Atti osceni. I tre processi a Oscar Wilde

Apre la nuova stagione di prosa dell’Elfo Puccini un dramma di teatro civile che sarà in scena sino al 12 novembre. Luci e ombre di un’artista discusso e discutibile. ()

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Va da sé che Oscar Wilde fosse, per la sua epoca, e lo sarebbe probabilmente anche per la nostra, un’artista scomodo e ingombrante, assetato di vita, di sensualità e di verità.

Moisés Kaufman, autore del testo, ricostruisce l’Inghilterra vittoriana di fine ‘800, bigotta e perbenista (ma altrimenti non avrebbe potuto essere) per riconsegnare una lettura molto umana e poco sulfurea di uno scrittore che deve comunque gran parte del suo successo alle temperie pruriginose di una società che amava sbirciare dai buchi della serratura.

I tre storici processi diventano così un palese escamotage per parlare di politica, di arte e di filosofia di vita in un crescendo di isterismi che coinvolge giudici e imputati, spettatori e testimoni.

La definitiva condanna a due anni di carcere per sodomia (e il giudice lamenta che siano pochi) porteranno Wilde a scrivere “La ballata del carcere di Reading”, uno dei testi poetici più forti in tema di colpa e perdono, in dissolvenza incombente tra dissoluzione e morte.

In “Atti osceni”, in cui i temi di discussione sono veramente molti (se non troppi), sembra anche evidente che i registi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia spingano l’acceleratore sugli aspetti attuali della problematica che, sia pure in altre forme, continua a ripresentarsi.

Scrivono i registi nelle loro note:” La vicenda dolorosa del prigioniero di Reading è ancora oggi sciaguratamente attuale in una società che sembra a volte arretrare per trincerarsi nella paura contro ogni “diversità” e in cui la voce forte e chiara dell’arte ha più che mai il compito di dissipare questa paura”.

Teatro civile con rimandi a Brecht e Piscator, con molti attori in scena. A volte un po’ ridondante, a volte un po’ eccessivo e urlato. Nella parte di Wilde un Giovanni Franzoni che si atteggia con proprietà anche se gli mancano un po’ di centimetri di altezza rispetto all’originale.

La prima ha sfiorato (con intervallo) le tre ore. Forse il cronometro potrebbe anche fermarsi prima.

Scrosciano applausi anche per via del connubio con la rassegna “Lecite/Visioni” del Teatro Filodrammatici.





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