Un atto politico di quelli minuti, in apparenza. Giovedì scorso il
Consiglio di zona ha approvato il suo patrocinio gratuito a due
domeniche senza auto in Corso Buenos Aires. Due feste (un po’
commerciali ovviamente, trattandosi della via dello shopping): la
prima, il 20 novembre, all’insegna di salute, bellezza e mobilità
sostenibile (leggi bici ovunque) e la seconda, il 18 dicembre,
dedicata all’antiquariato e agli hobby (in tema con il prossimo
Natale). Ma, forse, la parte più significativa della mozione
approvata dal Consiglio di zona è la seconda: "La commissione
(lavoro e attività produttive) ha valutato positivamente la proposta
di organizzare altri eventi tutte le ultime domeniche del mese del
prossimo anno 2012 – ha letto in consiglio Michele Sacerdoti,
presidente della commissione - Con la pedonalizzazione del corso
lasciando solo i principali attraversamenti".
In pratica: dall’anno prossimo Corso Buenos Aires ha di fatto luce
verde per istituzionalizzare le sue domeniche pedonali. Il primo
passo, sperano in molti lungo il corso, di un’autentica
rivoluzione. Che, lungo un percorso graduale, potrebbe portare la
principale arteria commerciale milanese a uno status analogo a quello
di Via Dante o Corso Vittorio Emanuele.
E’ dall’aprile scorso che la questione si è messa in moto, con
un sorta di effetto palla di neve. Primo atto, per andare a sommi
capi, l’inaugurazione dei lavori di riarredo urbano (marciapiedi
più ampi e moderni, in primis) eseguiti dalla Giunta Moratti. E la
scoperta, per molti imprenditori e commercianti della via, di
un’appetibilità nuova del corso, una volta liberato dal fiume di
automobili che lo percorre ogni giorno.
Di qui l’idea di domeniche ecologiche, ammesse solo le biciclette,
e l’avvio di un’iniziativa promossa in un informale “Club
mangia & bevi” che in realtà associava i maggiori bar del
corso insieme al "comitato dei cittadini Venezia Buenos Aires".
A maggio però tutto è stato coperto dalla campagna elettorale per
le comunali. Tante parole dalla giunta uscente ma pochi impegni. Però
la simpatia di un candidato dell’opposizione, Pierfrancesco Maran che, una
volta divenuto a luglio assessore alla viabilità, ribadiva
ufficialmente il suo appoggio al progetto. Avviando una prima fase di
sperimentazione, dodici mesi a partire da questo autunno. "E
anche ora, in previsione della domenica a piedi del 20 novembre ci ha
inviato il via libera – spiega Paolo Uguccioni, presidente del
comitato Venezia-Buenos Aires _ peccato l’abbia fatto solo via
sms".
Il sogno del salotto Baires
Quello che i promotori della pedonalizzazione vorrebbero è in realtà
un po’ di più. Una sorta di progetto strategico, pluriennale, fino
alla trasformazione radicale del corso.
"I primi esperimenti degli scorsi mesi di domeniche a piedi
hanno cambiato molte opinioni tra i commercianti di Baires _ spiega
Paolo Della Valle, proprietario del bar “Mirò” e a tra i
protagonisti dell’iniziative di maggio _ si sono accorti che un
Corso Buenos Aires a misura di famiglie con carrozzine, di silenzio e
di tranquillità è un’altra cosa. E non solo per le maggior
vendite. Oggi stimiamo che l’80% dei colleghi sia dalla nostra
parte. E solo un 20% resti su posizioni più tradizionaliste".
Un consenso che molti vorrebbero estendere ben oltre le singole
domeniche sperimentali. "Sono dieci anni che sostengo la
pedonalizzazione del corso, dati gli ottimi risultati ottenuti in
altre vie del centro _ dice Uguccioni _ ora partiamo con le domeniche
a piedi, con forte contenuto culturale e ricreativo. Poi dal 2013 i
week-end, sabato e domenica. 2014: una settimana pedonalizzata e una
no. E vediamo quello che succede. E dal 2015, con l’Expo, la
pedonalizzazione permanente".
Un percorso ambizioso, che affascina molti ma che solleva anche tanti
sopraccigli. Soprattutto in tema di viabilità. Oggi Corso Buenos
Aires “smaltisce” circa 140mila auto al giorno. Una volta chiuso,
questa marea di automobili dove andrebbe a riversarsi? "Non
certo in strade limitrofe come Via Morgagni – osserva Nicola
Natale, consigliere di zona 3 _ sarebbe semplicemente un disastro".
