Giorgio Strehler, vent'anni dopo

Nella notte di Natale del 1997 moriva Giorgio Strehler. Una testimonianza di una frequentazione intensa in un periodo molto difficile della vita del più grande regista teatrale italiano di tutti i tempi. ()

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Giorgio Strehler se ne andò per sempre la notte di Natale del 1997, giusto vent’anni orsono.

Partì per l’ultimo viaggio (diceva: ”Quando la morte verrà penso di avere fatto molte prove generali: sono curioso di vedere come sarà quella vera”) dalla sua casa di Lugano dove si era recato per le vacanze di fine anno dopo mesi, se non anni, molto tribolati che erano però culminati con l’esaltante prospettiva dell’inaugurazione del Nuovo Piccolo Teatro con l’opera mozartiana “Così fan tutte” ed era persino “normale” che quello che avrebbe dovuto diventare (e che sarebbe diventato) un tempio del teatro venisse inaugurato da un’opera lirica. Ma questo (e altro) era perfettamente nelle corde di Strehler.

A partire dagli anni ’70 le mie non occasionali esperienze teatrali sono segnate proprio dall’incontro con il teatro di Strehler. Un capolavoro dietro l’altro, da lasciare a bocca aperta per intelligenza, sapienza, grandissimo artigianato in quello che Strehler stesso definiva il mestiere del teatro: “Re Lear”, “El nost Milan”, “L’opera da tre soldi” (nell’edizione con Milva e Modugno) e poi ancora “Le baruffe chiozzotte”, “Il campiello”, “La tempesta”, “I giganti della montagna” e naturalmente “L’Arlecchino”, sino alla sua ultima regia di prosa “L’isola degli schiavi”(1994), a cui ebbi la fortuna di assistere anche alle prove.

Dalla simpatica intervista con Porthos Gramolelli, recentemente pubblicata dal nostro giornale, che da ragazzino andava a lezione di violino dalla mamma di Strehler, abbiamo saputo che nel 1947, anno di inizio delle attività del Piccolo Teatro nella sede di via Rovello, il Regista (con la R maiuscola come qualcuno lo definì) abitava con la sua famiglia in un grande appartamento in corso Buenos Aires al numero 55.

Leggenda vuole che alla fermata del tram 6 all’angolo con via Petrella, tratta Loreto-Duomo, Strehler abbia conosciuto Paolo Grassi, che abitava allora in via Monteverdi al civico 9.

Tutte storie di Porta Venezia.

Da quell’incontro nacque, come è noto, l’inimitabile progetto culturale del Piccolo Teatro di Milano che, ancora oggi, 70 anni dopo, rappresenta un’assoluta eccellenza nel panorama del teatro italiano (e non solo).

Il 1997, l’ultimo della sua vita, fu per Giorgio Strehler un anno vissuto pericolosamente, almeno quanto il 1996, per via di un insieme di circostanze che lo portarono a mettere in discussione se stesso e il suo lavoro contro tutto e tutti, soprattutto in grande rotta di collisione con il Comune di Milano il cui sindaco allora in carica, il leghista Marco Formentini, arrivò a dichiarare:” Strehler vada pure a fare il canto del cigno altrove”, che non era certo una manifestazione di apprezzamento per la persona e per il lavoro del regista. E questo la dice lunga di quanto Strehler fosse un personaggio scomodo.

Un anno molto duro per Strehler anche il 1996, tra dimissioni rientrate e poi confermate, l’inaugurazione del nuovo teatro che, prevista per la fine di quell’anno, sembrava non fosse più possibile, le difficoltà economiche (e non solo) del Comune di Milano che spinsero il Ministero della cultura (ministro Veltroni) a garantire un contributo straordinario di un miliardo di lire.

Per un caso fortuito, mi ritrovai dal 1994 al 1998 a essere un componente del Consiglio di amministrazione del Piccolo Teatro, su designazione della Provincia di Milano, e di vivere quindi da vicino tutte le vicende contrastate di quegli anni.

Avevo già avuto modo di conoscere Strehler personalmente quando, agli inizi degli anni ‘80, era venuto in Consiglio di Zona 1 a presentare il progetto del Nuovo teatro che prevedeva due sedi attigue, il grande teatro sulle ceneri dell’Istituto scolastico Schiaparelli di via Rivoli e il Teatro Studio al posto di quello che era stato il Teatro Fossati.

Strehler presentò con passione il progetto che, almeno per il Teatro Studio, si concretizzò nel 1987. Dieci anni dopo quella data, con tantissima acqua passata sotto i ponti dei nostri Navigli, il regista era alle prese con una crisi personale, con l’ostilità della Amministrazione comunale e con le incertezze di apertura della nuova sede.

In quel travagliato periodo, Strehler era comunque solito partecipare alle riunioni del Consiglio di amministrazione soprattutto in occasione della presentazione della stagione artistica o della proposta di nuovi progetti culturali e teatrali.

