Il Consiglio del Municipio 3 approva la proposta di delibera sullo scalo FS di Lambrate

Votata dalla maggioranza dopo una lunga seduta del Consiglio del Municipio 3 la delibera sulle linee di indirizzo per la trasformazione dello scalo FS di Lambrate.


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Il Comune di Milano ha molta fretta di concludere l’Accordo di Programma sugli scali milanesi ed ha sollecitato i Municipi a far pervenire le loro osservazioni in merito alle “visioni” commissionate dalle FS ai cinque studi internazionali, presentate agli inizi di aprile presso la stazione di Porta Genova.

Dopo due frettolose, la prima lo scorso 21 aprile, la seconda il 28, riunioni della Commissione Istruttoria, il Municipio 3 ha, per primo rispetto a tutti gli altri Municipi, deliberato in merito e approvato con i soli voti della maggioranza la proposta di delibera sullo scalo FS di Lambrate presentata dall'assessora Antonella Bruzzese. La seduta di Consiglio del 4 maggio è durata sino alle 1.30 circa del giorno successivo dovendo discutere una novantina circa di emendamenti presentati dalle minoranze. La discussione su una proposta di delibera alternativa del Movimento 5 Stelle, è stata rinviata al prossimo Consiglio Municipale e possiamo ritenere che verrà di certo respinta.

La delibera è un documento (scaricabile da questo link, per chi volesse prenderne visione) sicuramente completo, che dà indicazioni su tutte le problematiche riguardanti mobilità, spazi verdi, servizi, finalità sociali, culturali, ricreative, del territorio coinvolto nella dismissione e rigenerazione dello scalo di Lambrate. In concreto si richiede una riduzione del 30 % della Superficie Lorda Pavimentabile (SLP) rispetto al valore richiesto da FS agli studi di progettazione, 34.000 mq di SLP su 70.000 mq globali dello scalo, una volumetria che è stata ritenuta incompatibile con gli insediamenti già previsti in zona e i vincoli di fatto esistenti. Notiamo che la proposta alternativa del M5S prevederebbe un SLP ridotto al 10 % della superficie globale, valore che permetterebbe di coprire tramite gli oneri di urbanizzazione i costi stimati di bonifica e ripristino dello scalo.

Diamo atto che si è seguito un percorso trasparente di informazione ai cittadini sulla questione scalo, si sono organizzati incontri, raccolte indicazioni e illustrate le visioni sviluppate dagli studi di architettura, ma va detto anche che questo percorso, sponsorizzato dall’Assessore all’Urbanistica del Comune Maran, non può essere affatto considerato un percorso di consultazione, come riporta la delibera. Intanto una consultazione si indice per consentire ai cittadini di esprimere un parere su questioni chiare e definite, non certo su visioni, la raccolta di un numero irrilevante di risposte (38) raccolte tramite una scheda di consultazione scaricabile dal sito del Comune non può avere alcun valore rappresentativo di una volontà popolare e nemmeno si può sostenere che i cittadini siano stati messi in condizione di partecipare e che chi non l’ha fatto ha rinunciato ad esprimere un parere.

C’è da pensare che il Comune e, ora, il Municipio 3, con il percorso scelto abbiano voluto sviare l’attenzione di tutti evitando di affrontare davanti alla cittadinanza le questioni di fondo, ossia a chi appartengono in ultima analisi le aree, chi deve deciderne destinazioni e funzioni, chi deve agire da committente per progettare e gestire una rigenerazione urbana di questa entità tenendo conto delle esigenze della città e nell’interesse dei cittadini, il Comune e la Città Metropolitana o le Ferrovie dello Stato?

Rileviamo inoltre una palese contraddizione ove la delibera chiede che “il Comune assuma la regia pubblica perché la riqualificazione dello scalo sia un’occasione per la città ma anche per trattare criticità e bisogni della zona” e dove si ritiene necessario “che il progetto sia l’esito di un concorso pubblico per garantire qualità dell’intervento”. Sappiamo che si sta trattando con FS sulla base dell’Accordo di Programma che non è stato accettato dal precedente Consiglio Comunale in sostanza per la pretesa di FS di esercitare un diritto privato sulle aree e ottenere in base all’Accordo una variante al Piano di Governo del Territorio con il conseguente incremento di valore delle aree a proprio beneficio; infatti Le FS hanno presentato ricorso con richiesta di danni al Comune di Milano per la mancata ratifica di quell’Accordo e stanno rinegoziandolo in pendenza di questo ricorso.

Va detto anche che la delibera proposta in alternativa a quelle votata dal Consiglio terrebbe ben conto di quanto sopra, rivendicando la proprietà pubblica dei terreni, l’inserimento delle variazioni di destinazione d’uso delle aree nel PGT in corso di revisione, anziché in un Accordo di Programma, e il vincolo del reimpiego del plusvalore conseguibile con la dismissione delle aree per interventi delle FS in materia di trasporto pubblico.

Invece di prendere in considerazione la vera posta in gioco, ci siamo preoccupati solo delle visioni?



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