Autore: VINCENZO ROBUSTELLI
Data: 21-02-12 09:10
Starete seguendo le vicende rai sui contratti che prevedono la gravidanza come clausola di licenziamento.
Ma qualcuno si chiede cosa fanno il sindacato in Rai e i partiti politici pronti a stracciarsi le vesti per la libertà di informazione e poi girar la testa dall'altra parte quando diritti come quelli a una maternità vengono letteralmente calpestati?
A costoro interessa solo occupare i centri di potere e avere il corrispondente corrispettivo.
Sappiamo bene come tali licenziamenti sono all'ordine del giorno in tutti i posti di lavoro, ma questo non vuol dire che dobbiamo dimenticare gli enti pubblici.
Sto ancora aspettando (doveva essere pronto per fine Gennaio) la riduzione degli stipendi dei parlamentari, le compatibilità degli incarichi, ecc.
Qualcuno ha delle notizie?
So solo che dal primo di Gennaio la mia pensione non è stata rivalutata e che nuove tasse mi aspettano.
Ora finisco per non far piangere troppo la Fornero.
Mamma Rai manda a casa le mamme?
http://www.rassegna.it/articoli/2012/02/20/83770/mamma-rai-manda-a-casa-le-mamme
Il coordinamento dei giornalisti precari, "Errori di stampa", denuncia una "clausola di gravidanza" nei contratti di consulenza per la tv. Se si aspetta un bambino il contratto è sciolto. La Rai smentisce: mai mandato a casa nessuno
In Rai esiste una clausola di gravidanza? Secondo quanto denuncia il coordinamento dei giornalisti precari di Roma, “Errori di stampa”, sì. È prevista al punto 10 del contratto di consulenza che la televisione pubblica propone ai collaboratori esterni. La clausola - informa “Errori di stampa” - prevede la risoluzione del contratto se una giornalista, o programmista o consulente, dovesse rimanere incinta. In pratica il licenziamento, anche se non di una lavoratrice dipendente. Nel punto 10 del contratto, che il coordinamento pubblica in una foto sul suo sito la gravidanza sarebbe accomunata a “malattia, infortunio, causa di forza maggiore o altre cause di impedimento": tutte motivazioni per concludere il rapporto di lavoro con la collaboratrice.
“Errori di stampa” ha scritto al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, una lettera nella quale ricorda che “più della metà dei 1600 precari Rai sono giornalisti” e chiedono “di porre fine al proliferare di contratti 'ultraleggeri', di sostituirli con scritture piu” serie, realisticamente rispondenti alle mansioni del lavoratore. E di stralciare dal testo “la penosa clausola gravidanza” contenuta al punto 10 del contratto di consulenza”.
“Si tratta - spiega 'Errori di Stampa - di una clausola secondo cui se una donna rimane incinta la Rai potrà valutare l'incidenza della gravidanza sulla produttività della lavoratrice e, se questa ne risultasse compromessa, si riserva sostanzialmente di risolvere il contratto. In Rai, quindi - prosegue la lettera - non solo i giornalisti sono “consulenti”, pagati a cottimo e costretti a versare Inps o Enpals al posto dell'Inpgi. Ma hanno anche l'umiliazione di sapere che scegliere un figlio potrebbe implicare la rinuncia coatta al lavoro”.
La Rai smentisce
"La Rai conferma di essersi sempre scrupolosamente attenuta al rispetto delle norme a tutela della maternità. Non esiste quindi alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata'. E' quanto si legge in una nota di Viale Mazzini, diramata nel tardo pomeriggio in risposta alla denuncia dei giornalisti precari.
'Quanto ai contratti di lavoro autonomo -ai quali come noto non si applica lo Statuto dei Lavoratori né le relative tutele - la Rai precisa di non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale'. 'Ogni qualvolta si sia determinata l'esigenza di interrompere i contratti -si ripete su richiesta delle collaboratrici- Rai si è sempre adoperata per assicurare loro futuri impegni professionali al venir meno della ragione impeditiva pur senza aver alcun obbligo di legge al riguardo', conclude la nota.
Sulla vicenda è intervenuta anche Susanna Camusso. Secondo il segretario generale della Cgil, è “un contratto assolutamente illegittimo, perché considera causa di risoluzione del rapporto di lavoro la malattia, l'infortunio e la gravidanza”. “È del tutto evidente – prosegue il segretario generale della Cgil – che norme di questo tipo, non solo sono in contrasto con la legislazione vigente, ma non riservano il rispetto dovuto alle lavoratrici e ai lavoratori. Tutto ciò, inoltre, conferma come la Rai, insieme purtroppo a tante altre imprese italiane, faccia abuso di contratti atipici e di finti lavoratori autonomi”.
Perciò, “oltre a rivendicare la necessità che la Rai metta immediatamente fine a questa pratica, ne approfittiamo per rammentare l'urgenza del ripristino della legge contro le dimissioni in bianco. Fatti come questi, sono la palese dimostrazione di come non andrebbero mai cancellate le norme che tutelano i lavoratori contro le discriminazioni”, conclude Camusso.
aggiornato alle 19:30
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