Erano situazioni quelle in cui il direttore artistico del Piccolo dava prova di tutta la sua capacità di illustrare e raccontare progetti e di affascinare i suoi, per altro più che smaliziati, interlocutori.

Grande affabulatore, di vastissima cultura, pervaso di genio come pochi, il teatro fatta persona.

Fu così che nell’ottobre del 1996 mi ritrovai accanto a Strehler, con regolamentare caschetto giallo in testa, a fare sopralluoghi nel cantiere del nuovo teatro in corso di realizzazione a cura dell’architetto Marco Zanuso e a essere nominato, trascrivo dai documenti ufficiali a firma di Strehler stesso :”…delegato dal Consiglio e da me a rappresentarmi in tutte le occasioni necessarie per il progetto del Nuovo Piccolo Teatro”.

In questo clima di tormentata temperie, le maestranze del Piccolo Teatro organizzarono il 15 dicembre del 1996 una manifestazione a sostegno di Strehler e del suo teatro. Nella sala storica di via Rovello, in una serata intensissima condotta da Moni Ovadia, intervengono, tra gli altri, Giulia Lazzarini, Valentina Cortese, Ferruccio Soleri, Franca Rame, Paolo Villaggio, Vittorio Gassman, Ottavia Piccolo, Carla Fracci, Giancarlo Dettori, Franca Nuti, Franco Graziosi, Sergio Cofferati, Silvano Piccardi, Pamela Villoresi, Ricky Gianco, Lella Costa, Piero Mazzarella, Silvio Soldini, Aldo, Giovanni e Giacomo, Cristina Muti che porta il saluto del marito Riccardo. A me tocca il compito di intervenire in rappresentanza del Consiglio di amministrazione.

L’emozione per tutti è grande.

Mentre i lavori del nuovo teatro continuano, altre nubi si addensano già a partire dai primi mesi del 1997. A gennaio va in scena al Lirico “L’avaro” di Molière con Paolo Villaggio che Strehler avrebbe dovuto dirigere, mentre invece la regia verrà assunta da Lamberto Puggelli. Nel marzo del 1997, pochi sanno o ricordano che il nuovo teatro verrà utilizzato (se non proprio inaugurato) per una manifestazione rievocativa delle Cinque giornate di Milano voluta dalla Giunta leghista. Una sorta di profanazione. E Strehler ci soffre. In primavera, le elezioni comunali portano alla vittoria una coalizione di centrodestra (sindaco Albertini) che Strehler vive ancora una volta in modo oppressivo. A fine maggio di quell’anno, in occasione del discorso funebre per la morte di Fiorenzo Carpi, il regista si lancia in un’invettiva contro i nuovi fascisti che, a detta sua, sono tornati a comandare Milano.

Nel frattempo sono in corso le celebrazioni per i 50 anni del Piccolo per cui Il 19 giugno va in scena al Teatro Studio ancora una volta, e per l’ultima volta, “Elvira o la passione teatrale” in cui Strehler recita, in un teatro gremitissimo, con Giulia Lazzarini.

Alla fine dello strepitoso spettacolo, mi reco in camerino per complimentarmi con gli interpreti e all’appellativo abituale di maestro (in teatro, a onor del vero, chi non gli dava del tu lo chiamava dottore…) Strehler, molto sudato, affaticato e invecchiato, mi risponde che i maestri non esistono, che lui non si riteneva tale, se gli allievi non hanno dentro di sé la giusta scintilla, non c’è maestro che tenga…

Dopo la pausa estiva, il clima sembra rasserenato e Strehler lavora alla vera inaugurazione del nuovo teatro che avrà luogo nel gennaio del 1998. Per tale occasione ha scelto di portare sul nuovo palcoscenico l’opera lirica “Così fan tutte” del suo amatissimo Mozart.

Il 25 settembre del 1997, in una lettera che conservo con grande cura, Giorgio Strehler mi scriveva:” Caro Massimo, …oggi si apre con meno amore, meno solennità, meno gratitudine, un nuovo capitolo del Piccolo che io posso appunto solo aprire. Ma è un nuovo capitolo. Lo vedrai alla fine dell’anno. E spero che sia felice. Gli agguati ci sono, ovunque. Ogni ora. E le cose che voglio fare sono estremamente difficili. Ho scelto la strada più difficile. Come sempre. Purtroppo sono fatto così, altrimenti il Piccolo non sarebbe mai nato e non avrebbe continuato fino ad oggi”.

Parole accorate, preoccupate ma comunque fiduciose sul futuro del suo teatro.

Ci si incontrerà ancora alle prove dell’opera e alle riunioni del Consiglio d’amministrazione. L’ultima volta vedo Strehler nel nuovo teatro il 19 dicembre, saluti cordiali e auguri per le prossime feste. Ci dice che andrà a Lugano a riposarsi un po’ prima del grande debutto che tutto il mondo attende. E’ stata l’ultima volta che l’ho visto.

La mattina del 25 dicembre, intorno alle 7, una telefonata mi informa che nella notte Giorgio è morto. Chissà come sarà stata la morte, quella vera…




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