Ecco i Corelli Boys: non solo gioco del pallone

Una partita di calcio amichevole al Campo Scarioni è l’occasione per festeggiare il raggiungimento dell’obiettivo di una raccolta fondi lanciata per permettere ai Corelli Boys di disputare un vero campionato e di guardare al futuro. ()

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Ci si ritrova un sabato mattina di settembre, primissimo autunno, sull’erba artificiale del campo sportivo Scarioni, con vista gasometro, subito dopo il cavalcavia Buccari, per chi viene dalla città.

In programma una partita di calcio amichevolissima tra i Corelli Boys, la squadra di calcio costituita dall’associazione NoWalls all’interno del Centro di accoglienza straordinaria di via Corelli, e i rappresentanti di Santeria/Magnolia/Locomotiva, realtà di attività musicali e spettacolari, se così si può dire, che sostengono il progetto dei Boys.

Santeria e soci, attraverso l’organizzazione di una raccolta fondi il cui obiettivo è stato già raggiunto e, si spera, presto anche superato (c’è tempo sino al 30 settembre utilizzando il sito www.musicraiser.com/projects/8814), sono tra gli artefici del sogno dei Corelli Boys di poter disputare un vero campionato di calcio.

La partita, ma era scontato, non ha storia. I Corelli Boys sono più allenati, hanno tanto fiato per correre, sono decisamente più giovani. Hanno anche tanta “fame”, come direbbero i commentatori sportivi.

Gli avversari però, un po’ appesantiti, un po’ improvvisati, fanno, almeno a tratti, bella figura, con qualche buona giocata e due gol segnati. Per pudore si omette qui di dare cronaca dei gol realizzati dai Corelli Boys, ma quello che conta è partecipare, come diceva quel tale.

In questo nobile caso, partecipare vuol dire condividere un progetto di integrazione e di inserimento sociale che passa anche attraverso lo sport giocato e affrontato magari con l’obiettivo immediato di partecipare a un torneo di calcio, di stare insieme, di provare ad affermare che il razzismo è una brutta bestia che può portare solo pessime conseguenze, per tutti, anche e soprattutto per i razzisti o per gli indifferenti.

Tra i Corelli Boys ci sono ragazzi che provengono dal Mali, dal Ghana, dalla Costa d’Avorio, il capitano Samba è del Senegal, il portiere Mohamed viene dal…ma è così importante sapere da quale paese del mondo proviene?

All’interno del Centro, tutti seguono i corsi di lingua italiana organizzati dai volontari di NoWalls, perché imparare la lingua è il passo fondamentale per essere riconosciuti e riconoscibili, per ottenere rispetto e credenziali che possano servire loro per trovare una collocazione dignitosa nel nostro paese. Per non essere e non diventare invisibili.

A questo proposito, chi fosse interessato a insegnare la lingua italiana all’interno del Centro di via Corelli, può contattare i responsabili dell’associazione NoWalls (info@nowalls.it) o anche il nostro giornale.

I Corelli Boys sono giovani che hanno voglia di vivere e di crescere, nel rispetto delle regole e delle leggi, che hanno anche bisogno di lavorare e di sentirsi accettati e riconosciuti. Qualche piccolo lavoretto, tutti sono in possesso di un permesso di soggiorno provvisorio e di documenti di riconoscimento, non guasterebbe. Anche per auspicate offerte di lavoro è possibile contattare i volontari di NoWalls.

Intanto nella mattina di domenica 24 settembre, presso il parco Tucidide (giusto accanto al Campo Scarioni), ha avuto luogo l’iniziativa “Prendiamoci cura del nostro quartiere”, con relativa pulizia del territorio e del manto erboso, a cui, tra le altre associazione che operano in zona, ha partecipato anche NoWalls con i suoi ragazzi.

E, ci auguriamo, non risulti eccessiva la citazione:” Di gloria il viso e la gioconda voce, garzon bennato, apprendi…” (Giacomo Leopardi- A un vincitore nel pallone).





Tags:
migranti, solidarietà, sport

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