Storie di ordinaria anagrafe

In coda all’anagrafe, elucubrazioni spazio-temporali. ()

DSC06512

Dice una struggente e bellissima canzone di Jannacci:” El me indirìss de doe son nassü/me l’han ricurdà ier dentr’in Comün/cercavi un document de residensa/ e mi m’è vegnü in ment tüta l’infansia”.

Può capitare a tutti dunque di avere bisogno di un documento che non si riesce a ottenere online e di doversi così recare all’Ufficio anagrafe, mettiamo quello di via Sansovino, decisamente il più vicino a casa.

Mettiamo anche che sia giovedì 4 gennaio e che alle ore 9.50 ci si presenti al desk delle informazioni (due persone addette) per ottenere le necessarie indicazioni operative e i relativi moduli da compilare.

Alle ore 9.54 ci viene consegnato un ticket che ci informa che ci sono 12 persone in attesa prima di noi. Il saloncino risulta dunque essere, a quell’ora, poco frequentato. Per altro sono aperti al pubblico tre sportelli sui cinque disponibili.

Compilati i moduli necessari, ci si mette in attesa. Si osserva il pubblico presente, per lo più persone di una certa età, qualche “straniero” che tanto straniero non è se sta in quest’ufficio, più donne che uomini.

Alle ore 10.15 una delle tre persone addette agli sportelli dichiara pubblicamente di doversi recare in bagno. Scompare dietro a un paravento e ricompare esattamente alle 10.25, probabilmente non ha avuto sufficiente tempo per farsi anche una doccia, però il bagno era bell’abbondante, si direbbe.

Alle 10.28 compare sul display il nostro numero e alle 10.32 usciamo dall’ufficio con il nostro documento in tasca. Nel frattempo la coda d’attesa si è abbondantemente allungata. Auguri.

La nostra pratica, non particolarmente complessa, è stata espletata in 4 minuti, con relativa stampa del documento richiesto, mentre l’attesa complessiva, prima di accedere allo sportello, è stata di 38 minuti. Troppo? Giusto così? Ancora una volta prevale, a seconda dell’umore, la logica del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Forse 38 minuti di attesa sono relativamente molti ma, rispetto all’eternità, cosa volete che siano…

“Ma hinn giamò passà duu o tri minut/ e mi me rendi cunt che hoo ròtt i ball.”, cantava quel genio dell’Enzo, capace di evocare una vita intera, in coda all’anagrafe.  



Commenta

 
 Rispondi a questo messaggio
 Nome:
 Indirizzo email:
 Titolo:
Prevenzione Spam:
Per favore, reinserire il codice riportato nell'immagine.
Questo codice serve a bloccare i tentativi di inserimento automatici.
CAPTCHA - click right for audio Play Captcha