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 DOVE STANNO ANDANDO I COMITATI PER MILANO?
Autore: Stefano 
Data:   13-03-12 05:15

Sono stato assente qualche tempo ed al mio ritorno ho sentito strani discorsi ed ho assistito a strani comportamenti. Sento dire che non bisogna discutere di politica e che il comitato si deve occupare esclusivamente delle quetioni che riguardano la zona.

Sembra che la zona sia diventata un'isola felice (infelice a seconda di come la vogliamo vedere), che non è toccata dagli argomenti generali della politica.

E' miopia perchè in questo modo ci autopriviamo della possibilità di diffondere una cultura nuova, non intervendo e non esprimendoci su argomenti che sono oggetto del dibattito generale e che contribuiscono alla creazione del modello di governo del futuro.

Il modello che sta emergendo è quello dei tecnici di destra sostenuti dalle frange di centro, che raccolgono magari il sostegno di qualche voto di sinistra, ma che per noi di sinistra sta diventando sempre più insopportabile ed inaccettabile.

Temo che la necessità di non discutere di politica generale sia legato al fatto che il PD è profondamente spaccato e che per evitare che le contraddizioni esplodano allora ci si astiene dalla discussione, ma forse è meglio se esplode adesso, invece che in prossimità di importanti eventi elettorali.

Loro si sono assunti la responsabilità di sostenere un governo di destra, promuovendo insieme a "Mari o Monti" politiche antipopolari di destra, e devotamente sostengono pubblicamente posizioni aberranti ed inaccettabili.

Quando l'audience è troppo alta ed è certamente schierata, come nelle trasmissioni di Santoro, allora preferiscono fare la figura di quelli che non hanno nulla da dire, ma il giorno dicono, ed allora se prima sulla TAV non dicevano nulla, poi diono che è inevitabile. Tanto per fare un esempio.

Credo che i presupposti ed il nostro disegno politico quando abbiamo iniziato la campagna per l'elezione di Pisapia e subito dopo sino alla due giorni alla camera del lavoro fossero di tutt'altra natura, credo che noi avessimo l'obiettivo di raccogliere le adesioni dei cittadini, di promuoverne le istanze e di diffondere al contempo una nuova cultura politica, basata sul dibattito e la partecipazione, indifferenti alle beghe interne del PD.

I Comitati sono nati per promuovere un disegno politico di unità della sinistra e per sostenere di conseguenza una giunta di sinistra, condizionando dal basso con l'appoggio dei cittadini il suo operato, sono nati per promuovere il dibattito politico spostando l'attenzione pubblica su argomenti più politici e meno populisti. Sono nati per cambiare la politica e per promuovere la democrazia partecipata.

Non sono nati invece per assistere passivamente allo sfascio della sinistra, quello sfascio che Bersani & C. stanno promuovendo ovunque e con tutti i mezzi.

Se il PD rischia la spaccatura se ne assuma la responsabilità ed esca dall'ambiguità, ma non è giusto che noi ci lasciamo condizionare in questo modo, perchè se ci sottraiamo agli impegni che avevamo assunto allora inevitabilmente il castello che volevamo costruire diventerà un castello di carta che crollerà al primo alito di vento e subito dopo fallirà anche il primo vero progetto di cambiamento della politica, la Giunta Pisapia.

Il Comitao non può diventare un circolo del Bridge, è un comitato politico con connotati ben precisi e chi aderisce deve accettare e promuovere le sue istanze, altrimenti esso non avrà più l'autorevolezza necessaria per proporsi e per parlare in nome di chi non rappresenta. Il Comitato non può essere passivo e non può essere oggetto di tentativi di egemonizzazione: I COMITATI SONO NATI PER PROMUOVERE L'UNITA DELLA SINISTRA E NON PER ALTRO.

Mi auguro che ci si renda conto velocemente dei rischi che si corrono e che si intervenga rapidamente, relegando magari ad altri momenti la discussione su argomenti di carattere particolare, come quelli trattati dai gruppi di lavoro, e promuovendo invece un ampio dibattito al suo interno su temi di carattere generale per poi ricercare il contatto con i cittadini e detrminando un cambiamento di direzione, diversamente si corre il rischio che si concretizzi e si accentui l'emorragia di risorse già in atto e che diversamente potrebbero contribuire alla sua crescita.

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Stefano 13-03-12 05:15 
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Beppe Caravita 13-03-12 10:48 
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