche questa è Milano, piccole oasi di meraviglia da andare a scoprire sfidando qualche rifiuto stizzoso di accesso. La ricompensa è dietro l’angolo.”
Camminando in centro si possono scoprire, nascosti in qualche cortile o dietro qualche cancellata, dietro ai portoni dei palazzi di corso Venezia e delle viuzze intorno al quadrilatero della moda, così come nascosti dietro molte aristocratiche facciate di corso Magenta, straordinari giardini privati in cui fenicotteri rosa, pavoni e persino cerbiatti vivono tra giochi d'acqua e all'ombra di alberi secolari. Fenicotteri rosa e pavoni si trovano nel cortile di Palazzo Invernizzi, nelle vicinanze di Via Palestro, in pieno centro città.
In Largo Gemelli c’è un altro giardino segreto riservato alle sole signorine studentesse e per questo detto “Il giardino delle vergini”, un frondoso angolo di verde in cui trovare riparo.
Per concludere in via della Moscova 33, dove un tempo era il quartier generale dei setaioli, ora sede della Banca Popolare Commercio e Industria, c’è un grande cortile coperto dove piano terra e balconate, ricostruiti sul modello originario, sono abbelliti da diverse specie di piante, palme comprese, trasformando lo spazio protetto da un’alta vetrata in un bellissimo giardino d’inverno.
Tra le meraviglie nascoste tra quattro mura, è necessario ricordare i due orti botanici, quello di Brera e la Cascina Rosa.

ORTO BOTANICO DI BRERA
Attualmente l’Orto Botanico di Brera, 5.000 mq, è un Museo universitario con la finalità di salvaguardare un bene storico come testimonianza del modello culturale in vigore nella seconda metà del ‘700. Tale modello prevedeva la trasformazione di Palazzo Brera e quindi delle istituzioni in esso presenti, in un luogo di elaborazione e di sintesi di saperi diversi. Per questa ragione l’Università degli Studi di Milano sin dagli inizi degli anni ’80 del ‘900 si è fatta promotrice di progetti e iniziative che salvaguardassero il patrimonio storico-scientifico e storico-naturalistico di Palazzo Brera. Dunque non solo conservazione del bene storico ma diffusione di cultura scientifica.

Oltre alle collezioni di ortensie e di piante medicinali, particolarmente interessante è la collezione di numerosi esemplari appartenenti al genere Salvia.
CASCINA ROSA

Cascina Rosa si trova nel quartiere Città Studi di Milano, circondata da edifici residenziali, sedi universitarie e grandi ospedali. Nella parte nord della cascina, oggi è presente l’orto botanico dell’Università Statale di Milano che ospita numerose essenze naturali tipiche lombarde, tra cui alcuni gelsi. Numerose sono le azalee, le camelie, abeti e querce – piante spontanee e coltivate, selezionate tra quelle presenti in Lombardia, comprese le orticole, autoctone come il salice, e quelle, come il nocciolo del Giappone, importate fin dal Medioevo per ornare i giardini. Un piccolo ruscello e uno specchio d’acqua inseriti nel verde hanno permesso di arricchire il campionario delle piante presenti con specie acquatiche tipiche del milanese e ornamentali. L’orto botanico di Cascina Rosa è inoltre dotato di serre.
La corte est della Cascina è sede di un centro studi sull’alimentazione e il cancro dell’Istituto Nazionale dei Tumori, dove si svolgono corsi di cucina ed è sede di un “orto sinergico”.
Cascina Rosa è probabilmente di origine cinquecentesca e nel settecento probabilmente era un nucleo rurale abbastanza importante. Proprietari del complesso erano i marchesi Rosales, da cui il nome Cascina Rosa.
Cascina Rosa è stata acquistata nel 1983 dal Comune di Milano che nel 1996 ha stipulato un contratto in seguito al quale l’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione IRCCS ha acquisito per sessant’anni il diritto di superficie sull’area occupata dai fabbricati e ha ricostruito, sul sedime originario, due edifici della corte orientale. Purtroppo gli edifici storici della corte ovest, nonostante il loro notevole pregio architettonico versano in gravi condizioni di degrado.

IL PATRIMONIO ARBOREO DI MILANO
Alberature a febbraio 2016





I neoimpianti sono gli alberi messi a dimora da meno di tre anni
Il patrimonio arboreo del Municipio 3 è pari al 10% del totale ed è al 5° posto tra i 9 Municipi.
Primo è il municipio 1, con il 21%, il più piccolo ma che gode del patrimonio arboreo dei Giardini Montanelli, Guastalla, Parco Sempione, ecc…
Il 60% degli alberi è distribuito in parchi e giardini, il 29% in filari alberati e il rimanente 11% nelle scuole e in altri edifici comunali.
Nel territorio del Municipio 3, su un totale di 22.815 alberi (dato del 2016), 13.512, il 59%, sono distribuiti nei Parchi, 7.912 nei filari (34%) e 1.391 nelle scuole (6%).
Gli alberi di Milano sono così divisi per genere: aceri 20%, platani, alberi monumentali, 15% e tigli, fra i più grandi, 12% sono i più diffusi e rappresentano quasi il 50%; gli altri si dividono più o meno equamente tra pruni, bagolari, olmi, querce, carpini, pioppi e robinie (o acacie).

MANUTENZIONE DEL VERDE

La manutenzione del verde prevede le operazioni periodiche di:
- potatura (con tagli di sfoltimento, per rimuovere rami troppo vicini, e tagli di raccorciamento, per ridurre l’altezza di una pianta)
- rimonda (l'eliminazione di tutte le parti secche, ammalate o deperite presenti sulla chioma, oltre a tutte le altre presenze estranee (piante rampicanti, ferri, corde, nylon, ecc.))
- spollonatura (asportazione di polloni, germoglio che si sviluppa dal rizoma o dal tronco di una pianta, per evitarne l’impoverimento vegetativo)
- monitoraggio e abbattimento (necessita di specifica autorizzazione, l'abbattimento di alberi ad alto fusto è consentito quando l'albero mostra evidenti rischi per l'incolumità delle persone e/o dei manufatti).
- ripiantumazione.

Queste attività vengono svolte dai tecnici del verde in coordinamento con i vigili di zona, l’Atm (per eventuali interferenze con le linee tranviuarie o filobus) e lavori stradali che impattano i siti di crescita degli alberi.
La manutenzione programmata delle aree a verde pubblico, compresi gli interventi di manutenzione degli arredi inseriti nelle aree, sono a carico dell'appalto GLOBAL SERVICE.
Il contratto è in corso dal 1 aprile 2017 ed è stato affidato tramite gara d’appalto a A.V.R. - Impresa Consortile MIAMI (Manutenzione Integrata Ambientale Milano).

Per segnalazioni e informazioni è possibile chiamare il numero verde 800 210 522.


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Re: Il verde a Milano, qual'è la situazione?
17/04/2018 Roberto
In realtà, nonostante il regolamento approvato lo scorso dicembre, questo viene disatteso: ancora si utilizza la capitozzatura e ancora si abbattono gli alberi senza provare a fare manutenzione.
Non ci siamo.


Re: Il verde a Milano, qual'è la situazione?
06/04/2018 GIORGIO
Mi congratulo col redattore dell'articolo, raramente sulla stampa nazionale si leggono articoli cosi' ben documentati. Per la cura del verde in particolare l'irrigazione potrebbe essere organizzato un servizio coordinato tramite il consiglio di zona, con coinvolgimento di volontari (magari pensionati) che in estate provvedano a 2-3 innaffiature settimanali.


 
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