"C’è tutto il tempo, da qui al 2015, per sviluppare un piano
di mobilità coerente con l’obbiettivo della pedonalizzazione –
dice Uguccioni – la nostra è una tabella di marcia graduale".
"Si può affrontare il nodo solo nella prospettiva
dell’estensione della area Ecopass oltre il centro cittadino –
scrive Michele Sacerdoti in un dibattito in tema su PartecipaMi –
secondo il dettato del referendum dello scorso giugno".
1500 posti di lavoro in più
Se il nodo è grosso lo sono anche i benefici potenziali.
L’associazione dei bar di Corso Buenos Aires ha stimato, nelle
prime domeniche pedonalizzate, incrementi di fatturato con punte
persino del 30%.
Non si tratta ovviamente di stime ancora affidabili. "Ma le
esperienze sia estere che milanesi di vie commerciali chiuse al
traffico ci dicono che cifre di questo genere sono plausibili. E se
generalizzate per tutto l’anno – dice Uguccioni - significherebbe
che i 5mila addetti commerciali del corso potrebbero crescere di
oltre un migliaio. Infatti riusciremmo ad evitare che la gente il
sabato e domenica vada negli outlet di Fidenza e altrove. Mantenendo
su Milano i compratori qualificati. Secondo. Anche in una zona
semiperiferica o semicentrale riusciremmo a essere come nel centro.
Trasformeremmo Corso Buenos Aires in una sorta di Corso Vittorio
Emanuele popolare. Dove le famiglie vengono qui e possono camminare
con il passeggino. Tavolini da tutti le parti, gente che fa
spettacolo….Come altre città europee, come Parigi o Londra, che
oggi hanno zone pedonali enormi. Poi c’è un terzo beneficio: la
maggiore attrazione verso i grandi marchi. Se infatti posso spalmare
un affitto di negozio da 200-300mila euro su trenta invece di 25
giorni posso investire di più su grandi punti vendita attrattivi.
Con un effetto positivo per tutto il corso".
Solo affari all’orizzonte? "L’asse Loreto-Venezia-San Babila
è oggi, dalle cifre del nostro ultimo censimento, il principale asse
di percorrenza dei ciclisti a Milano _ spiega Eugenio Galli,
presidente di Ciclobby _ mentre nel complesso della città quest’anno
gli spostamenti in bicicletta casa-lavoro sono aumentati di un 8%
record (da dieci anni) su Corso Buenos Aires si è raggiunto il 25%.
Sono dati eloquenti. Che confermano la nostra petizione, ignorata
dalla scorsa giunta, per una pista ciclabile lungo tutto il corso. E
non intendiamo mollare: anche nel 2012 porteremo avanti la nostra
battaglia. Non solo partecipando alle domeniche senza auto. Ma anche
mantenendo attivo il nostro obbiettivo della pista ciclabile e dei
posteggi su misura per le biciclette. La partita per noi è solo
cominciata".
Dai buoni propositi ai progetti concreti però la strada è lunga.
Specie con un Comune in evidente affanno finanziario. Finchè si
parla di domeniche a piedi (o persino di week-end) i costi sono tutto
sommato contenuti: vigilanza urbana per transennare le vie che
tagliano il corso (salvo i maggiori attraversamenti) e tasse di
occupazione del suolo pubblico (marciapiedi). E qui i promotori
propongono al comune l’uso di cooperative di volontari per le
transenne e uno sconto al 20% della tassa.
Ma è sul progetto più ambizioso, della pedonalizzazione permanente
che la cautela è d’obbligo a Palazzo Marino. Rifare la viabilità
su uno dei grandi assi della metropoli Milano non è infatti uno
scherzo. E l’uso della congestion charge ,appena varata, potrebbe
limitare, ma non certo eliminare il traffico. Eppure dal comitato
Venezia-Buenos Aires viene un’offerta: "Siamo pieni di gente
che dicono: organizziamo e paghiamo _ conclude Uguccioni _ Piazza
Lima chi l’ha rifatta, del resto? L’Hotel Galles, Ingegnoli e la
Banca Lombarda. Costò 550 milioni di nuovo arredo urbano. E in pochi
anni era nuova".
Giuseppe Caravita